Daniela Rondinelli - M5S Bruxelles
Daniela Rondinelli - da BRUXELLES

Carne sintetica? Dico No alla decisione dell’Europa

di DANIELA RONDINELLI – 2 milioni di euro alle multinazionali olandesi per lo sviluppo della carne sintetica da cellule in vitro.

Lo scorso ottobre ho presentato alla Commissione europea una interrogazione prioritaria per chiedere spiegazioni sul via libera al finanziamento pari a due milioni di euro – dal fondo ReactEu – alle multinazionali olandesi Mosa Meat e Nutreco, impegnate nello sviluppo della carne sintetica da cellule in vitro.

La risposta della Commissione europea è arrivata il 10 dicembre scorso, lasciandomi insoddisfatta. Ribadisco la mia netta contrarietà alla carne sintetica, perché rappresenta una minaccia per il made in Italy. Made in Italy che, proprio a livello europeo, deve difendersi già dal sounding, dalle imitazioni, dalle truffe e infine dalle contraffazioni.

Dalla PAC alla Strategia Farm to Fork, sto facendo di tutto per portare avanti battaglie in difesa dell’agroalimentare di qualità. E sono convinta che la carne sintetica non possa far parte della filiera europea e italiana.

Lo scopo ambientalista e animalista, che giustifica la produzione della carne sintetica, è solo uno specchietto per le allodole. La verità è che si tratta di una nuova forma di business. Una occasione davvero ghiotta per lobby e multinazionali.

Risposta insufficiente del commissario Wojciechowski

Carne sintetica, insoddisfacente la risposta del commissario Wojciechowski La risposta del commissario europeo all’Agricoltura e allo Sviluppo Rurale, il polacco Janusz Wojciechowski, è insoddisfacente. Per questo motivo, ho inviato una lettera alla Commissione con la quale spiego perché, a mio avviso, il finanziamento alle multinazionali olandesi per produrre carne sintetica è sbagliato.

Sbagliate sono le fondamenta giuridiche sulle quali si è retto l’ok del commissario. Che nella risposta ha sottolineato come il fondo ReactEu, destinato alla ripresa post Covid, possa essere utilizzato anche nella ricerca e nella innovazione. Per il commissario Wojciechowski, infatti, la produzione della carne in laboratorio – che al momento non ha mercato – favorirà la transizione verde limitando l’impatto ambientale degli allevamenti e della macellazione degli animali, e la carne in vitro è concepita come un valido strumento per ridurre le emissioni di gas serra. Non solo anidride carbonica ma anche, e soprattutto, azoto.

Un finanziamento sbagliato

Il programma ReactEu è collegato al Next Generation Eu, come tale è destinato ai progetti che promuovono le capacità di ripresa dalla crisi pandemica. I privati, comprese le aziende, possono accedere al fondo qualora dimostrino di avere subìto danni economici a causa dell’emergenza sanitaria. Anche gli agricoltori hanno il diritto di chiedere e ottenere le risorse europee del ReactEu.

Cosa c’entrano con la crisi Covid due multinazionali, come la Mosa Meat e la Nutreco, impegnate nella produzione di carne sintetica ancora in fase di sperimentazione? Peraltro una sperimentazione di cui non sono certi gli esiti? Quali sono poi i criteri di urgenza e di necessità che giustificano questo finanziamento, visto che il fondo React Eu è vincolato da questi due requisiti?

Queste sono solo due delle numerose obiezioni che ho presentato alla Commissione per smontare pezzo dopo pezzo la risposta di Wojciechowski.

Le due multinazionali olandesi infatti non possono essere qualificate come “agricoltori attivi”. Inoltre, concesso questo finanziamento non è chiaro a quali meccanismi di controllo sono sottoposte la Mosa Meat e la Nutreco.

Il principio di precauzione

Come ho raccontato nella newsletter n°10, la produzione di carne sintetica non è mai stata inserita in quei testi legislativi che orientano le scelte dell’Unione europea verso la transizione ecologica. Né la PAC né la Strategia dal produttore al consumatore né infine il Green Deal richiamano alla carne sintetica. Inoltre, non esistono studi sugli effetti a lungo termine sull’organismo umano. Insomma, l’Unione europea è sempre stata molto prudente in agricoltura e l’ok della Commissione ha generato un enorme paradosso che io credo non vada sottovalutato.

Non convince la posizione del commissario che ha liquidato la nostra interrogazione parlando di esigenze di sostenibilità ambientale – non credibili – e che il finanziamento permetterà all’UE di comprendere meglio vantaggi a svantaggi delle proteine sostenibili. Nella prospettiva di una futura ed eventuale loro produzione e commercializzazione.

Manca una valutazione di impatto ex ante su aspetti etici, economici, sociali e occupazionali – per non parlare delle ricadute sui territori -. Tale valutazione, a differenza di quel che afferma il commissario polacco, non può essere delegata proprio a quelle aziende che fanno ricerca beneficiando dei fondi europei, in un palese conflitto di interessi.

Infine, la Commissione non ha portato avanti alcun sondaggio pubblico o inchiesta tra i cittadini o i rappresentanti del mondo produttivo per capire quale fosse la loro posizione su questo tipo di produzione. Né, aspetto ancor più grave, si è preoccupata di portare il tema in discussione al Parlamento, luogo deputato prima di ogni altro a discutere temi sensibili, come questo.

Cresce la ricerca per prodotti alternativi

La mia contrarietà alla carne sintetica non significa che non sono favorevole alla innovazione in agricoltura. Anzi, sono convinta che sia fondamentale per affrontare le sfide che attendono il settore, prima fra tutte, la necessità di garantire accesso al cibo sano e di qualità per tutti. Non credo che la carne sintetica possa essere la soluzione. Tanto più che potrebbe compromettere la qualità della filiera agroalimentare europea e italiana e quindi l’alimentazione di milioni di persone.

Intanto, però, il mercato dei prodotti alternativi alla carne si sta espandendo. Su 800 aziende censite in tutto il mondo, il 90 per cento sta lavorando proprio sulle cellule in vitro.

I dati del Good Food Institute

I dati resi noti dal Good Food Institute, organizzazione no-profit che promuove alternative vegetali e cellulari ai prodotti animali, mostrano come in soli due anni – dal 2017 al 2018 – gli investimenti in aziende che studiano prodotti alternativi alla carne, al latte e alle uova hanno raggiunto quota 14 miliardi di dollari. In particolare, quelli per la carne coltivata in laboratorio hanno superato i 150 milioni di dollari tra il 2015 e il novembre del 2019.

Il netto no dei consumatori italiani

I consumatori però non sembrano affatto intenzionati a sostituire la carne ottenuta dall’allevamento naturale con quella prodotta artificialmente. In Italia, ad esempio, la carne è un alimento molto importante. Il 96% della popolazione la mangia con una frequenza media di consumo di 2,7 volte a settimana. Convinta, peraltro, che la giusta quantità di carne, bianca e rossa, sia una componente fondamentale della buona dieta.

Se si parla di carne artificiale più di 1 persona su 3 pensa che sia più rischiosa per la salute (35%) rispetto alla carne animale. E che avrà conseguenze negative impreviste sulla salute umana. Il 95% degli italiani boccia totalmente la carne sintetica. Affermando che non mangerebbe mai una bistecca fatta in laboratorio da cellule staminali prelevate ad esempio dal muscolo di un bovino, rompendo così il legame con la naturalità del cibo. Proprio gli italiani da anni sono molto attenti alla qualità della carne da allevamento.

Un sondaggio del 2018 condotto da Ixè per conto di Coldiretti mostra come il 45% degli italiani privilegia quella proveniente da allevamenti nazionali, il 29% sceglie carni locali e il 20% quella con marchio Dop, Igp o con altre certificazioni di origine.

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