Carnevale di Viareggio
COMMENTI E CULTURA, LA CULTURA

Carnevale di Viareggio, 148 anni interrotti… in attesa di ripartire

di TOMMASO LUCCHESI – Il Carnevale di Viareggio stoppato dalla pandemia, vi furono altre interruzioni forzate nella sua storia centenaria.

Un’annata ancora tutta da scrivere e non solo per quanto riguarda la manifestazione carnevalesca. L’edizione che si appresta virtualmente a chiudere i battenti con il fatidico giorno di martedì grasso deve in realtà ancora accendere il motore in vista di un settembre difficilmente pronosticabile. Con l’auspicio di rivedere sfilare sui viali a mare le grandi macchine di carta e ferro che tanto hanno fatto sognare generazioni su generazioni, ripercorriamo brevemente in sette date la storia della manifestazione con un viaggio nel passato sempre utile per capire limiti e pregi, vecchi e nuovi obiettivi di una realtà culturale e commerciale tutta nostrana posta davanti a una sfida storica.

1873

Una delle prime carrozze a sfilare in via Regia tra fine Ottocento e inizio Novecento

L’inizio di tutto… perlomeno secondo la cronaca ufficiale tramandata a partire dagli anni ’20. Una data ritenuta convenzionalmente il nastro di partenza del Carnevale di Viareggio intessuta e amplificata grazie alla leggenda di un manipolo di giovani rampolli lucchesi che, desiderosi di far festa in un freddo martedì grasso, scesero baldanzosi verso il mare con carrozze agghindate e in sella a cavalli con lustrini. Recenti scoperte hanno rivelato in realtà la natura organica e pianificata dell’edizione del 1873 con tanto di manifesto dei festeggiamenti che annunciava orari e luoghi di ritrovo per partecipare a veglioni e celebrazioni carnascialesche. Niente improvvisate, niente colpi di genio dal nulla, niente estemporaneità per una festa che ha fatto sempre della sua organizzazione una caratteristica pregnante fin dagli albori. Logico pensare che ci siano state esperienze di natura meno programmatica ben prima di quella data ma il 1873 ha permesso di dare corpo, biografia e memoria a una serie di sfilate di carrozze e carri trionfali che risultavano privi di un ordine di continuità. Una sorta di preistoria del Carnevale che contraddistinse la Belle Epoche di Viareggio e che andò a inserirsi perfettamente in un’idea di divertissement di massa per alti borghesi, poveri popolani e aristocratici decaduti. E’ “nata” Viareggio.

1921

1921: inizia l’epopea del vero Carnevale con il Tonin di Burio

La vera nascita del Carnevale di Viareggio nel significato più completo del termine: non più carrozze ornamentate ma vere costruzioni animate dai figuranti, la musica che diventa protagonista con la prima banda a bordo di un carro e la prima canzone ufficiale, la rivista numero uno del Carnevale che ne diverrà il fedele rotocalco attivo ancora oggi, una costruzione storica per tema, realizzazione ed entusiasmo (“Nozze d’oro di Tonin di Burio” di Giuseppe Giorgi), pochi anni dopo l’esplosione della carta a calco come materia prima per i mascheroni, ma soprattutto un anno zero per l’evoluzione della festa viareggina in kermesse capace di portare in città turisti, giornalisti e personaggi dello spettacolo e produrre una straordinaria promozione per il territorio con lo sguardo all’estate. Il Carnevale, pur non abbandonando la sua origine di festa popolare “fatta dalla gente”, cominciava così a capirsi e a disegnarsi come un ricco e potenziale serbatoio che le amministrazioni di allora riuscirono ad implementare in maniera brillante. Sono gli anni del regime fascista in Italia ma Viareggio rispose con l’ingegnosità che caratterizza i toscani e che rese un Carnevale provinciale una macchina di caratura internazionale con numeri superiori a Nizza e Basilea. Viareggio è diventata grande.

1946

Un carro costruito sotto le logge del mercato nel 1946

Gli orrori della seconda guerra mondiale portavano con sè milioni di caduti e una devastazione con danni spesso irreparabili. L’Europa ancora grondava di un sangue ingiusto ma lo spirito d’iniziativa dei viareggini del 1945 permise in una manciata di settimane di allestire un Carnevale semplice ma intenso come simbolo di una rinascita forse più morale che materiale. L’Italia e il mondo andavano ricostruiti partendo da quel buono che neanche i bombardamenti avevano distrutto. La fiducia nell’umanità, brutalizzata, calpestata e irrisa negli anni del conflitto e dell’ancora inimmaginabile eccidio nazista, stava alla base del desiderio di rallegrare gli animi dei sopravvissuti e divenne il carburante che stimolò i costruttori viareggini a realizzare le loro opere nei posti più disparati pur di poter dare un briciolo di speranza a coloro che avevano ancora la morte negli occhi. Il 1946 fu un Carnevale realmente popolare e voluto dalla cittadinanza che accorse numerosa alle sfilate e che permise la ripresa degli eventi con un pizzico di ottimismo in più. Viareggio è tornata a vivere.

1960

Il disastro del 29 giugno 1960. Carnevale muore…

Gli anni della fantasia disimpegnata al potere lasciano il passo a un decennio in cui è l’attualità politica a farla da padrona con il carrista che diventa cronista e commentatore a suo modo di una società divisa non soltanto in blocchi ideologici. Il boom economico che travolge l’Italia tra la fine dei ’50 e l’alba dei ’60 sollecita una modernizzazione che coinvolge anche il Carnevale che si scopre capace di parlare di tutto trattando con il sagace filtro dell’allegoria anche i temi più seri senza tradire la sua intenzione giocosa. Il 29 giugno 1960 Burlamacco però, che aveva passato presso che indenne gli anni della guerra, si rivela vulnerabile nelle sue fondamenta con la sua “casa” naturale costituita dai baracconi collocati tra via Cairoli e via Machiavelli trasformata in cenere nel giro di poche ore. Un violento incendio colposo privava la città della sua fabbrica delle meraviglie ma il fantasma di una triste fine del Carnevale mutò in pochi mesi nella voglia di risorgere e ripartire ancora una volta: nella strada intitolata all’esploratore Marco Polo che iniziava dalla ferrovia e sconfinava nella pineta vennero edificati 8 nuovi hangar, inaugurati insieme al Carnevale 1961 tra lo stupore dei giornali italiani. Viareggio è risorta.

1973

Il carro del centenario. …viva Carnevale!

Il Carnevale è ormai un’industria consacrata dalla stampa, dalla televisione, dal cinema e dai numeri vertiginosi che riesce a fare ogni anno, tanto da far approvare per tre anni un “Carnevale aperto” (cioè a ingresso gratuito) che si rivela deleterio e troppo eccessivo per le generose – ma non infinite – casse comunali. Nel 1973 il Carnevale, a rigor di calendario canonico, compie 100 anni e Viareggio si agghinda a festa esortando i maestri costruttori a produrre il meglio dalle loro mani per onorare l’importante anniversario. E’ un’annata che vive di costruzioni memorabili in ogni categoria ma l’opera che senza dubbio identifica quella edizione è il carro fuori concorso “Guerra e pace” (ovvero “La Bomba”) ideato da Arnaldo Galli e realizzato grazie anche all’ingegno del fratello carpentiere Giorgio. Un’esplosione deflagrante di colore e movimento con meravigliosi pagliacci rotanti all’interno dei cinque cerchi olimpici con tutt’attorno uno sprigionio vorticoso di stelle filanti, maschere e coriandoli che rese la visione della costruzione un’esperienza per quei tempi sensazionale. Emozione, divertimento e critica sociale sono ormai le peculiarità che rendono il Carnevale di Viareggio un’eccellenza italiana alla quale inizia ad affiancarsi il “secondo carnevale d’Italia”: il mondo scatenato e folle dei rioni viareggini con una nota a parte per il Carnevaldarsena che, proprio negli anni ’70, comincia a muovere i suoi primi passi. Viareggio è ormai matura.

2002

Gli anni ’80 vivono sull’onda di una insperata lotteria del Carnevale che, grazie al lavoro del senatore e poi sindaco Paolo Barsacchi, porta guadagni e pubblicità nazionale a tutta la manifestazione che vive la sua “golden age”. Folle oceaniche, incassi più che considerevoli, molti giovani debuttanti, politici che interagiscono con i loro sosia in cartapesta, trasmissioni e festival interamente dedicati a Burlamacco, gli organi amministrativi del Carnevale che diventano Fondazione e la possibilità concreta di costruire nuovi spazi per una festa che ha assunto uno spessore internazionale e che merita di avere una sua città nella città… quasi una “cittadella”. Gli introiti delle scenografie di Italia ’90 sono il calcestruzzo alla base del sogno che però, per i più svariati motivi, stenta a decollare. Il decennio che chiude il ‘900 è ricco di avvenimenti chiaroscurali, tra l’autogestione dei carristi al commissariamento della Fondazione, dal tragico Carnevale estivo in Darsena al corso alla rovescia, ma che conducono diretti al 1999, anno della prima posa della costruenda piazza Burlamacco con affacciati i nuovi hangar. Il trasloco da via Polo alla Cittadella di via Santa Maria Goretti avviene il 26 settembre 2001 tra lacrime di nostalgie e sorrisi di speranza. Inizia una nuova epoca con lo splendido Carnevale 2002. Viareggio è nel Terzo Millennio.

2021

Un abbraccio che speriamo si ripeta presto

Chiudiamo la rassegna con un Carnevale… che ancora non c’è. Il 2020 ha sancito forzatamente una cesura con tutto quanto pensavamo, facevamo e credevamo prima. Il coronavirus oltre ai molti nostri cari ci ha portato via la possibilità di riunirsi, far festa, stare insieme, abbracciarsi e fare il Carnevale. Quello che si svolgerà tra settembre e ottobre 2021 sarà un’edizione completamente diversa dalle altre con pubblico contingentato, probabile distanziamento sociale e mascherina ancora bene in vista e un ridimensionamento sensibile delle festività collaterali se non la loro soppressione (con i rioni al centro della questione). Quello che, speriamo, dovrà rimanere inalterato sarà lo spirito genuino, la voglia fanciullesca di essere sè stessi e l’inesauribile ottimismo di tante persone che hanno fatto e continueranno a fare grande una realtà unica ed irripetibile come il Carnevale di Viareggio. Una festa come questa è semplicemente incompatibile con il momento che stiamo vivendo ma la sua forza sarà nel rivelarsi pronta per uscire in piedi ancora una volta dalle difficoltà che la vita riserva. Viareggio è pronta per tornare a vivere.