IN ITALIA, VERONA - di Giovanni Villani

Cattolica Assicurazioni è diventata spa

di GIOVANNI VILLANI – Dal 1° aprile Cattolica Assicurazioni è diventata finalmente spa. La trasformazione era stata già decisa da mesi (il luglio 2020) e come presupposto dall’intervento di Generali nella ricapitalizzazione da 500 milioni di euro – vedi richieste dall’Ivass.

Dopo 125 anni da cooperativa, la compagnia ha dunque compiuto un passo decisivo in avanti e ora anche Generali può salire fino al 30% di partecipazione.

La convocazione dell’assemblea dei soci è stata fissata al prossimo 14 maggio dal vecchio cda presieduto da Paolo Bedoni, – ha approvato nel contempo l’esercizio 2020, la nomina del nuovo cda formato da 15 consiglieri, compresi i membri del Comitato per il Controllo sulla gestione, che come il cda rimarranno in carica tre anni fino al 2023.

La nuova assemblea sarà chiamata ad eleggere il nuovo consiglio di amministrazione, dove per la prima volta conteranno le azioni e non le teste. Le liste che il cda uscente sta predisponendo con l’advisor Spencer Stuart dovrebbe confermare il solo amministratore delegato Carlo Ferraresi e i tre consiglieri espressi da Generali, per assecondare così le richieste espresse da Ivass, di un radicale rinnovamento.

Nel frattempo Generali continua a sondare la Consob per avere certezze sulle sue possibilità di movimento nel capitale di Cattolica, senza incorrere nell’obbligo di un’opa. L’Autority, in risposta a due quesiti di Generali, ha chiarito che il gruppo triestino potrà salire, con acquisti sul mercato o nell’ambito dell’aumento da 200 milioni del capitale sociale, fino al 30% dei diritti di voto dopo aver superato la soglia del 25% per effetto dell’acquisto, da parte di Cattolica, delle azioni oggetto del recesso che hanno aumentato a circa il 27% il peso in assemblea di Generali, a fronte di una quota del 23,67%.

“Un discorso diverso – ha precisato però la Consob – è quello dell’effetto di tati acquisti sulle esenzioni che dovessero essere applicabili successivamente ad essi, con riferimento a operazioni già deliberate”. Determinante quindi la vendita (imposta dal controllo operato da Ivass) delle azioni proprie di Cattolica, di circa il 12%, che dovranno essere acquisite da nuovi azionisti. Il banchiere Enrico Marchi (Banca Finint) presidente di Save, che aveva dichiarato l’interesse a creare una cordata di imprenditori veneti per rilevare la maggioranza di questo pacchetto azionario, sembra aver fatto un passo indietro, rinviando la decisione.

Rimarrebbero quindi in corsa gli imprenditori veneti di Plavisgas, reduci dalla lauta plusvalenza generata dall’investimento in Ascopiave, che lo scorso 14 gennaio avevano mostrato l’interesse a Cattolica da 200 milioni di euro, il pacchetto di azioni proprie del portafoglio della compagnia. Ma potrebbero esserci altri soggetti investitori interessati a dar voce a realtà sociali o religiose, non più attraverso la forma cooperativa, ma nella nuova società per azioni.