La Certosa di Farneta
LA CULTURA, LUCCA - di Paolo Pescucci

Certosa di Farneta, mistero e Tragedia

di PAOLO PESCUCCI (VIDEO) – All’alba del 6 settembre le SS divisero i prigionieri, i più giovani furono deportati, poi il massacro.

Dopo il recente video sulla Certosa di Farneta, l’associazione Lucca Curiosa torna a parlarne in relazione ai fatti che ne segnarono il recente passato. Abbiamo scelto di farlo uscire i primi di settembre proprio in commemorazione dell’evento più tragico.

Il video inizia con il mistero che si collega alla possibile presenza in certosa del fisico Majorana. Uno dei ragazzi di via Panisperna, uno dei colleghi di Fermi, una delle punte della fisica nucleare, misteriosamente scomparso nel 1938, secondo alcuni presente nella certosa di Farneta e poi emigrato in Argentina. Ma la tragedia che segnò in modo indelebile la storia della certosa iniziò nella notte tra l’1 e il 2 settembre 1944, quando con l’inganno un sergente delle SS si fece aprire il portone, immediatamente seguito da altre decine di SS che sorpresero i certosini mentre si recavano in chiesa per l’ufficio notturno.

Nel 1944, rompendo la regola della clausura i certosini della Farneta avevano ospitato nei locali della certosa tanti esuli “fratelli in Cristo”. Questo suscitò le ire degli occupanti tedeschi. Nella notte vennero rastrellati tutti i presenti nella certosa, fecero togliere gli abiti religiosi ai certosini, minacciandoli di morte. Poi i prigionieri vennero portati con tre autocarri in un frantoio a Nocchi di Camaiore, dove tutti i prigionieri della Certosa vennero rinchiusi. Nei 4 giorni di prigionia dovettero subire varie angherie e il prelevamento di molti di loro per tristi fucilazioni di rappresaglia, quella con più vittime a Pioppeti, quando furono uccise ben 35 persone, una ventina delle quali provenienti dalla Certosa.

All’alba del 6 settembre le SS divisero i prigionieri. I più giovani e validi furono deportati in Germania. Una quindicina di padri certosini venne trasferito al castello Malaspina a Massa. Durante il trasferimento, il priore Martino Binz e il vescovo venezuelano Bernardo Montes de Oca, considerati i responsabili del gruppo, alle pendici del Montemagno, furono fucilati i loro corpi furono cosparsi di benzina e dati alle fiamme per poi essere coperti da un po’ di terra. Il resto del gruppo raggiunse il castello Malaspina, ma nei giorni successivi altri 10 certosini e numerosi altri prigionieri furono mitragliati due – tre per volta nell’ambito di quella operazione di eliminazione dei prigionieri voluta dai tedeschi in ritirata, denominata strage delle Fosse del Frigido, che ebbe luogo tra 10 e 16 settembre 1944. Oggi una lapide sul muro esterno della certosa e cerimonie di commemorazione ricordano questa tragedia. Queste stragi ripetute, senza giustificazione siano un monito per respingere certe bestialità umane.