Fiat_Jennifer Clark_L'ultima dinastia_Coccodrilli e smemorati

Chi fece fuggire la Fiat dall’Italia?

di ALDO BELLI (seconda puntata). Chi e come ha portato la Fiat fuori dall’Italia. ‘L’ultima dinastia’, il libro dell’americana Jennifer Clark.

Nel 2006 la Fiat era tornata in utile e nel 2007 aveva lanciato la nuova versione della 500. La lunga ricostruzione della giornalista americana Jennifer Clark non sarà inedita, ma inedito diventa anche ciò che già è noto e finisce dimenticato.

L’epilogo della Fabbrica Italiana Automobili Torino nata nel 1899 è uno specchio dell’Italia, come lo è sempre stata, nel bene e nel male.

La prima avvisaglia della tempesta incombente” arrivò quando la domanda americana nel settore auto era crollata. Quel giorno Marchionne fu lapidario: “La Fiat deve cambiare radicalmente la sua strategia di alleanze. Se vogliamo sopravvivere abbiamo bisogno di un nuovo partner”. Nella settimana successiva l’AD della Fiat e John Elkann esaminarono i potenziali partner, Honda, Peugeot, Ford, Chrysler, BMW. “La crisi intanto crebbe e si trasformò nella peggiore recessione dagli anni Trenta del Novecento. Verso la fine dell’anno, i governi di Stati Uniti, Francia e Germania intervennero per sostenere le rispettive industrie automobilistiche, il che significava per la casa torinese minore forza negoziale con i potenziali partner in quei Paesi. L’Italia non fece altrettanto, con il risultato che la Fiat dovette trovare una soluzione sul mercato”.

La Fiat nel 2010 significava che “le fabbriche italiane erano circa la metà delle 121 in tutto il mondo e i dipendenti ammontavano a 81.353, ovvero il 40%, dei 199.994 totali”. Nella fabbrica di Pomigliano d’Arco nel 2009, 5.000 operai avevano prodotto 38.000 auto, la fabbrica stava utilizzando solo il 20% della sua capacità produttiva. Così, Marchionne nel 2011 “propose ai sindacati un investimento di 700 milioni di euro per spostare la produzione della Panda dalla Polonia a Pomigliano, a patto che venissero completate 250.000 auto all’anno”: le nuove condizioni contrattuali erano severe, “aumentare a diciotto i turni di lavoro settimanali, lavorare il sabato, ridurre le pause da 40 a 30 minuti, garantire 120 ore di straordinario se la domanda l’avesse richiesto, l’impegno scritto a non indire scioperi che avrebbero compromesso la produzione, la punizione per l’assenteismo”.

Non erano più i tempi di Luciano Lama alla guida della CGIL, il segretario nazionale della FIOM Maurizio Landini disse che si trattava di un “ricatto” e la segretaria nazionale della CGIL Susanna Camusso definì Marchionne “antidemocratico, illiberale e autoritario”. Gli operai delle tre fabbriche italiane – Pomigliano, Mirafiori e Melfi, però la pensarono diversamente: la maggioranza degli operai con un referendum accettò le nuove condizioni.

Mentre i governi francese e tedesco scendevano in campo per salvare il proprio settore automobilistico e quelli statunitense e canadese concedevano 7,6 miliardi di dollari di prestiti alla Chrysler Group LLC, restituiti fino all’ultimo penny, il Governo italiano non c’era o dove c’era solo per fare regalie. Monti dal 2011 al 2013, Letta, Renzi Gentiloni dal 2013 al 2018, poi arriveranno i Governo Conte I e II.

La Fiat trasferisce prima il proprio baricentro in Gran Bretagna e poi emigra negli Stati Uniti. In compenso, da ottobre 2016 a gennaio 2024 vengono versati, prima a FCA e poi a Stellantis, aiuti per 100 milioni di euro e in nove anni fra cassa integrazione, agevolazioni per assunzioni e contratti di espansione, le casse dello Stato italiano sborsa a fondo perduto circa 887 milioni di euro.

Coccodrilli e smemorati, appunto. Le doti eccelse di un Paese, l’Italia, nel quale tutto è possibile e nessuno paga mai personalmente le proprie responsabilità. Anzi, continua pure a fare il primo della classe dagli augusti banchi del Parlamento e del Governo. Senza più distinzioni, ahimè, nel bene e nel male, tra destra e sinistra. La Fiat se ne va e gli italiani continuano a pagare con le proprie tasche.


La prima puntata: Fiat. Coccodrilli e smemorati

Jennifer Clark "L'ultima dinastia" edizioni Solferino
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