di GORDIANO LUPI – Un thriller politico italiano, Ferdinando Cito Filomarino (1986) regista milanese allievo di Luca Guadagnino.
Ferdinando Cito Filomarino (1986) è un regista milanese, allievo di Luca Guadagnino – produttore dei suoi film -, ha lavorato con lui come regista della seconda unità in A Bigger Splash, Chiamami col tuo nome, Suspiria.
La sua carriera si riassume in alcuni corti (Diarchy, il più premiato, con Scamarcio e Rohrwacher) e due lungometraggi (Antonia sulla vita della poetessa Pozzi e Beckett). Beckett è il primo film diretto da Filomarino recitato in lingua inglese, di questo lavoro ha scritto pure il soggetto, avvalendosi della sceneggiatura originale di Kevin Rice.
Cast quasi interamente nordamericano, protagonista assoluto John David Washington nei panni dell’uomo braccato da polizia, servizi segreti e criminali comuni per essersi trovato nel posto sbagliato al momento sbagliato.
Il film è ambientato molto bene in una Grecia montuosa e nella città metropolitana di Atene, con una fotografia cupa e spettrale (Mukdiphrom), oltre a un’attenzione certosina ai particolari della vita di provincia. Ottima la ricostruzione scenografica delle proteste di piazza contro la politica di austerità decisa dal governo, ben fatte le scene di azione, dal terribile incidente stradale dove perde la vita la fidanzata del ragazzo ai momenti ad alta tensione caratteristici del cinema thriller.
Beckett (dal nome del personaggio principale) è un film on the road, una fuga continua del protagonista – con ogni mezzo possibile – verso Atene e il miraggio della salvezza all’interno dell’ambasciata americana, mentre tutti lo braccano, dalla polizia ai delinquenti che hanno rapito il figlio d’un politico.
Il montaggio di Walter Fasano avrebbe potuto essere più sincopato, spesso si risente di un’eccessiva lunghezza di alcune sequenze e i 108 minuti di pellicola non sembrano tutti necessari. Alcune scene sono altamente spettacolari, realizzate con effetti speciali mirabolanti (Cefaly e Saviotti), tra tutte il salto di Beckett da un costone di roccia verso un albero e – nel finale – lo stesso protagonista che ferma l’auto in corsa di un poliziotto corrotto gettandosi da un cornicione.
Il film compie una profonda analisi del senso di colpa del protagonista, spinto ad azioni coraggiose e spericolate perché non ha più alcuna considerazione della propria vita, dopo aver ucciso la fidanzata per essersi addormentato alla guida dell’auto.
Filomarino è un regista dotato, capace di convulse soggettive e intensi primi piani, riesce a passare da un film sulla vita di una poetessa suicida a un thriller politico ambientato in una Grecia ripresa con realismo. Presentato al Locarno Film Festival (apertura), distribuito da Netflix, adesso reperibile su Rai Movie e su Rai Play. Il titolo in lavorazione era Born to Be Murdered. Riprese ad Atene, aprile 2019. Un buon thriller che si segue volentieri, perdonando alcune incongruenze di troppo.
Regia: Ferdinando Cito Filomarino. Soggetto: Ferdinando Cito Filomarino. Sceneggiatura: Kevin Rice. Fotografia: Sayomphu Mukdiphrom. Montaggio: Walter Fasano. Musica: Ryuichi Sakamoto. Scenografia: Elliott Hostetter. Costumi: Giulia Piersanti. Effetti Speciali: Virginia Cefaly, Luca Saviotti. Produttori: Luca Guadagnino, Marco Morabito, Francesco Melzi d’Eril, Gabriele Moratti. Case di Produzione: Frenesy Film, MeMo Films, Rai Cinema, RT Features, Wise Pictures. Distribuzione (Italia): Netflix. Lingua Originale: Inglese, Greco. Paesi di Produzione: Italia, Brasile, 2021. Genere: Thriller. Durata: 108’. Interpreti: John David Washington (Beckett), Boyd Holbrook (Stephen Tynan), Vicky Krieps (Lena), Alicia Vikander (April), Michael Stuhlbarg (padre di April), Panos Koronis (agente Xenakis), Lena Kitsopoulou (rapitrice), Maria Votti (Eleni), Marc Marder (agente Majessy), Yorgos Pirpassopoulos (Karras).
Gordiano Lupi (Piombino, 1960) è il Direttore Editoriale delle Edizioni Il Foglio, ha collaborato per sette anni con La Stampa di Torino. Traduttore di autori cubani tra i quali Alejandro Torreguitart Ruiz, ha pubblicato numerosi libri su Cuba. Nella sua ampia saggistica sul cinema ha scritto su Fellini, Avati, Joe D’Amato, Lenzi, Brass, Cozzi, Deodato, Di Leo, Mattei, Gloria Guida, sulla storia del cinema horror italiano e della commedia sexy. Tre volte presentato al Premio Strega per la narrativa.
