di GORDIANO LUPI – Un gran bel film che mettere il dito nella piaga di superstizione e divisione in caste, il posto di un sentimento come l’amicizia che lega due ragazzi per tutta la vita.
Un gran bel film indiano contro il razzismo, per mettere il dito nella piaga di superstizione e divisione in caste, utile per dare il giusto posto a un sentimento come l’amicizia che lega due ragazzi per tutta la vita. Shoaib è un musulmano (gruppo religioso emarginato in India), mentre Chandan è un dalit (casta diseredata), sono amici d’infanzia, vivono in un piccolo villaggio del Nord India e sognano il riscatto sociale grazie a un concorso in polizia.
Il film racconta la loro amicizia che subisce una frattura proprio per colpa del concorso e la successiva riconciliazione quando si trovano a lavorare insieme in una grande fabbrica. Tra le mille difficoltà di una vita complicata arriva anche la pandemia da Covid che conduce a un drammatico finale. Produce Dharma con l’aiuto di Martin Scorsese e della francese Mélita Toscan. Riprese nel 2024, nella zona di Bhopal, Stato del Madhya Pradesh. Un film che fa largo uso di comparse e che ricostruisce la vita nelle campagne indiane – tra superstizione ed emarginazione – ma anche l’esistenza caotica di centri cittadini affollatissimi. ù
Fotografia campestre di Pratik Shah che mette in evidenza un’India bruciata dal sole, burrasche piovose, larghi spazi contadini, tramonti stupendi, fiumi che scorrono dietro catapecchie cadenti e lussureggianti pianure. Homebound può voler dire sia costretto (bloccato) in casa, sia diretto a casa (sulla via del ritorno), ma anche viaggio verso casa. Nel nostro caso vanno bene tutti i significati, perché si parte dalla costrizione casalinga dovuta al Covid e si arriva al lungo esodo per fare ritorno a casa da parte dei due amici, con l’epilogo drammatico che rappresenta la parte più intensa del film.
Regia accorta e buona direzione di attori da parte di Ghaywan, che gira una sceneggiatura teatrale (tra campi e controcampi) ricca di dialoghi, curata dal regista con la collaborazione di Sumit Roy. Il montaggio di Nitin Baid è compassato, ma i 119’ di pellicola sono fondamentali per far appassionare lo spettatore alla vicenda dei due ragazzi e per capire un’intensa amicizia. La storia è ispirata da un fatto realmente accaduto, il soggetto (romanzato) proviene da un editoriale di Basharat Peer comparso sulla stampa indiana che raccontava la storia di due operai migranti rimasti bloccati a Surat per via delle restrizioni causate dal Covid.
Accolto molto bene al Festival di Cannes nella sezione Un Certain Regard (standing ovation di 9 minuti), ha partecipato al Festival del Cinema Indiano e al Toronto International Festival. Candidato all’Oscar per il miglior film internazionale. In Italia va in sala grazie ai circuiti Fice dal 26 marzo 2026, distribuito da Wanted Cinema. Visto in provincia grazie al cinema Astra di Follonica che ha in cartellone un buon ciclo definibile come “giovedì d’autore”. Da non perdere.
Regia: Neeraj Ghaywan. Soggetto: Basharat Peer (autore del’articolo). Sceneggiatura: Neeraj Ghaywan, Sumit Roy. Fotografia: Pratik Shah. Montaggio: Nitin Baid. Musiche: Naren Chandravarkar, Benedict Taylor. Scenografia: Khyatee Mohan Kanchan. Costumi: Rohit Chaturvedi. Produttori: Karan Johar, Adar Poonawalla, Apoorva Mehta, Somen Mishra. Produttori Esecutivi: Martin Scorsese, Pravin Khairnar, Sanju. Casa di Produzione: Dharma Productions. Distribuzione (Italia): Wanted Cinema. Lingua Originale: Hindi. Paese di Produzione: India, 2025. Titolo Originale: Homebound. Durata: 119’. Genere: Drammatico. Interpreti: Ishaan Khatter (Mohammed Shoaib Ali), Vishal Jethwa (Chandan Kumar Valmiki), Janhvi Kapoor (Sudha Bharti), Harshika Parmar (Vaishali, sorella di Chandan), Shalini Vatsa (Phool, madre di Chandan), Chandan K Anand (Haroon Nawaz), Vijay Vikram Singh (il capo di Shoaib).
Gordiano Lupi (Piombino, 1960) è il Direttore Editoriale delle Edizioni Il Foglio, ha collaborato per sette anni con La Stampa di Torino. Traduttore di autori cubani tra i quali Alejandro Torreguitart Ruiz, ha pubblicato numerosi libri su Cuba. Nella sua ampia saggistica sul cinema ha scritto su Fellini, Avati, Joe D’Amato, Lenzi, Brass, Cozzi, Deodato, Di Leo, Mattei, Gloria Guida, sulla storia del cinema horror italiano e della commedia sexy. Tre volte presentato al Premio Strega per la narrativa.
