Cinema Tips. 10 CLOVERFIELD LANE.

Benvenuti a un nuovo appuntamento con “Cinema Tips”, la rubrica che ogni settimana vi consiglia una visione cinematografica cercando di scovare argomenti interessanti di cui parlare e riflettere. In questo appuntamento parleremo di un film facente parte di un filone che nei precedenti incontri non abbiamo mai affrontato, quello degli alieni che invadono la Terra.

Sintetizzato in tre parole può sembrare banale, ma per questo appuntamento ho deciso di parlare di un lungometraggio che vede questa prospettiva in un’ottica diversa rispetto ad altri film dove si vedono effetti speciali spettacoli e disastrosi in cui viene mozzata la testa alla Statua della Libertà o viene fatta esplodere la Casa Bianca. Parlo di “10 Cloverfield Lane”.

Considerato ufficialmente il sequel di “Cloverfield”, non è visto, come quest’ultimo, in prima persona, ma in terza persona. Diretto dal giovane Dan Trachtenberg, prodotto da J.J. Abrams e scritto a sei mani da Josh Campbell, Matthew Stuecken e Damien Chazelle (quest’ultimo regista di “La La Land” e “Il primo uomo”), vede un cast molto piccolo composto solo da tre attori: Mary Elizabeth Winstead, John Goodman e John Gallagher Jr.

Ed è proprio questa particolarità che attira la nostra attenzione. Non siamo di fronte a un film apocalittico che si svolge nel cuore di una metropoli, ma nelle campagne della Louisiana. La nostra tendenza, infatti, ci fa immaginare questo genere di film ambientati laddove ci sono molte situazioni in cui un invasore può distruggere, dove ci può essere molta azione. Qui, invece, siamo in campagna, dove però anche lì avvengono situazioni di scontri. La gran parte del film si svolge in un bunker, rifugio dei tre personaggi, che hanno un rapporto tutt’altro che amichevole, anche perché è presente l’aspetto interessante di una trama nella trama che riguarda uno dei personaggi in merito alla sua vita passata.

Il lungometraggio sorprende molto perché, oltre a colpi di scena clamorosi, ritengo molto interessante riflettere su come viene vista da un piccolo nucleo di persone una situazione estremamente pericolosa per l’umanità come un’invasione aliena in un contesto rurale e non urbano. Il tutto, infatti, si svolge in quel piccolo contesto e di ciò che accade in una grande città vicina come Houston se ne sente parlare solo via radio oppure si vede qualche bagliore in lontananza, come fosse un temporale. Di certo questo film scrive un capitolo interessante per questo filone cinematografico, che fa della suspence e della psicologia le sue armi vincenti, senza basarsi essenzialmente sugli effetti speciali.