Cinema Tips - di Lorenzo Simonini

CINEMA TIPS – “Le quattro volte”, regia di Michelangelo Frammartino

Documentario ambientato nel profondo dell’Appennino Calabrese che poeticamente indaga sull’essere umano e sulla sua natura.

Eccoci a un nuovo appuntamento con “Cinema Tips”, la rubrica dedicata a qualche consiglio cinematografico prelibato. In quest’articolo vorremmo parlare di un documentario italiano uscito nel 2010 che è riuscito a raccogliere molti premi e che è stato maggiormente considerato all’estero e, come spesso accade, molto poco in Italia. Sto parlando del film “Le quattro volte”.

Scritto e diretto da Michelangelo Frammartino, il documentario, di forte impronta etnografica e ambientato sull’Appennino Calabrese, racconta le mutazioni dell’essere umano, della sua vita, del suo essere biologicamente fondamentale nel cerchio della natura in quanto composto da quattro elementi di cui il suo corpo è modellato.

La particolarità magica di questo lungometraggio è che a dispetto, soprattutto oggigiorno a distanza di più di 10 anni dalla sua uscita, della frenesia a cui la nostra quotidianità è oramai sottomessa, le immagini qui si compongono con una pacata lentezza, un po’ come se il regista volesse cercare un’autentica purezza in grado di raggiungere la pace della nostra visione, merito anche degli episodi di cui si va alla ricerca.

La cinepresa, infatti, esplora nascondendosi nella normalità di quella lentezza quotidiana per poterci donare una profondità visiva in grado di raggiungere picchi poetici notevoli, non a caso premiati in molti festival, tanto da essere considerato un outsider per la candidatura gli Oscar come Miglior Film Straniero in rappresentanza dell’Italia.

Di certo non si tratta di una visione adatta a tutti. Il mio consiglio, infatti, è quello di cercare questo documentario se veramente ci si vuole addentrare in questa visione. Non trattandosi, infatti, di un lavoro dalla connotazione commerciale, è necessario aver avuto almeno qualche importante esperienza cinefila. Di sicuro, però se volete cercare qualcosa che possa rappresentare la bellezza poetica, sicuramente questo documentario è un esempio perfetto di come il cinema italiano possa essere in grado di rappresentare un modo di fare cinema lontano dagli schemi industriali.