Cinema Tips - di Lorenzo Simonini

CINEMA TIPS – “The German Doctor”, regia di Lucìa Puenzo

Lungometraggio sulla latitanza del dottor Josef Mengele, nazista rifugiatosi in Argentina per proseguire le sue sperimentazioni genetiche.

Un altro appuntamento di lettura con la rubrica “Cinema Tips” che trovate solamente qui su Toscana Today. In quest’articolo parleremo di un lungometraggio che tratta un argomento storico di cui, forse, si parla poco da noi in Italia, ma che in alcuni angoli del mondo sono stati, invece, oggetti di dibattito storico importante. Il film a cui mi riferisco è “The German Doctor”.

Scritto e diretto dalla regista proveniente dall’Argentina Lucìa Puenzo, la quale è anche l’autrice dell’omonimo romanzo, parla della latitanza di uno dei medici più spietati del regime nazista, Josef Mengele, in Argentina. Presentato alla 66° edizione del Festival di Cannes, il lungometraggio narra di come il dottor Mengele, sfuggito alla caccia all’uomo di cui è vittima in Europa, ospitato da una famiglia proprietaria di un albergo di cui è ignara di chi sia, vista anche la sua falsa identità, prosegua le sue ricerche scientifiche che aveva iniziato in maniera orrenda nel campo di concentramento di Auschwitz.

In particolare il dottor Mengele si interessa a Lilith, la figlia dodicenne della coppia, che soffre di alcuni problemi di crescita. L’ex nazista si mette a lavorare su alcune metodologie per migliorare questa sua situazione, dimostrando ancora una volta la passione malata per la genetica umana.

Tuttavia, il film diventa, a distanza di anni e in virtù della pandemia attualmente presente, una doppia riflessione. Da una parte, grazie alla brillante regia, ci si domanda come sia stato possibile che un uomo così crudele nelle sue sperimentazioni abbia avuto modo di girare a piede libero in Sudamerica, anche se è dovuto darsi alla fuga diverse volte. Dall’altra, e qui siamo nell’ambito della pandemia, ci si chiede se il ruolo dei medici, indubbiamente fondamentale per la società di oggi, abbia eticamente un coinvolgimento emotivo nella decisione della vita di un paziente. Ricordiamo, infatti, che troppo potere tra le mani rischia di diventare un’arma a doppio taglio, per cui sarebbe meglio tenere d’occhio, vista anche la pandemia, il ruolo che i medici stanno avendo nei confronti della libertà degli altri. Insomma, un po’ di buon senso è necessario che ci sia sempre, anche per non intaccare lo spazio vitale altrui.

Il finale del lungometraggio è un po’ frettoloso e ciò dispiace un po’, visto che il lungometraggio assume comunque un aspetto narrativo piuttosto interessante e che si potrebbe far tranquillamente vedere a scuola per raccontare un aspetto della Storia di cui non si parla praticamente mai. In ogni caso la visione è consigliata a un pubblico adulto, anche per visionare un esempio bello e concreto di cinema sudamericano grazie a una regista che sa fare il suo mestiere.