CInema Tips. THE MASK.

Dopo aver inaugurato questa rubrica con i primi articoli dedicati a film usciti negli ultimi tempi, ecco che questa volta, forse anche in previsione dell’arrivo del Carnevale, facciamo un tuffo nel passato parlando di un lungometraggio, uscito nel 1994, il cui personaggio principale è diventato una vera e propria icona.

The Mask, interpretato da Jim Carrey e dalla debuttante Cameron Diaz, viene visto da molti appassionati di cinema come una rilettura in chiave post-moderna del capolavoro letterario di Robert Louis Stevenson Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde, interpretandolo con una chiave di lettura satirica sul doppio.

Premesso che chiunque potrebbe essere d’accordo o meno con questa visione, il lungometraggio presenta al suo interno tante possibili letture che possono essere considerate attuali. La maschera diventa quell’elemento che spezza la noiosa routine di un impiegato d’ufficio che si limita a sopravvivere, senza mai fare in modo che la sua vita riesca ad ottenere un desiderio. Per farlo, serve una scossa e la maschera diventa una vera e propria possibilità di raggiungere lo sballo, cioè la perdita di controllo fatto con classe, ossia con lo stile che normalmente manca a un uomo che si limita ad esistere senza alcuna autentica emozione.

E nel 2019 questa situazione non è cambiata, perché la capacità di questo lungometraggio è di riuscire a cogliere una caratteristica universale che attraversa l’uomo contemporaneo, ossia quello di vivere nella monotonia per mancanza di iniziativa, coraggio e audacia che potrebbe rendere la sua esistenza motivata. E oggigiorno, con la presenza costante dei social nella nostra quotidianità, questi desideri proibiti sono diventati, purtroppo, talmente più raggiungibili che ci limitiamo ad assaporarli senza mai dare veramente il morso per sentire quel sapore autentico che può avere un’emozione.

La maschera, dunque, diventa l’opportunità di nasconderci dietro a una falsa identità per agire senza timore di sbagliare o di perdere ciò che si desidera e, al contempo, di intaccare una nostra probabile dignità.

L’unico problema è che questo mezzo di “sballo” rischia di diventare un’arma a doppio taglio, perché il suo errato utilizzo può portare al voler raggiungere scopi criminali o di avere cattive intenzioni. Per usare questa maschera, dunque, serve una caratteristica particolare che non tutte le persone hanno, ossia un animo aperto a buone intenzioni.

E oggigiorno di buone intenzioni ne servirebbero davvero tante.