Cloe, il prof. ucciso nella scuola che non conosce l’amore

di GIANCARLO ALTAVILLA – Il professore di fisica che si è dato fuoco nel camper, da tutti amato fino al giorno che ha cambiato sesso.

La cronaca nera non mi ha mai appassionato. La lettura di fatti cruenti dei quali si evidenzia, a seconda dei casi, l’aspetto efferato, pruriginoso e pettegolo non desta in me alcuna curiosità. Ma a volte nella cronaca nera non si rinviene solo la violenza e l’efferatezza dei fatti, buoni per i programmi TV di quart’ordine; a volte nel c.d. ‘fatto di nera’ si intravede il riverbero e la rappresentazione di un contesto sociale, di un costume collettivo, di una incultura che ne rappresenta non la causa ma la spiegazione.

Dopo anni di studi e una buona laurea in Fisica, un giovane uomo di belle speranze ottiene una cattedra in una scuola pubblica del profondo Nord d’Italia. Lezioni, interrogazioni, scrutini; parole e chiacchiere e una buona empatia con i giovani studenti, spesso annichiliti da una materia complessa e di faticoso apprendimento.

Il giovane professore lavora e insegna, conseguendo la stima e il rispetto degli alunni e il consueto atteggiamento genitoriale, un po’ prevenuto, tanto protezionistico. I ragazzi lo chiamano prof, e nonostante la materia sia difficile e non faccia star mai tranquilli, in classe l’atmosfera è buona e a quel professore gli alunni vogliono bene.

Una mattina tutto cambia. Il prof arriva a scuola come sempre, più sorridente del solito, in verità; solo che il suo aspetto è cambiato, i suoi abiti sono cambiati: sembra una donna, è vestito come le donne.

Il prof si è liberato, si è affrancato dal sembiante maschile e, fiducioso nella solidità dei rapporti con la sua comunità, ha reso fenomeno il noumeno: non maschio per forza, altro; quel che la biologia, la natura, il caso, il destino, la mano di Dio, ha voluto per lui.

I radical chic lo chiamano coming out: la confessione, la liberazione; dire quel che ci si sente di essere. Apparire come ci si sente di essere. Il prof è diventato altro, è sempre stato altro, solo che finalmente la fiducia negli altri gli ha consentito di confessarselo e di rappresentarlo.

D’altra parte, la Fisica non ha genere, nemmeno la cultura, la stima, la fiducia e il rispetto. Gli uomini e le donne sono persone, sono esseri umani e il genere a cui li ascriviamo serve a catalogarli, non a conoscerli e capirli.

Ma questa è una cronaca nera, non un inno alla tolleranza.

La comunità scolastica ha reagito male al nuovo prof. Quella civica pure. I famigerati social hanno condannato, e le chiacchiere hanno ucciso. Il prof non è stato più tale e l’emarginazione e la solitudine l’hanno reso un reietto. Ma un reietto libero, in fine liberato.

Si è ucciso, dando fuoco al suo camper. Di lui non è rimasto più niente, solo alcune parole che sono pietre, anche stavolta: ‘oggi la mia libera morte, così tutto termina di ciò che mi riguarda’.

La libertà di essere quel che si è; sembra semplice, ma non lo è.

Il prof non ha avuto una libera vita, ma una libera morte, perché alla complessità della sua persona (sost. sing. femm.) il mondo (sost. sing. masc.) non ha voluto dare asilo culturale e sociale.

Ah, il professore si chiamava Cloe.