Meraviglie della Mente - di Ugo Cirilli

Come affrontare mentalmente la pandemia: uno studio

Il tema dell’impatto psicologico della pandemia di Covid-19 rimane purtroppo attuale. Si susseguono gli studi sull’argomento, che mettono talvolta in luce dati inaspettati. In un articolo precedente, mi ero soffermato su due ricerche che evidenziano il ruolo positivo dell’estroversione e della rete sociale. Alla luce di tali considerazioni, possiamo pensare che le persone introverse, con pochi contatti, risentano maggiormente del clima di tensione e incertezza. Una nuova ricerca individua però alcuni fattori chiave nella reazione psicologica individuale, che vanno oltre il concetto di introversione o estroversione. Vere e proprie strategie di pensiero e regolazione emotiva che consentono di affrontare meglio l’emergenza.

Come affrontare mentalmente la pandemia: uno studio
Foto di Tumisu da Pixabay

466 partecipanti, un’analisi di vari aspetti psicologici

Lo studio ha avuto luogo in Svizzera, raccogliendo i dati in un arco di 6 settimane nei mesi di marzo e aprile. In quel periodo erano chiuse tutte le attività considerate non essenziali, oltre alle scuole.  Alle persone veniva chiesto di stare a casa e lavorare in smart working, per quanto possibile.  Uscire non era proibito, ma si raccomandava di farlo solo per ragioni di necessità, come acquistare generi alimentari o recarsi dal medico. Inoltre, vigeva il divieto di sostare insieme per gruppi di più di 5 persone.

I ricercatori hanno intervistato 466 cittadini, chiedendo loro di sottoporsi a test che valutavano diversi aspetti psicologici: la solitudine percepita, il grado di benessere mentale, l’ansia, la depressione, l’estroversione, la capacità di regolare le proprie emozioni…

Estroversi e introversi: diverse reazioni?

Lo studio ha evidenziato un primo elemento critico nel neuroticismo, ossia la tendenza a vivere in maniera particolarmente accentuata le emozioni negative in risposta a situazioni stressanti. Se questo aspetto non sorprende, meno prevedibili sono i dati emersi sulla questione accennata in precedenza, ossia il ruolo dell’estroversione e dell’introversione. Nel campione di persone coinvolto, infatti, non è emerso un netto effetto positivo della prima. Gli estroversi non sembravano particolarmente avvantaggiati, da un punto di vista psicologico, nella difficile situazione dovuta alla pandemia. Secondo gli autori dello studio, questo dato può essere dovuto al fatto che le persone estroverse intervistate mostravano una tendenza a reprimere le proprie emozioni negative, anziché affrontarle.

Strategie di pensiero adattive

Molto interessante anche quanto emerso relativamente alle strategie adattive di pensiero, che aiutavano ad affrontare mentalmente l’emergenza. Coloro che mostravano di accettare la situazione, di vederla in una prospettiva più ampia (comprendendo la necessità di alcune rinunce) e continuavano a fare progetti per il futuro, riferivano maggiori livelli di benessere psicologico. Riuscivano a vivere in maniera produttiva lo “stop” forzato, mantenendo contatti sociali attraverso la tecnologia, come i social media.

Il rischio del catastrofismo e della ruminazione

Reazioni come il catastrofismo e la ruminazione, ossia il ripetersi di pensieri negativi su quanto era già accaduto, rappresentavano invece serie minacce al benessere psicologico. Questi dati ci fanno riflettere sui rischi di un atteggiamento fortemente negativo, improntato magari alla continua ricerca di colpevoli contro cui puntare il dito, o allo sfogo sterile e rabbioso. Un atteggiamento che può essere alimentato anche da certi bombardamenti mediatici di news e talk show dai toni cupi, pieni di dibattiti al limite del litigio e congetture a tinte fosche.

Da quanto abbiamo visto, per il nostro benessere psicologico dobbiamo sforzarci di guardare avanti, ricordando che un sacrificio oggi può portare benefici domani. Questo non significa, naturalmente, astrarsi dal presente e non mantenersi informati. Un aspetto centrale è dominare l’emotività. Come osservano gli autori dello studio, le persone che hanno difficoltà nella gestione emotiva potrebbero trarre giovamento da appositi programmi di “training” online, soprattutto durante una crisi come questa.

Studio citato:

Gubler, D. A., Makowski, L. M., Troche, S. J., & Schlegel, K. (2020). Loneliness and well-being during the covid-19 pandemic: Associations with personality and emotion regulation. Journal of Happiness Studies: An Interdisciplinary Forum on Subjective Well-Being. doi: 10.1007/s10902-020-00326-5