Meraviglie della Mente - di Ugo Cirilli

Confortare qualcuno: il ruolo della validazione

Quando ci troviamo a confortare una persona triste o preoccupata, possiamo pensare che sia opportuno distrarla dai suoi pensieri o aiutarla a vedere la situazione in chiave meno negativa. Pronunciamo così le classiche frasi tipo “Non ci pensare”, o “Cosa vuoi che sia? Ce la puoi fare benissimo”.

Questo approccio potrebbe rivelarsi però poco efficace, se non controproducente.

Nella situazione in cui dobbiamo consolare qualcuno, entra in gioco un concetto psicologico importante: la validazione. Nel 2020, un team di ricerca della Penn State University ha condotto uno studio interessante sulle parole utilizzate per portare conforto. Gli scienziati hanno coinvolto 478 persone adulte e sposate, che attraversavano una fase di disaccordo con il/la coniuge. A loro veniva chiesto di valutare una serie di messaggi che miravano a confortare, ma utilizzavano argomenti molto diversi.

Le frasi che confortano

Le frasi con consigli che suonavano quasi come ordini, tipo “Non ti stressare” o “Non pensarci” risultavano poco convincenti. I messaggi più apprezzati, invece, riconoscevano le emozioni della persona, esprimendo comprensione per la situazione e vicinanza emotiva. Si trattava di considerazioni come “Litigare con una persona a cui tieni molto è sempre dura. È normale che tu ti senta abbattuto/a per questa situazione”. È questa la cosiddetta validazione: riconosco che l’altra persona ha delle ragioni profonde per il suo malessere, glielo comunico e cerco di supportarla. Così, chi soffre sa che capiamo benissimo il suo stato d’animo, che non deve sentirsi in imbarazzo, a disagio, “sbagliato/a” per quel cedimento, quella sofferenza. Prova una sensazione di conforto, ci sente vicini e comprensivi.

Al contrario, frasi tipo “Non ti deprimere tanto, non vale la pena” o “Lascia perdere e pensa ad altro”, oltre a sembrare imposizioni, possono dare l’idea di un’assenza di comprensione da parte nostra. Dicendo così, comunichiamo che per noi il problema che affligge l’altra persona non è così serio e sbaglia a soffrire tanto. Inoltre, possiamo troncare sul nascere la possibilità di discutere l’argomento, confidarsi, analizzare la questione.

Un duplice effetto positivo della validazione

Secondo lo psicologo cognitivo e scrittore Robert L. Leahy, la validazione delle emozioni e dei pensieri altrui ha un duplice effetto benefico: da un lato, risponde a un’esigenza di attenzione e accudimento della persona sofferente, dall’altro soddisfa il suo desiderio di “affiliazione”, ossia di sentirsi come gli altri, parte della comunità. Vedere le proprie emozioni negative comprese, riconosciute, accettate porta a capire che il proprio dolore è normale, che nella stessa situazione anche altri proverebbero gli stessi stati d’animo. Così, oltre ad avvertire una sensazione di conforto diventa più facile confidarsi, discutere del proprio problema senza il timore di sentirsi giudicati.

Mettersi nei panni di chi vive una fase difficile, capire il suo desiderio di comprensione e ascolto, anziché imporre il nostro punto di vista o minimizzare, è il primo passo per essere veramente d’aiuto.

Studio citato

Xi Tian, Denise Haunani Solomon, Kellie St.Cyr Brisini. “How the Comforting Process Fails: Psychological Reactance to Support Messages.” Journal of Communication (First published: February 18, 2020) DOI: 10.1093/joc/jqz040