Conte, se un Tribunale decide la democrazia dei partiti

di ALDO BELLI – Non chiamatela politica, prima dei padri fondatori, è il fondatore della nostra lingua, Dante, a rivoltarsi nella tomba.

La notizia di un tribunale (quello di Napoli) che ha sospeso (il 3 febbraio 2022) il presidente (Giuseppe Conte) di un partito (il Movimento 5Stelle) sulla base di un esposto (di tre iscritti al movimento) per violazione dello Statuto (del movimento politico) ha provocato l’inevitabile attenzione dell’informazione e del mondo politico. Il commento più appetitoso ha riguardato le faide pro/contro l’ex presidente del Consiglio. Non dubito che il collegio giudicante napoletano abbia esercitato il proprio magistero in ossequio della legge. Dubito, invece, che non si sia sollevato, dal mondo politico (o cosiddetto) e dalle penne garantiste (tranne le solite eccezioni) dell’informazione, il necessario grido di allarme. Se la vita interna di un partito politico viene consegnata alla magistratura significa che la democrazia sulla quale si fonda la divisione dei poteri è andata a farsi friggere. E non certo per colpa della magistratura.

Ho un ricordo rimasto vivo di molti anni fa. Una sera si presentò all’ingresso della sede di un partito il commissario di polizia accompagnato da un paio di agenti: in cima alle scale un ometto (nel senso di basso di statura) con gli occhiali, che di quel partito era un dirigente storico oltre ad essere un avvocato, Adolfo si chiamava, puntò l’indice contro l’inaspettato ospite intimandogli di non salire un gradino perché l’avrebbe considerata una violazione di domicilio. Ancora prima di sapere perché fosse lì.

Spero che il ricordo e il suo valore simbolico siano sufficienti per esprimere l’agonia che nella democrazia italiana si sta consumando. Inesorabilmente. E senza barlumi che ci facciano sperare. Però un favore continuo a chiederlo: non chiamatela politica quella che abbiamo di fronte. Prima ancora dei nostri padri fondatori, è il fondatore della nostra lingua, Dante, a rivoltarsi nella tomba.

P.S: in Italia è passato inosservato, ma qualcosa del genere era già accaduto a Viareggio, dove il Tribunale di Lucca alcuni mesi fa è stato costretto a sentenziare il legittimo rifiuto di rinnovo della tessera del PD ad un gruppo di iscritti per avere dissentito con la linea del partito (partito: più o meno della serie quattro amici al bar, tanto per rimanere sul tema della democrazia politica).

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