Home COMMENTILA TORRE DI TATLIN - di Giovanni Bruno Contro la licenza di opinione

Contro la licenza di opinione

by Lorenzo Simonini

Troppi episodi di intolleranza, di istigazione all’odio razziale, di richiami a ideologie criminali e disumane si susseguono ormai quotidianamente, sempre più spesso minimizzati, ridotti a gesti “goliardici”, a “ragazzate”, a scherzi o bravate che dovrebbero giustificare atti e parole che, semplicemente, classificano coloro che li commettono o le pronunciano come sciocchi ignoranti, stupidi idioti, provocatori in malafede o ignobili sostenitori di dottrine bollate dalla morale, dalla politica e dalla storia come criminali: in ogni caso, tutti quanti indifendibili.
Ultimo episodio disarmante, che lascia di stucco, è quello del docente universitario che sui social istiga alla violenza contro avversari politici, si lascia andare ad aggressioni verbali contro i rom, apostrofandoli come “zingari di merda”, o infine inneggia esplicitamente ad Hitler. Episodi meno eclatanti, ma altrettanto gravi, si verificano ormai da anni: a Pisa il consigliere eletto con la Lega, Laurora, non si è alzato nel minuto di silenzio in ricordo delle vittime della Shoah; la Giunta leghista di Pisa che propone di intitolare una rotonda al neofascista Niccolai, rilanciando una campagna sulla toponomastica che anche Giorgia Meloni (unendo omonimia e affinità ideologica) ha cavalcato evocando l’ex repubblichino, fondatore nell’immediato dopoguerra del partito neofascista Movimento Sociale Italiano, Giorgio Almirante; ad Affile comune vicino Roma è stato inaugurato nel 2012 un mausoleo al massacratore nella guerra di Etiopia, Rodolfo Graziani; i tifosi laziali hanno diffuso un’immagine di Anna Frank raffigurata in una figurina di calciatori con la maglia romanista (augurando evidentemente agli avversari di fare la medesima fine); i cori razzisti e le professioni di fascismo che si moltiplicano e diffondono tra le tifoserie di mezza Italia, e non solo. E infine lo sciagurato e inemendabile voto contrario della illiberalissima, come tradizione, destra italiana alla proposta di Commissione contro l’odio razziale proposta da Liliana Segre, episodio che vogliamo continuare a ricordare.
Sono stato tentato di intitolare questo pezzo “Contro la libertà di pensiero”: mi fa orrore sentire che comportamenti vigliacchi e indecenti come quelli che offendono persone per il colore della loro pelle o per la provenienza, come i continui richiami a episodi di discriminazione, persecuzione e sterminio nei campi di concentramento, come l’inneggiare a feroci e criminali disvalori (il nazismo di Hitler o il fascismo di Mussolini che si sono macchiati di orrendi crimini contro l’umanità), possano essere giustificati, quando non legittimati, dalla libertà di pensiero e di opinione.
La concezione per cui la democrazia e i principi liberali possano, anzi debbano permettere di esprimere “opinioni” come la negazione delle camere a gas, o addirittura l’auspicio che tornino a funzionare i forni crematori, e possano consentire di inneggiare allo sterminio di massa di interi gruppi sociali, religiosi e anche politici, o infine concedano la piena libertà di far circolare dottrine violente e pericolosamente esaltatrici, tutto questo suona come una giustificazione, quando non una legittimazione, delle manifestazioni di violenza verbale e rappresenta il rovesciamento, non la realizzazione della democrazia e della libertà di pensiero.
Se essere liberi significa poter esprimere un odio così radicale da veicolare nelle menti più deboli l’incitamento a distruggere altri uomini e donne solo perché li si consideri inferiori o impuri, questa non è libertà; se libertà di pensiero significa poter superare qualsiasi limite di umanità per inoculare il veleno dell’odio, finalizzato a esaltare gruppi sempre più ampi contro pezzi di società che divengono vittime di pregiudizio e di violenza, è bene rinunciare alla “libertà di pensiero” prima che si diffondano senza alcun limite i frutti mostruosi della bestialità cieca, feroce e selvaggia.
Può apparire estrema la rinuncia alla libertà di pensiero: tuttavia, assuefare il senso comune e la normalità alle provocatorie espressioni violente della propaganda fascista, nonché tollerare i rigurgiti di sadismo politico-sociale significa confondere la libertà con la licenza, e il pensiero con l’opinione: libertà significa poter formulare, senza indottrinamenti dogmatici, una propria idea, sviluppando una riflessione autonoma, ma fondata su argomentazioni e riflessioni; licenza significa manifestare qualsiasi pulsione incontrollata che emerga alla nostra coscienza, senza filtri né verifiche, ignorando e disprezzando la verità (che non è assoluta, ma che deve rispettare parametri di solidità ontologica incontrovertibili) e rinforzando pregiudizi e preconcetti diffusi dalla propaganda. Il pensiero poi è la capacità non solo di riflettere, ma di elaborare una visione del mondo complessa, da sottoporre a verifica ogni circostanza per evitare di giungere a conclusioni affrettate o vuote di effettivi legami con il reale; l’opinione è una maschera posticcia di realtà che indossiamo per apparire più forti, ma si frammette tra noi e il mondo, distorcendo la prospettiva e imprigionandoci in una visione parziale e irrigidita.
Quando poi le millantate opinioni si ammantano di idee criminali, non ci sono più margini di tolleranza: il nazifascismo deve tornare ad essere un tabù fondamentale della nostra società, per non ricadere nella mostruosità che ha devastato la civiltà europea nella prima metà del Novecento. Se si vuole restituire una corretta accezione alla libertà di pensiero, occorre liberarsi dalle distorsioni licenziose e falsificanti che mistificano la realtà.

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