Simone Belli_Urologo_La disfunzione erettile

Cos’è davvero l’eiaculazione precoce?

di SIMONE BELLI Urologo – Il 31,3% degli uomini con Eiaculazione P. non ha mai cercato aiuto medico, attenzione alle soluzioni fai da te.

L’eiaculazione (da non confondere con l’orgasmo) è un meccanismo naturale ma complesso, che si svolge in due fasi: la fase di emissione, in cui lo sperma si raccoglie nell’uretra, e la fase di espulsione, in cui viene espulso verso l’esterno. Tutto il processo è regolato da un delicato equilibrio di nervi e ormoni.

Quando questi meccanismi si alterano, possono comparire diversi disturbi eiaculatori. Il più comune è l’eiaculazione precoce (EP), disfunzione sessuale spesso vissuta come un tabù, tra vergogna e silenzi.

Cos’è l’eiaculazione precoce

Secondo la International Society for Sexual Medicine (ISSM), l’EP è caratterizzata da tre elementi:

  1. Eiaculazione troppo rapida (entro 1 minuto dall’inizio della penetrazione nella maggior parte dei casi).
  2. Incapacità di controllare il riflesso eiaculatorio.
  3. Conseguenze negative sulla vita sessuale e relazionale.

Non si tratta quindi solo di un problema “di tempo”: l’EP è un disturbo complesso, che comprende rapidità, mancanza di controllo e distress psicologico. Oggi si distinguono diversi sottotipi:

  • Lifelong o primaria, presente fin dai primi rapporti.
  • Acquisita, comparsa nel corso della vita per cambiamenti fisici o psicologici.
  • Forme variabili e soggettive, in cui il paziente percepisce rapidità anche senza criteri oggettivi ( il concetto di “finire presto” non è per tutti uguale).

Quanti uomini ne soffrono?

Le stime variano molto a seconda della definizione adottata. Alcune ricerche parlano di un 5–15% di prevalenza, altre arrivano al 20–30%. In uno studio polacco la prevalenza oscillava addirittura tra il 19,3% e il 38,1%.

In Italia, uno studio chiamato IPER (oltre 1.100 uomini tra i 18 e gli 80 anni) ha mostrato che:

  • Il 18,5% presentava EP secondo il questionario validato PEDT.
  • Il 12,4% riferiva un tempo di latenza intravaginale inferiore a 1 minuto.
  • Circa il 65% dei casi erano lifelong, mentre il 35% acquisiti.
  • Nel 7% dei soggetti era presente anche disfunzione erettile, ma in altri studi la coesistenza arriva fino al 70%.

In molti uomini, infatti, l’EP “smaschera” una disfunzione erettile. Durante l’anamnesi emerge spesso che chi non riesce a ottenere o mantenere un’erezione rigida tende, anche inconsciamente, a velocizzare il rapporto per anticipare la perdita di erezione. Questo riduce ulteriormente il controllo sull’eiaculazione e favorisce l’insorgenza di EP. In tali casi, la terapia deve partire dal trattamento della disfunzione erettile: migliorando la rigidità e la stabilità dell’erezione, l’eiaculazione precoce spesso si riduce o si risolve spontaneamente.

Le cause

L’EP non ha una causa unica e universale: alla base ci sono fattori psicologici, neurologici, ormonali e organici che possono variare da paziente a paziente. Tra i più comuni troviamo ipersensibilità del glande, fattori neurobiologici, prostatite, ansia da prestazione, stress e difficoltà relazionali. Il risultato è quasi sempre lo stesso: frustrazione, calo del desiderio, evitamento dei rapporti e conflitti di coppia.

Come si affronta

Le opzioni di trattamento sono numerose: dalle strategie comportamentali ai farmaci specifici, dalle creme anestetiche fino a un approccio integrato medico-psicologico. Nella maggior parte dei casi, l’EP può essere gestita con successo.

Eppure, lo studio IPER ha mostrato che il 31,3% degli uomini con EP non ha mai cercato aiuto medico. Tra chi si è rivolto a un professionista, oltre la metà (56,3%) si è rivolta prima al medico di base, e solo il 28,2% direttamente a un urologo/andrologo. Molti hanno provato strategie “fai da te” prima della visita con risultati deludenti: preservativo (43,5%), farmaci (29%), prodotti naturali (19,4%).

Conclusione

Farsi valutare da uno specialista non solo rappresenta il primo passo per risolvere il problema, ma può anche far emergere condizioni sottostanti responsabili della disfunzione, contribuendo quindi alla salute non solo sessuale, ma anche generale.