Spedali Riuniti, Livorno
CAMPO DI MARTE - di Aldo Belli

Covid e New Delhi, il Giallo su una morte a Livorno

di ALDO BELLI – Silvia Noferi: fare luce sulla vicenda dell’uomo deceduto dopo aver contratto il Covid e il batterio New Delhi in ospedale

Il Giallo sulla morte del signor G.M. all’ospedale di Livorno non sono le cause scritte sul certificato, ma il ‘contesto’ come direbbe Leonardo Sciascia. La peggiore giustizia che lo sventurato e i sui cari potrebbero ricevere è quella di vederlo rubricato in un caso personale vittima del destino cinico e baro: sebbene il dubbio che finisca in questo modo è praticamente una certezza.

Silvia Noferi, consigliere regionale del Movimento Cinque Stelle, con un interrogazione urgente ha chiesto ai vertici regionali della Sanità di fare luce sulla vicenda sanitaria e umana del signor G.M. morto agli Spedali Riuniti di Livorno dopo un mese di sofferenze fisiche e morali. La vicenda è stata ricostruita dalla stampa locale e dal diario quotidiano che l’uomo ha tenuto durante tutto il corso della sua degenza fino a poche ore prima della morte sul suo profilo Facebook.

Il 14 dicembre 2020 – ha ricostruito Silvia Noferi – G.M. si è presentato al Pronto Soccorso per un dolore a una gamba, la diagnosi da quanto si apprende sui giornali è occlusione arteriosa e polmonite no-Covid: come da prassi, il paziente all’ingresso in ospedale viene sottoposto al tampone, che risulta negativo. L’uomo nel suo diario denuncia fin da subito lo stato “da terzo mondo dell’ospedale”. Contrae il batterio New Delhi e dopo pochi giorni il Covid. Il racconto, ripreso dalla Noferi, prosegue con grande lucidità scrivendo le condizioni in cui versano gli ambienti dell’ospedale e sull’assistenza ricevuta nel reparto dove si trova ricoverato. I suoi post sono un testamento-denuncia, scrive ad un amico: “Le Istituzioni e la Magistratura abbiano il coraggio di portare alla luce questi abissi di arretratezza e disumanità”.

Dopo aver contratto il New Delhi – prosegue il racconto dei fatti – G.M. denuncia rassegnato che il reparto “pare una sorta di lazzaretto dove le piccole mattonelle hanno le fughe scure e l’asse gabinetto nel bagno crettata, ricettacoli di qualsiasi batterio e germe”. E’ comprensibile che si senta impotente e confuso, in fondo si era presentato in ospedale solo per il dolore ad una gamba, ma si sente impotente e umiliato anche per quella che considera un’assistenza del personale superficiale e disumana.

Un mese dopo il ricovero G.M. muore a causa del News Delhi e del Covid-19. Il dottor Luca Carneglia, Direttore del Presidio Ospedaliero livornese – segna la Noferi – con un comunicato alla stampa locale dichiara che “più di qualunque altra cosa avremmo voluto essere all’altezza delle aspettative del paziente. Ci scusiamo che in questo caso non ci siamo riusciti”.

Il consigliere regionale 5Stelle Silvia Noferi ha un difetto per i tempi che corrono nel nostro Paese, e per questo motivo a noi sta simpatica: non è in cerca di occupazione su uno scranno della politica, e proviene da un’esperienza lavorativa nella quale ha imparato che ciascuno risponde sempre di quello che fa. Così, prende carta e penna: non si può liquidare la vicenda semplicemente invocando il destino cinico e baro, perché – dice la Noferi – la vicenda personale, sanitaria e umana è quella di un uomo lucido fino all’ultimo e che nel lungo mese di agonia ha più volte denunciato la situazione, senza essere ascoltato.

Chiede Silvia Noferi: com’è possibile che durante l’emergenza sanitaria in corso negli ospedali toscani non siano state rinforzate le attenzioni per il contenimento delle infezioni da germi multiresistenti? Pur sapendo che, come riporta Ars nel suo monitoraggio on line, hanno una diffusione particolarmente significativa nell’area nord-occidentale della Toscana fin da novembre 2018. L’assessore Simone Bezzini, dunque conclude la Noferi, ha il dovere di fare luce su questa vicenda.

Non meno di quanto abbia in dovere di fare il direttore generale dell’ASL Toscana Nord-Ovest.

La Regione Toscana spende ogni giorno milioni di euro per tutto: alle volte è quasi imbarazzante leggere i provvedimenti non riuscendo poi a capire, guardandoci intorno, dove si traducano in fatti concreti che i cittadini possono toccare con mano. Sarebbe interessante, quindi, capire perché esistano nella civile Toscana reparti ospedalieri nelle condizioni narrate da G.M: proprio nella Toscana che annovera l’assessore alla Sanità reputato la più competente d’Italia anche se adesso è stata traslocata a gestire l’agricoltura.

Sarebbe opportuno capire quali iniziative abbia assunto il direttore generale dell’ASL Toscana Nord-Ovest in questi anni per sopperire alle situazioni fatiscenti come quella denunciata a Livorno, considerando che anche un vano fatiscente nell’anno 2021 può essere normalmente reso decentemente funzionale tranne che non crolli; e con l’occasione, come ogni dirigente di una grande azienda privata che riceve un adeguato stipendio, sarebbe interessante che il massimo responsabile dell’ASL rendesse conto agli azionisti, cioè ai cittadini livornesi e toscani – delle iniziative che ha assunto in questi anni per mettere i medici e il personale sanitario a Livorno in condizione di svolgere bene il proprio lavoro, visto che in Toscana i soldi non mancano.

Una nota a margine, infine. Anche se tanto marginale non è. Dal diario del signor G.M. traspare l’amarezza di per un’assistenza definita superficiale e disumana. L’essere malati in un letto d’ospedale è una condizione che provoca naturalmente uno stato di insofferenza, alle volte eccessiva, per cui un giudizio personale può essere non meritevole; aggiungo che la vita di un medico e di un infermiere al Pronto soccorso o in corsia o su un’ambulanza del 118 è tutt’altro che lieve sotto ogni aspetto, anche senza l’emergenza Covid.

Non posso dire niente, ovviamente, sull’amarezza di cui parla il signor G.M. non avendo elementi per farlo al di là del suo diario: penso tuttavia, che la cura del malato per professione – camice bianco, verde o dietro un bancone – comprenda anche la gentilezza e la cordialità. E lo dico perché, ahimè, sono due requisiti che capita troppo spesso di non trovare quando accade di varcare l’ingresso di una struttura sanitaria, pubblica o privata. Il nuovo assessore alla Sanità della Regione Toscana, Simone Bezzini, considerando che di Sanità non sa niente e che il suo curriculum brilla unicamente per indossare la casacca del PD (qui si può leggere il suo curriculum), potrebbe cogliere l’occasione offerta dal consigliere Silvia Noferi per dare un segno concreto sull’utilità dello stipendio che ogni mese riceve dalle tasche dei cittadini toscani; iniziando magari da una cosa facile: diramare una direttiva sul dovere professionale di gentilezza e cordialità per tutto tutto il personale delle strutture pubbliche e private.