ATTUALITA', IL VASO DI PANDORA - di Beatrice Bardelli

Covid – Il punto sulla pandemia in Italia

di BEATRICE BARDELLI – La conferenza stampa del presidente dell’Istituto Superiore di Sanità, Silvio Brusaferro.

Venerdì pomeriggio, il 15 ottobre, mentre in tutta Italia, “da Trieste in giù” (in omaggio alla indimenticabile Raffaella Carrà!) sfilavano per le strade delle città centinaia di migliaia di cittadini al grido “No green pass”, e nei porti, “da Trieste in giù”, i lavoratori presidiavano i loro posti di lavoro sotto minaccia e sotto ricatto dell’attuale, ed inflessibile, governo Draghi, a Roma si svolgeva la periodica conferenza stampa del presidente dell’Istituto Superiore di Sanità, Silvio Brusaferro, sull’analisi dei dati del Monitoraggio Regionale (settimanale) della Cabina di Regia.

Covid in Italia: in fase di decrescita

C’era ottimismo nelle parole del presidente dell’Istituto Superiore di Sanità, Silvio Brusaferro. In base ai dati europei “continuiamo a vedere come l’Italia ha una circolazione del virus tra le più contenute in Europa, il nostro Paese è in una situazione di lento miglioramento e questo caratterizza anche altri Stati europei, anche se in alcuni la circolazione del virus è forte – ha esordito Brusaferro – . Siamo in una fase ancora di decrescita dove il numero di Comuni dove si è verificato almeno 1 caso nelle ultime due settimane sta decrescendo. Oggi siamo a 3746 comuni (su un totale di 7914 Comuni, n.d.r.)”.  

I dati

Diminuisce ancora l’incidenza settimanale dei casi Covid in tutta Italia: la media registrata è di 29 contagiati per ogni 100mila abitanti, un dato che si riferisce al periodo che va dal 4 ottobre al 10 ottobre. Nella precedente analisi, relativa alla settimana dal 27 settembre al 3 ottobre, si erano contati 34 casi positivi ogni 100mila abitanti. Il numero in leggero aumento è invece quello dell’indice Rt. Dal 22 settembre al 5 ottobre, l’indice Rt medio calcolato sui casi sintomatici è stato pari allo 0,85, (range 0,82 – 0,87), «al di sotto della soglia epidemica ma in leggero aumento rispetto alla settimana precedente quando segnava lo 0,83», ha spiegato Brusaferro.

Nuovi contagi

Sul fronte dei nuovi contagi, si è registrato un calo, da 5.903 a 4.551, che riguarda «casi non associati a catene di trasmissione». Nel tracciamento dei contagi, l’Iss conferma come la variante Delta sia ancora la dominante in Italia, raccomandando per questo “una più elevata copertura vaccinale”. Brusaferro ha fatto notare che l’età mediana di chi si infetta, oggi, è di 40 anni. L’età mediana di chi è ricoverato in terapia intensiva è di 66 anni, 63 per i ricoveri in area medica e 81 anni per le morti. “In tutte le fasce di età il numero di nuovi casi è lentamente in decrescita – ha aggiunto Brusaferro.

La campagna vaccinale

Il presidente dell’ISS ha spiegato: «Sono ancora in crescita le persone tra 20 e 29 anni che si vaccinano, ma rimangono fasce sopra i 50 anni che stanno migliorando la copertura, purtroppo, però, ancora milioni di persone non hanno iniziato o completato il ciclo vaccinale. Ma il completamento del ciclo è estremamente protettivo rispetto al rischio di decesso e ospedalizzazione». Brusaferro ha confermato, infine, «la netta prevalenza della variante Delta per oltre il 90% dei casi sequenziati».

I non vaccinati

Sono 7.958.368 gli italiani over 12 ancora senza alcuna dose di vaccino anti-Covid. Rispetto ad una settimana fa, si sono registrate circa 400mila prime somministrazioni. Gli over 50 privi di copertura contro il Coronavirus sono 2.868.666, pari al 10,3% della popolazione complessiva di questa fascia d’età. Il dato emerge dal report settimanale della struttura del commissario Francesco Figliuolo.  “Sono invece 42 le vittime in un giorno, due in più di ieri – ha continuato Brusaferro – e nelle ultime 24 ore in si è raggiunta la cifra record di tamponi molecolari e antigenici per il coronavirus effettuati nelle ultime 24 ore in Italia: 506.043 secondo i dati del ministero della Salute. Ieri erano stati 324.614. Il tasso di positività è dunque in calo, allo 0,5% rispetto allo 0,8% di ieri”.

18 Regioni a rischio basso, 3 a rischio moderato

Sta progressivamente migliorando la situazione sanitaria delle Regioni italiane. Questa settimana risultano classificate a rischio moderato solo tre Regioni, le Marche, il Molise e la Valle d’Aosta, mentre la scorsa settimana erano state registrate a rischio moderato due Basilicata e Valle d’Aosta e due Province Autonome: Trento e Bolzano. Le restanti 18 Regioni e Province autonome risultano classificate a rischio basso. Due Regioni/PPAA, inoltre, riportano un’allerta di resilienza legata ai servizi sanitari territoriali (PA Bolzano e Sardegna). 

Scende ancora la pressione sanitaria

“Nonostante le due regioni in allerta, la condizione delle strutture sanitarie a livello nazionale è piuttosto rassicurante. Anche questa settimana si registra una diminuzione del tasso di occupazione in terapia intensiva: è pari al 4,1%, in calo rispetto al 4,8% della scorsa settimana, con un lieve decremento anche delle persone ricoverate. Da 433 del 5 ottobre a 370 del 12 ottobre, oggi – ha continuato Brusaferro – sono 357 i pazienti ricoverati in terapia intensiva per il Covid in Italia, 2 in meno rispetto a ieri nel saldo tra entrate e uscite. Gli ingressi giornalieri, secondo i dati del ministero della Salute sono 20 (ieri 22). I ricoverati con sintomi nei reparti ordinari sono 2.445, rispetto a ieri sono 34 in meno.    Sul fronte delle aree mediche la situazione è analoga. Il tasso di occupazione nei reparti non critici è al 4,6% (la scorsa settimana era al 5,1%). In calo anche il numero degli ospedalizzati: 2.665 nell’ultima settimana contro i 2.968 di quella precedente. Due sono le regioni in cui si registra un’allerta negli ospedali: nella Provincia autonoma di Bolzano e in Sardegna il monitoraggio rileva una particolare situazione di difficoltà nel sostenere i ricoveri per Covid.   

Record di vaccinazioni

“Le note positive vengono ancora dalla campagna vaccinale con oltre 70mila prime dosi fatte ieri e quindi siamo a una copertura che supera l’85% per le prime dosi e l’81% per il ciclo completo. Sicuramente l’Italia è tra i paesi che hanno le coperture più elevate. Il combinato tra vaccinazione e comportamenti prudenti sta premiando il nostro Paese” ha detto il direttore della Prevenzione del ministero della Salute, Gianni Rezza, durante la conferenza stampa, aggiungendo: “C’è una lista di vaccini Oms che non comprende lo Sputnik ma comprende i vaccini cinesi Sinovac e Sinopharm. Credo che il problema di San Marino sia in via di soluzione. Per quanto riguarda i vaccini nella lista Oms e Sputnik, in queste ore si sta valutando la possibilità di prendere una decisione insieme agli altri paesi dell’Unione Europea, soluzioni che vanno da un mutuo riconoscimento all’ esenzione”.    

Riflessioni

In Italia la campagna vaccinale ha raggiunto numeri da record a livello europeo. Siamo forse i primi in Europa per numero di vaccinati e sicuramente i penultimi in Europa per numero di non vaccinati,  dietro solo alla Spagna. Gli altri paesi europei, dove non vige l’obbligatorietà del Green Pass sui luoghi di lavoro come in Italia, i numeri di non vaccinati sono molto più alti come in Germania dove un terzo della popolazione (32%) ha scelto di non vaccinarsi dal momento che in nessun paese dell’Unione Europea esiste l’obbligo vaccinale se non in Italia: direttamente per i sanitari (c’è una legge) ed indirettamente, con la spada di Damocle del Green Pass obbligatorio, per tutti i lavoratori. Dal 15 ottobre.

Che il “Green Pass” non sia una misura sanitaria ma una misura coercitiva, cinicamente ed esclusivamente di tipo politico, lo sanno ormai anche i sassi. E non lo ripetono soltanto le centinaia di migliaia di cittadini italiani che scendono regolarmente per le strade a gridare “Libertà! No, Green Pass”. Lo ripete da tempo anche un noto medico, da sempre sostenitore della vaccinazione.

Andrea Crisanti, direttore di medicina molecolare all’Università di Padova, in un’intervista ai quotidiani veneti del gruppo Gedi, a proposito della durata del Green Pass – obbligatorio nei luoghi di lavoro sia pubblici che privati dal 15 ottobre – ha affermato: «Siamo all’81% di vaccinati, suggerisco alle autorità l’abolizione del Green Pass non appena la copertura avrà raggiunto quota 85%. A quel punto la certificazione diventerà regressiva e superflua». Inoltre, «Il Green pass – ha sottolineato Crisanti – non garantisce un ambiente del tutto sicuro e non è esente da contraddizioni. Il virus, come il vaccino del resto, non sventola bandiere politiche». Per questo il professor Crisanti ritiene “preoccupante” la polarizzazione provocata nel paese dalla pandemia. “Servono misure di riconciliazione – ha sostenuto – ma devono essere credibili, non fantasiose».