Vincenzo Palumbo, avvocato
COMMENTI E ATTUALITA', IL VASO DI PANDORA - di Beatrice Bardelli

COVID SEGRETO DI STATO Udienza il 10 settembre

di BEATRICE BARDELLI – INTERVISTA ALL’AVVOCATO PALUMBO, avvocato della Fondazione Einaudi che ha difeso il diritto all’informazione

Breaking News! Ultime notizie! L’Avvocatura dello Stato ha rinunziato al ricorso in appello al Consiglio di Stato contro la sentenza del Tar Lazio che aveva ordinato alla Presidenza del Consiglio ed al Dipartimento della Protezione Civile di consentire l’accesso agli atti del Comitato Tecnico Scientifico (CTS) richiesti, il 15 aprile scorso, da tre avvocati della Fondazione Einaudi: Andrea Pruiti Ciarello, Vincenzo (Enzo) Palumbo e Rocco Mauro Todero. Il Palazzo trema. O almeno sta scricchiolando. E questo grazie ai tre avvocati siciliani che non si sono lasciati intimidire dall’assurdo atteggiamento della Presidenza del Consiglio che ha tentato con ogni mezzo di negare (fino alla sera del 5 agosto) l’accesso ad alcuni verbali del CTS, quelli redatti dal 28 febbraio al 9 aprile scorso, ritenuti determinanti per far decidere al Presidente Giuseppe Conte il lockdown di tutto il Paese. Un atteggiamento di totale chiusura o, per meglio dire, di vera e propria censura del “diritto soggettivo di accedere a dati, documenti e informazioni in possesso delle PP.AA.(Pubbliche Amministrazioni) ma non siano soggetti a pubblicazione obbligatoria, in conformità all’art.10 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU)” come ha precisato l’avvocato Enzo Palumbo nella nostra intervista del 15 agosto.

La vicenda. A grandi linee ricapitoliamo la vicenda. Il 15 aprile 2020 i tre avvocati della Fondazione Einaudi fanno richiesta di accesso agli atti del CTS. In maggio arriva il diniego da parte della Presidenza del Consiglio. I tre avvocati fanno ricorso al Tar Lazio che, il 13  luglio, riconosce loro il diritto a visionare i verbali. La Presidenza del Consiglio contesta la sentenza del Tar e fa ricorso al Consiglio di Stato. Il 31 luglio, il Consiglio di Stato rimanda la questione alla camera di consiglio del 10 settembre. Il 29 agosto, è arrivata la notizia che l’Avvocatura dello Stato, che rappresenta la Presidenza del Consiglio, ha rinunziato a ricorrere in appello al Consiglio di Stato contro la sentenza del Tar Lazio.    

Ed ora? Quali scenari si apriranno? Lo abbiamo chiesto all’avvocato Palumbo che ci ha inviato una nota dal titolo ‘Ogni tanto, capita che giustizia sia fatta in tempi brevi’: “Mi è appena stata notificata la rinunzia dell’Avvocatura dello Stato al ricorso in appello con cui l’Avvocatura aveva chiesto al Consiglio di Stato di riformare la sentenza del TAR Lazio del 13 luglio che aveva ordinato alla Presidenza del Consiglio e al Dipartimento della protezione Civile di consentire l’accesso agli atti del Comitato Tecnico Scientifico, richiesti da me e dai colleghi Andrea Pruiti Ciarello e Rocco Mauro Todero con la nota del 15 aprile, inizialmente rigettata dall’Ufficio”.

D – Cosa succederà il 10 settembre?

R – All’udienza del 10 settembre prenderemo atto della rinunzia, che fa venire meno la materia del contendere, non senza evidenziare l’inutilità dell’impugnazione che ha comunque impegnato un alto Consesso giurisdizionale senza che ce ne fosse reale necessità. In ogni caso, si è trattato della naturale conseguenza della decisione adottata, pur con colpevole ritardo, dalla Presidenza del Consiglio e dalla Protezione Civile, di rinunziare a trincerarsi dietro una qualche inesistente riservatezza, quando invece era doveroso offrire sin da subito ai cittadini tutti gli elementi di conoscenza a supporto delle drastiche restrizioni pazientemente e a lungo sopportate rispetto all’esercizio delle loro libertà fondamentali. Resta il dubbio che possa trovare spazio la richiesta dell’Avvocatura per la compensazione delle spese, che, se era ragionevole in primo grado per via della novità della materia allora controversa, appare assai meno ragionevole oggi quando la questione, proprio a seguito della sentenza del TAR Lazio, aveva avuto un’ampia e approfondita trattazione che avrebbe dovuto sconsigliare l’impugnazione. All’udienza del 10 settembre, insieme ai colleghi che parteciperanno all’udienza, faremo le osservazioni del caso e attenderemo serenamente la decisione del Consiglio di Stato.

D – E per quanto riguarda tutti gli altri verbali?

R – Al momento della rinunzia all’appello, il 29 agosto, restava ovviamente irrisolta la questione di tutti gli altri verbali, la cui ostensibilità non apparteneva al “thema decidendum” di quel giudizio. Nel frattempo, sulla base del precedente ormai consolidato, e forse per evitare ulteriori iniziative che avrebbero prevedibilmente avuto il medesimo esito, il Governo si è finalmente deciso a pubblicare molti altri verbali, non so neppure se tutti, ancorché con omissioni e cancellature inspiegabili, che ancora una volta limitano il diritto dei cittadini alla piena conoscenza, che a sua volta è la premessa indispensabile per potere esercitare “cognita causa” il doveroso controllo su così rilevanti atti del Governo. Ma questo appartiene alla polemica politica che comincia oggi e proseguirà a lungo, man mano che le vicende di quei giorni drammatici verranno svelate.