CAMPO DI MARTE - Editoriale di Aldo Belli

Covid, sento soffi di violenza nell’aria

di ALDO BELLI – Le manifestazioni in 80 città italiane sono il segno del malessere sociale di milioni di italiani in un Paese allo sfascio.

Ricordo una lezione di molti anni fa in uno sperduto hotel termale di Contursi, tutto intorno puzzava terribilmente di zolfo e la collina che domina la valle del Sele mostrava solo il giallo uniforme della natura seccata dal sole. Intorno a noi per chilometri l’assenza di anima viva. Era l’anno 1977, seduti al tavolo eravamo una decina. L’uomo con i baffi che veniva da lontano esordì in questo modo: “Ogni volta che si guarda la società dall’alto, anziché dal basso, si perde sempre di vista la realtà delle cose, e quando arrivano i guai ormai è troppo tardi. Così si spiega quanto è accaduto a Bologna”. Più o meno con le stesse parole si espresse Amintore Fanfani alla direzione nazionale della Democrazia Cristiana riunita a Piazza del Gesù circa un anno dopo.

Il contesto internazionale, il crocevia che l’Italia rappresentava tra il terrorismo arabo e il Mossad, il protettorato britannico ancora vigente, i servizi segreti deviati nella cospirazione contro la Repubblica costituzionale, la Loggia Propaganda 2, sono naturalmente una cornice irripetibile; ma quella lezione di Contursi rimane intatta.

Nella giornata di ieri si è manifestato a Roma, Milano, Napoli, Torino e in altre 76 città contro il Green Pass.

La cornice degli anni Settanta è irripetibile, l’Italia di oggi non interessa più a nessuno nel mondo, e poco interessa anche agli italiani azzerati nella coscienza politica dal compromesso ultraventennale tra il berlusconismo delle veline e la sinistra post-comunista e socialista affogata nell’edonismo. Ma la società del basso rimane: quella apparentemente muta, quella del giorno per giorno nella precarietà di un lavoro, quella giovanile disgregata dalle università vuote e senz’anima anche prima del Covid, quella di chi si sente meno di un numero varcando l’ingresso di un ospedale e quella di chi negli ospedali assiste impotente allo sfascio di un sistema nel quale nessuno controlla e dove ai vecchi baroni sono subentrati i nuovi baroni che dirigono le ASL, quella stressata dallo smart working di chi continua a ripetere il numero sulla tastiera del telefono e nessuno risponde, quella apparentemente assuefatta alla mancanza di sicurezza fuori casa e quella dei poliziotti che si fanno un culo così pur sapendo che l’incertezza della pena vanifica la loro stessa dignità di uomini, quella di chi attende giustizia da una giustizia impossibile.

Quando la cenere nel campo rimane incontrollata, basta una scintilla per provocare un incendio. E come spesso accade con le idee, l’una con l’altra.

In questo cataclisma morale, si registra in Italia un’attenzione verso i diritti e la nostra Costituzione inedita da parte della destra: può essere che sia stata favorita dalla sinistra deviata verso gli affari e le personali carriere, anziché voce naturale del popolo operoso. Ma rimane il fatto storico che nonostante i lifting e le sincere evoluzioni, la destra italiana è fondamentalmente becera: lo fu anche durante il Ventennio, in confronto ai regimi di Salazar in Portogallo e di Franco in Spagna. Niente di paragonabile con i conservatori inglesi o i repubblicani americani.

Da quella lezione di Contursi, rielaborata negli anni, ho imparato che quando il disagio sociale supera una certa soglia gli opposti si incontrano, come le scintille: perché la reazione di massa guidata dalla rabbia generata dall’impotenza, anziché da una leadership politica, perde di vista le sfumature vedendo solo il comune obiettivo: distruggere il regime politico illiberale fondato su una casta. E’ difficile prevedere cosa potrebbe accadere se dovesse saldarsi la cenere nascosta nelle case con la scintilla dell’opposizione che unisce uomini e donne di destra e sinistra. Certo è che se dovesse accadere, anche senza Brigate Rosse e servizi segreti deviati, potrebbe essere troppo tardi per gettare acqua sul fuoco.