FOCUS, Meraviglie della Mente - di Ugo Cirilli

Default Mode Network, una rete neurale tra luci e ombre

La rete neurale del Default Mode Network sembra coinvolta in importanti processi mentali, ma anche in alcune problematiche psicologiche.

C’è una rete di aree cerebrali al centro di importanti studi, poiché sembra avere un ruolo sia nei processi di astrazione, sia in alcune problematiche della psiche. Si tratta del Default Mode Network (DMN), che coinvolge l’ippocampo, la corteccia prefrontale mediale e altre parti della corteccia e subcorticali. Non intendo addentrarmi in dettagli, anche perché sembra che la composizione del DMN vari leggermente da individuo a individuo. Preferisco focalizzarmi sulle funzioni che questa rete neurale sembra avere, poiché conoscerle ci aiuta a capire come gestire il nostro pensiero immaginativo, la nostra capacità di astrazione.

Sembra che il Default Mode Network si attivi proprio quando ci “scolleghiamo” mentalmente dalla situazione che stiamo vivendo, per lasciar vagare la mente. È il cosiddetto “mind wandering”, che avremo sperimentato tutti: siamo alle prese con un’attività, magari piuttosto monotona, quando all’improvviso il pensiero inizia a divagare… Magari tornano a galla ricordi del nostro passato o, al contrario, pensiamo al futuro, facendo congetture. Può anche capitare di fantasticare sulle situazioni piacevoli in cui vorremmo trovarci o pensare ad altre persone, cercando di metterci nei loro panni, di capirle meglio.

L’importanza del Default Mode Network

Da quanto abbiamo visto, il ruolo della rete neurale può apparire soprattutto positivo. In effetti, si ritiene che il DMN possa ad esempio aiutarci nella socialità, permettendo di immaginare sensazioni e reazioni di altre persone anche quando queste non sono davanti a noi. La capacità di astrarsi dalla situazione presente e immaginare qualcosa di nuovo è anche parte integrante delle attività creative. Secondo alcune ipotesi, inoltre, il DMN aiuta a costruire il “senso di sé”, la consapevolezza della nostra identità plasmata da eventi e scelte di vita. Ciò avviene collocando i ricordi in una visione strutturata, in cui ogni avvenimento si collega ad altri dandoci il senso di un percorso esistenziale. Questa organizzazione mentale, che ci porta a capire chi siamo e perché, è forse possibile grazie al Default Mode Network.

Il possibile ruolo del Default Mode Network in alcune problematiche

Alcune ricerche ipotizzano però che la rete sia coinvolta nelle dinamiche dell’ansia e della depressione. Secondo alcuni ricercatori, in questi casi la mente tende a immaginare ripetutamente situazioni ansiogene, o a ritornare ossessivamente al ricordo di spiacevoli episodi del passato. Come abbiamo visto, si ipotizza che proprio il DMN renda possibile l’astrazione dal presente e la divagazione mentale. Così, un’esagerata attività di questa rete potrebbe acuire tendenze ansiose o depressive. Distraendosi dal presente e venendo letteralmente perseguitati da ricordi sgradevoli, o immaginando sempre possibili complicazioni e pericoli in agguato, diventa più difficile accorgersi di quanto di positivo accade qui e ora. Si vive ancorati al passato, o tormentati dall’ansia per il futuro. Un meccanismo che può richiedere l’intervento dello psicologo per essere interrotto.

Cosa consegue dalle scoperte sul possibile ruolo del Default Mode Network?

Foto di czu_czu_PL da Pixabay

Intanto, capiamo benissimo quanto la capacità immaginativa può trasformarsi in un’arma a doppio taglio. Ci aiuta a concepire qualcosa di nuovo, a metterci nei panni degli altri, ma dev’essere gestita. Altrimenti rischiamo di trovarci ossessionati da pensieri disturbanti e intrusivi, come nei casi che abbiamo visto.

Particolarmente utili nel migliorare il controllo del DMN sembrano essere le pratiche di mindfulness. Focalizzandoci sul qui e ora, concentrati magari sul respiro, alleniamo la mente all’autocontrollo, lasciando fuori dalla porta pensieri e immagini mentali dalla valenza negativa.

Possiamo comunque abituarci a prestare attenzione al presente in qualsiasi momento, in maniera molto semplice. Ci troviamo ad esempio in coda alle poste o al supermercato, e avvertiamo che la mente inizia a divagare troppo? Sentiamo affacciarsi pensieri disturbanti? Focalizziamoci sull’ambiente, sul colore di un oggetto, sulle sensazioni che stiamo provando. Con l’allenamento questa forma di autocontrollo del pensiero diventerà sempre più facile.

Utilizziamo le facoltà del DMN per elaborare nuovi progetti, per empatizzare con gli altri… Proviamo a immaginare cosa avrà provato qualcuno che conosciamo, in una determinata situazione. Visualizziamo mentalmente gli sviluppi di un lavoro creativo al quale ci stiamo dedicando. Elaboriamo nuove soluzioni per un problema professionale, o per aiutare qualcuno. Così, la nostra tendenza all’astrazione sarà canalizzata in direzioni costruttive e appaganti.