Fortestomaco_Senatrice Granaiola e Giorgio Del Ghingaro

Del Ghingaro dietro le quinte: luci manovre e veleni

di FORTESTOMACO – Prosegue il viaggio nella politica di Viareggio, l’ombra della senatrice Granaiola, i nomi papabili a candidato sindaco.


Fortestomaco

Diciamolo subito e in maniera chiara: a Viareggio il progetto di continuità dell’attuale esperienza amministrativa potrebbe aver successo ancora una volta, soprattutto in relazione alla situazione assai complessa sia in casa del centrosinistra che del centrodestra.

Del Ghingaro è uomo intelligente, abile, sa muoversi molto bene e sa vendere ancora meglio i suoi prodotti. Potremmo definirlo ‘uomo della statica e perenne attualità’. Non è granché interessato alle peculiarità storiche, remote e più recenti, né a quelle del futuro: con la/le città, infatti, ha un rapporto molto distaccato. Capannori, Altopascio, Porcari, Bagni di Lucca o Viareggio non fanno molta differenza, sono realtà che vanno sapute amministrare per il tempo del o dei mandati: questo è sostanzialmente il suo mantra principale.

Arriva a fine mandato con una dote non irrilevante di realizzazioni. Potranno piacere o meno, essere funzionali o no ad un determinato sviluppo cittadino, eseguite correttamente o meno, con materiali adeguati o no: su questi aspetti la discussione potrebbe essere lunga ed inconcludente.

A lui interessa stupire, meravigliare, captare l’attenzione della gente: contano meno le motivazioni, le ricadute e i risvolti di medio lungo periodo. Ciò che appare rilevante è che può presentare un insieme di liste accompagnate da un racconto: racconto che ha una certa e non indifferente presa, proprio perché si basa su cose reali, su cose fatte.

I discorsi possono essere belli, entusiasmanti e, soprattutto, non costano niente: sono la merce preferita dai venditori di fumo, dai politici navigati o dai sognatori. Le realizzazioni, invece, sono sotto agli occhi di tutti e vanno a confermare quella narrazione.

Su questo versante un eventuale discorso alternativo, qualora potesse manifestarsi, partirebbe con un handicap oggettivo: sarebbe un discorso futuribile. E se poi a pronunciarlo fossero oratori poco autorevoli e/o con scheletri nell’armadio, allora sarebbe addirittura poco credibile fin dall’inizio!

Lui, invece, utilizza ben altro vestito: un abito su misura, realizzato da un abilissimo sarto, ben aderente e assolutamente rispondente alla body shape delle sue aspirazioni, ambizioni, idiosincrasie, ricamato di fatti, circostanze, interventi visibili.

Detto questo, tuttavia ci sono numerose criticità. Tra esse troviamo quella relativa alle metodologie di gestione politica amministrativa che non ammettono collaboratori se non sono persone fidate, di totale subordinazione ai suoi pensieri e alle sue idee: non hanno e non possono avere autonomia, sono considerati alla stregua di esecutori, meglio se esecutori bravi, capaci, tecnicamente adeguati, ma tali devono rimanere.

Questi metodi alquanto autoritari – si deve però considerare che i poteri dei sindaci eletti direttamente dai cittadini in larga misura li consentono – dunque non sono un’eccezione isolata e controcorrente nel novero dei primi cittadini. Tuttavia, ci sono molti esempi ben diversi, alternativi pure negli stessi contesti: rapporti costruttivi e di attiva collaborazione con i partiti e le liste che hanno sostenuto quel candidato, autonomia degli assessori nell’ambito degli indirizzi e delle politiche amministrative, dialettica e confronto con le varie articolazioni della città ed anche momenti di ricerca di convergenze con le minoranze, apertura ed attenzione alle proposte che vengono dalla società civile, politica ed economica.

La modalità d’esercizio del governo cittadino in questo periodo di mandato ha finito invece per concentrare sul Del Ghingaro un potere ed una autorità notevole che però, alla lunga, ha anche infastidito alcuni tra i suoi collaboratoriesecutori – sostanzialmente persone brave ma di statura politico-amministrativa modesta, anche se tutti alquanto ambiziosi e alla ricerca di una loro via al successo.

Qualcuno, tra loro, penserebbe, magari approfittando delle prossime elezioni regionali, di affrancarsi dall’esperienza e/o dalla sua continuità. Il civismo invocato è, a ben vedere, più frutto di una invenzione che non corrispondente alla realtà, salvo alcuni casi come la componente che fa capo all’ex senatrice Granaiola.

Un civismo e una vera strategia civica avrebbe o dovrebbe avere come primi soggetti di riferimento i cittadini e le realtà che operano sul territorio: volontariato, associazionismo civile ed economico… Parte di quei presidi intermedi che invece le politiche e gli atteggiamenti dell’attuale sindaco hanno cercato di emarginare, ghettizzare, ostacolare, bannando ogni voce critica da tutti i social del Comune e da quelli dei suoi sostenitori.

Le realtà che hanno dato vita al fenomeno delghingariano assomigliano più a gruppi organizzati attorno a interessi del tutto legittimi, ma un po’ corporativi invero, interessi specifici, a volte professionali, a volte di gruppi categoriali che non qualcosa di civicamente rilevante.

L’ ambizioso disegno, quello di dare un’ossatura politica alle varie esperienze civiche sparse per la toscana e di presentarsi alle elezioni regionali prossime ha subito un deciso colpo d’arresto: le difficoltà di raccolta delle firme nei tempi richiesti ha intanto congelato le migliori aspettative, annunciate in pompa magna sui giornali regionali e locali.

Si parla ora, in ripiego – un po’ come quel tizio che era caduto da cavallo ma disse di essere sceso- di una associazione per affinare e definire un eventuale progetto futuro.

Certamente è una sconfitta, ma anche un campanello d’allarme che suona sopra un progetto di non facile costruzione – realtà diversificate, rispondenti a logiche locali specifiche, talora più di derivazione politica, spesso nate su punti programmatici di valenza territoriale – e comunque, proiettato ormai in un incerto e medio-lungo periodo.

Nel frattempo, gli assessori che avevano mandato qualche tenue e quasi impercettibile segnale di malessere, all’interno della Giunta municipale continuano a tacere restando ben coperti in quel recinto rigorosamente controllato da fidate guardie pretoriane.

L’unica persona – che però non fa parte degli organi amministrativi – che è uscita pubblicamente mettendoci per così dire la faccia è proprio l’ex senatrice Granaiola. La Presidente e factotum dell’Auser Viareggio ha annunciato alla stampa la proposta, senza una preventiva consultazione con il Capo, di candidare a sindaco l’attuale assessore Federico Pierucci ritenuto uomo capace e tecnicamente preparato. L’interessato purtroppo tace, non ha detto pio! Non si scopre. Pesa sicuramente il ricordo del licenziamento in tronco della Vicesindaca Maineri, ma il coraggio, come scriveva il Manzoni, se uno non ce l’ha non se lo può dare.

La proposta, proprio per questo, è molto debole, incerta e destinata a non far grande presa: soprattutto se nel Pd dovesse prevalere la linea  di niente rapporti con chi ha fatto parte dell’amministrazione Del Ghingaro. Comunque, un assessore che viene indicato come possibile candidato e non parla, rimane coperto e ben acquattato, non ci pare abbia quell’autorevolezza e quel carattere minimi necessari per poter svolgere quell’incarico. Poi si può far tutto e la storia ce lo ha testimoniato a partire dalla clamorosa nomina del suo cavallo Incitatus a Senatore fatta dal sommo Caligola!

La ex-senatrice Granaiola potrebbe – avrebbe dovuto, dovrebbe – pubblicamente chiarire perché ha avanzato quella proposta senza consultare il Del Ghingaro e soprattutto perché non lo ha fatto. Ci sono dissapori? Diversità di vedute, incompatibilità sui metodi di gestione? E’ da qualche tempo che si sente parlare di mal di pancia, di riserve e critiche all’interno di questa amministrazione, ma poi nessuno ha l’ardire di spiegare, di mettere l’opinione pubblica al corrente di quali sono i nodi del contendere, le questioni politiche e/o amministrative su cui si manifestano le divergenze e le valutazioni contrastanti, di dirci cosa succede dentro le segrete stanze. Come potranno essere credibili e affidabili dopo, se e qualora decidessero magari in zona Cesarini di staccare la spina da questa esperienza?

Al contrario il Del Ghingaro pensa di delineare un futuro a questa alleanza, probabilmente sostituendo qualche gruppo o lista elettorale con altre, selezionando meglio e in maniera più rigorosa sia le capacità che gli ambiti di fedeltà. Per far questo però, stante il terzo mandato che, appunto, se n’è andato, deve pensare a chi passare il testimone, al suo candidato ideale in continuità.

La cerchia in questo caso si restringe di gran lunga: intanto non può scegliere all’interno della sua giunta: troppi Giuda Iscariota siedono a quel tavolo e Del Ghingaro, che conosce bene la situazione, deve precedere l’ultima cena – in questo caso pure l’apericena delle elezioni regionali- quando qualcuno vorrà avvicinarsi e baciarlo.

Tra le voci che si rincorrono, molte frutto anche di mere ipotesi e pronostici soggettivi, pare che un candidato con queste caratteristiche potrebbe essere il chirurgo e oncologo, direttore dell’Unità Operativa di Chirurgia Senologica dell’Asl Versilia, il dottor Duilio Francesconi. Uomo stimatissimo in città, di grande equilibrio ed uno dei sostenitori di quell’esperienza sedicente civica, attualmente consigliere comunale. La sua carriera, la sua professionalità, i consensi personali ottenuti nelle precedenti elezioni lo confermerebbero. Un’operazione, questa, che oltre a tutto il resto, potrebbe facilitare la convergenza ed una possibile alleanza con Fratelli d’Italia e mantenere legata- obtorto collo- una parte di ex forzisti o attuali assessori come il Salemi e il Meciani. Potrebbe essere anche un ponte verso mondi e associazioni civili e sociali che fino ad ora si sono mantenute alquanto neutre, agnostiche o distanti da questa amministrazione.

Altre voci darebbero in poll-position l’attuale direttore di Navigo Pietro Angelini, persona di grande spessore professionale, stimato nell’ ampio mondo della nautica, conosciuto nella Darsena ma anche a livello regionale: è apprezzato il suo lavoro, le sue doti di equilibrio, unitarie e costruttive.

Dal cappello però potrebbe spuntare anche l’avvocato Miracolo. Miracolo è riuscito a riportare linfa in quei rami secchi e appassiti del Festival Pucciniano, liberandolo da quei loggiati che avevano avuto in mano de facto la gestione delle attività liriche, i fili organizzativi ma anche quelli artistici per decenni. Le attività sul lago sembrano aver ripreso spessore e i successi di pubblico, organizzativi e mediatici fanno di Miracolo un potenziale candidato.

Uomo scafato, disponibile a misurarsi con la gestione di settori diversi: dal pattume al canto lirico, dal porto al parco. Soprattutto, a giudicare da quanto appare, è la persona più fidata nell’entourage amministrativo e Del Ghingaro questo lo sa benissimo. Su Miracolo Del Ghingaro potrebbe contare per continuare a mantenere il suo peso e la sua influenza politica e amministrativa, dedicarsi a quel progetto di civismo regionale, mantenere integro quel sistema di relazioni, di convergenze economiche e finanziarie da lui creato e non dovrebbe temere di dover mai dire : Tu quoque, Brute, fili mi!