DIARIO - di Moreno Bucci, IN TOSCANA

DIARIO. Ghigo Gemignani sindaco operoso di Viareggio – con foto (di Moreno Bucci)

Con Ghigo sono rimasto in debito.
Una decina d’anni fa, incontrandoci quasi per caso, ci mettemmo a ricordare la sua Giunta e le tante cose che vennero fatte allora. Mi propose di scriverne a quattro mani. “Lo faremo, riparliamone” gli risposi. Ma il tempo e le congerie del mondo non ci hanno fatto più soffermare su questa proposizione. E la “nostra” narrazione non è uscita fuori.
Quando fu eletto sindaco Viareggio usciva da un periodo difficile, socialmente e politicamente. Ricordo i fatti del ’66, con la rivolta studentesca contro il Commissariato, la contestazione del Sessantotto, il delitto Lavorini e il rigurgito “nero” che stava maturando anche da noi – a livello nazionale ci fu il tentativo di golpe di Borghese. A livello amministrativo si succedettero dopo il 1964, col centrosinistra, Raffaelli, Catelli e Vecoli. Venne poi, dopo la crisi della giunta Vecoli, Renato Berchielli, in uno schieramento di sinistra, minoritario, che portò la venuta di un commissario prefettizio.
Ecco, oggi voglio tentare di estrarre dalla memoria un elenco – certamente non completo – di quello che Federigo Gemignani, con la sua giunta, fece dal 1970 al 1975.
Vado a memoria, senza alcun intento di formulare classifiche di quanto fu fatto. E senza un’esatta cronologia.
Prima di tutto mi viene la pedonalizzazione di Via Battisti. Fu un’intuizione di Mario Colzi, che venne realizzata non fra contrasti con i commercianti – inizialmente diffidenti – e che cambiò il volto del centro città.
La ripresa della stagione lirica pucciniana fu opera sua. Come l’istituzione del Premio Puccini. Enrico Landucci si adoperò intessendo anche un rapporto con il Teatro di Cluj, in Romania, che portò Viareggio a visitare quel teatro e la città e ad ospitare, in un’atmosfera di cordialità e amicizia, anche una esposizione di pittori rumeni a Viareggio.
La chiusura del Viale Capponi, che rese interamente pedonale la pineta di ponente. In quegli anni l’uso prolungato dei detersivi dell’epoca aveva sterminato per un profondo tratto i pini di fronte al mare. Ecco, l’altra azione nei confronti della pineta, fu la riforestazione con nuove piante resistenti ai veleni dei detersivi, per ristabilire il verde nel parco. Venne demolito anche il manufatto della “Porta del teatro” che era in pineta e sfociava su via Roma.
La pineta di levante era seguita con molta cura, nel 1975 il Consiglio comunale instituì in quell’area il “Parco comunale” anticipando idee che sfoceranno poi nel parco regionale.
Due opere pubbliche di grande respiro furono l’asfaltatura del vialone (Viale Europa) lasciando pinetato dalla Vietta dei Comparini fino alla Via della Guidicciona, e il collegamento con Torre del Lago (rimasto incompiuto dal mantenimento del muro della Tenuta).
Venne terminata la Piscina comunale, inaugurata nel luglio del 1974.
Ghigo poté anche vivere nel 1973, da sindaco, lui che ne era stato presidente, il 100° anniversario del Carnevale. Fu un’edizione di grande rilievo – quella della “Bomba” – all’altezza della ricorrenza.
Nello stadio dei Pini si svolgevano manifestazioni di spessore, tra le quali ricordo il triangolare di atletica Italia-USA-Grecia.
Erano tempi dove si discuteva di come realizzare il decentramento e la partecipazione dei cittadini. Nel 1969 erano stati istituiti i comitati di Quartiere, ed erano stati confermati.
Il primo atto di decentramento del Comune fu l’installazione, in via Paladini, al Forcone, di un terminale dell’Ufficio anagrafe per consegnare i documenti ai cittadini nel proprio quartiere.
L’assessore Benedetti seguì con molta diligenza la vicenda della chiesa nuova al Forcone: fu chiamata “della Resurrezione”. Forme nuove, anche discusse, bene accolte dalla cittadinanza. E’ stata sostituita oggi, in forme egualmente singolari.
Nei rapporti con cittadini e categorie mi ricordo che con la riforma tributaria erano state cancellate le Imposte di consumo. C’era da riscuotere le ultime annate. Ebbene, grazie anche ad Ennio Rossi, il lavoro venne eseguito così bene e in armonia che, al termine di tutta l’operazione, i commercianti – che avevano pagato le imposte – ringraziarono pubblicamente il Comune dalla loro rivista.
C’è poi tutto il capitolo dei convegni sulla riforma della finanza locale. Erano nati da un’intuizione di Renzo Sciacqua, nel ‘62. Durarono due anni. Li riprese Alessandro Lippi con la giunta Berchielli. La giunta Gemignani si installò nel settembre 1970. Il convegno riprese nel dicembre di quell’anno e continuò negli anni seguenti, a settembre. Anno dopo anno il convengo affilava gli argomenti per la sistemazione della finanza locale. Nel 1973 il gonfalone del comune ricevette dal Governo la medaglia d’oro come riconoscimento dell’opera svolta. Per più di trent’anni quella medaglia d’oro è brillata sul nostro gonfalone. Poi scomparve. Quei convegni degli anni di Gemignani furono fondamentali per la riforma della finanza locale. Venne poi nel 1977 il decreto Stammati che riformò la materia che, fondamentalmente, è ancora regolata su quelle indicazioni.
I rapporti con le associazioni furono ottimi. L‘ANCI era il pilastro del convegno sulla finanza e ciò portava. Viareggio molto in alto nella considerazione dei rappresentanti dei Comuni
Con Gemignani iniziò un rapporto più stretto – anche per il risvolto del convengo sulla finanza – con l’AICCRE (Associazione dei comuni e Regioni d’Europa). Entrammo negli organi dirigenti e iniziò un periodo di fecondo lavoro. Anche se solo nel 1978 Viareggio venne rappresentata nella Conferenza dei Poteri Locali e Regionali del Consiglio d’Europa a Strasburgo, il lavoro fondamentale fu fatto in quegli anni.
Mi ricordo l’attenzione verso le associazioni di carattere culturale, In particolare con il Gruppo C.A. Blanc che seguiva gli scavi nel Massaciuccoli e che costituì la spinta alla formazione del successivo Museo.
Che dire del Premio Viareggio: Gemignani spinse per portare il Premio al Comune. Leonida Rèpaci ricevette anche la cittadinanza onoraria. 
Dopo la realizzazione della “variante Aurelia” si pensò anche ad un cavalcaferrovia a Torre del Lago. C’era l’idea di realizzarlo al confine tra Vecchiano e Torre del Lago e fu individuato anche un progettista a Roma. Ma tutto finì lì.
Avrebbe voluto chiudere il viale a mare al traffico. Ma, a conti fatti, non fu ritenuto possibile.
Affrontò anche la crisi di ferragosto nel 1973, quando a Viareggio venne proibita la balneazione. Nel luglio dell’anno successivo Viareggio inaugurò il suo depuratore (è ancora lì).
Ecco, mi fermo qui. Voglio concludere soltanto dicendo che dentro la Giunta Gemignani c’era stima, cordialità e considerazione tra i sui membri. Ricordo solo una volta che le cose si abbuiarono: fu quando, entrando in Sala Giunta sentii Landucci esultare per la defenestrazione di Allende. Beh, andai su tutte le furie.

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