Nicola Zingaretti
COMMENTI, FOCUS, LA PIETRA DI MINERVA - Giancarlo Altavilla

Dieci domande allo Zingaretti smarrito

di GIANCARLO ALTAVILLA – La notizia delle dimissioni di Nicola Zingaretti dalla carica di segretario del Partito Democratico.

La notizia delle dimissioni di Nicola Zingaretti dalla carica di segretario del Partito Democratico deve avermi colpito nell’inconscio più di quanto la coscienza vigile mi abbia lasciato intendere. E sì, perché, scientemente parlando, la notizia della spugna gettata in terra da Zingaretti non mi è sembrata né grave, né, tanto meno, inopportuna; poi però, quando il reale ha lasciato lo spazio all’onirico, eccolollà che Zingaretti è tornato.

Ho sognato che parlava di fronte ad una folla di spettatori. Le parole non erano chiare, anzi, ma siccome erano quelle consuete, si intuivano bene: ‘il PD è un partito responsabile’, ‘davanti alla gravità del momento, faremo la nostra parte’; ‘bisogna essere cauti per continuare a governare’; ‘il mercato impone attenzione; ‘i populisti, i banchieri, le presentatrici della TV, gli imprenditori, i comici: sono tutti amici ed è con loro che dobbiamo lavorare’; ‘la povertà, l’immigrazione, la disoccupazione: ma sì, vedremo, abbiamo tante idee’. E via così, in un sogno noioso quanto un telegiornale.

Poi dalla platea una voce interrompe il leader e urla: “Segretario, ma tu sei di sinistra?”. Purtroppo non mi sono svegliato, l’inconscio è voluto andare fino in fondo. Zingaretti risponde così: “Di sinistra, ma cosa vuol dire di sinistra … non sono un socialdemocratico anch’io? Avanti al centro contro gli opposti estremismi!”.

La platea tace, più commossa che convinta. E il sogno finisce, perché sulle parole di Francesco Guccini proferite dal segretario PD, mi sono svegliato.

Fossi stato in platea mi sarebbe piaciuto rivolgere a Nicola Zingaretti dieci domande. Troppe, lo so, ma tanto è un sogno.

Non crede che gli italiani di sinistra siano stati traditi dal PD, che ha trascurato le componenti più deboli della società, ignorando, per esempio, i lavoratori precari, gli sfruttati, i sotto pagati?

Non crede che il PD abbia omesso di formare la sua classe dirigente per affidare i seggi di ogni ordine e grado a chiunque potesse essere un attrattore di voti, a prescindere dalla sua qualità intellettuale, politica e morale?

Non crede che il PD avrebbe dovuto avere il coraggio di presentare una proposta di riforma dell’ordinamento giudiziario che ponesse l’obiettivo primo della giustizia celere ed efficiente?

Non crede che il PD avrebbe dovuto governare il mercato e non lasciarsi dettare l’agenda dalla finanza?

Non crede che la riforma costituzionale ‘federalista’ del 2001, elaborata scimmiottando le sciocchezze leghiste, sia stata un gravissimo errore politico che avrebbe meritato un intervento correttivo, stante il corto circuito continuo e dannoso tra Stato e regioni nella gestione di troppe cose (non ultima la pandemia)?

Non crede che sia stato un grave errore politico e sociale aver indebolito la sanità pubblica a favore di quella privata?

Non crede che sia stato un grave errore politico e sociale aver ridotto i finanziamenti della ricerca pubblica e aver avallato e condiviso l’aumento dei costi universitari e il corrispondente affievolirsi del diritto allo studio?

Non crede che la riforma universitaria della Gelmini e quella scolastica di Renzi avrebbero richiesto un intervento di sanatoria (la prima, perché ha precarizzato la ricerca e spinto ad inventare corsi di laurea buoni solo ad affidare cattedre di assoluta inconsistenza; la seconda, perché ha falsamente ‘liceizzato’ la scuola, impoverendola di contenuti)?

Non crede che governare non fosse un fine assoluto e aprioristico della Sinistra e che, oggi, condividere la responsabilità del governo con tecnici dalla ignota volontà politica, populisti, razzisti, antieuropeisti e sprovveduti sia solo una questione di potere, e non di disegno politico?

Non crede che sia un buon auspicio quello che il nuovo segretario del PD sappia restituire vigore ai principi della equità sociale, dello sviluppo etico, del bene comune, cacciando i mercanti, i faccendieri e i disonesti, e rinunciando ai loro voti che fanno vincere la mediocrità, non la Sinistra, quella di lotta e (solo se del caso anche) di governo?

Le domande sono retoriche, me ne rendo conto. Sognando, mi piacerebbe che Nicola Zingaretti dicesse così: “Compagno, posso chiamarti così? Continuiamo a parlare, discutiamo, liberi, generosi, coraggiosi, il tempo della rifondazione è arrivato”.