Discarica Cava Fornace, Toscana

Discarica Cava Fornace – Noferi: Giani muto Procura tace

Silvia Noferi (M5S) “Sulla discarica un silenzio assordante della Regione Toscana, nessuna risposta ai Comuni”

Silvia Noferi, consigliera regionale del Movimento Cinque Stelle, chiede lumi alla Regione Toscana sulle mozioni del 2017 e del 2018 e sulle (non) risposte fornite alle Amministrazioni Comunali di Forte dei Marmi e Pietrasanta riguardanti la discarica di Casa Fornaci. “Nel cuore della Toscana, nello scenario suggestivo delle famose spiagge della Versilia incastonate fra l’azzurro del mar Tirreno e il bianco delle Alpi Apuane c’è sotto terra qualche segreto da nascondere?”: è questa la domanda che pone Silvia Noferi. L’interrogazione alla Giunta Regionale Toscana offre l’occasione per offrire ai nostri lettori un’informazione sufficiente per capire in che mondo viviamo: senza scomodarci troppo giacché Firenze è vicina, e vicine sono pure le dichiarazioni elettorali dell’attuale presidente della Regione. Seguiamo, quindi, la ricostruzione di Silvia Noferi.

Il presidente Giani: se vinco le elezioni sistemo io la discarica

Partiamo di qui: il presidente Eugenio Giani in campagna elettorale ha dichiarato, spergiurato e addirittura firmato petizioni per salvare l’ambiente e la salute da Cava Fornace. Le elezioni, Giani le ha vinte ma quella firma l’ha dimenticata.

20 agosto 2020, durante la campagna elettorale, il Presidente Giani ha
sottoscritto un impegno assieme al “Comitato Contro la discarica Ex Cava Viti” e al “Comitato
Strettoia”, in cui si chiedeva la: “sospensione dei conferimenti (inerti, speciali e/o pericolosi al
raggiungimento completo della fase operativa fissata a quota +43)”;

La Procura della Repubblica di Lucca e di Massa

Il 21 maggio 2018, ARPAT, a seguito degli accertamenti eseguiti presso l’impianto, secondo fonti di stampa avrebbe depositato un’informativa e una comunicazione di reato alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Lucca (in data 9 aprile 2018) e presso il Tribunale di Massa (in data 6 aprile 2018), per l’ipotesi di reato ai sensi dell’articolo 256, comma 1, lettera a), del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 (Norme in materia ambientale), ovvero in materia di reati ambientali e mancato rispetto delle prescrizioni. Al momento non è dato sapere quali esiti abbia prodotto.

La discarica in un’area di protezione ambientale

La discarica Cava Fornace, Ex Cava Viti – ricostruisce il consigliere regionale Silvia Noferi – nasce come discarica sperimentale di seconda categoria tipo B per lo smaltimento dei residui di marmo e granito (la marmettola) provenienti dal comprensorio apuo-versiliese. Venne approvata sia dalla Provincia di Massa Carrara (D.D. n. 8576/97 del 7 agosto 1997) che da quella di Lucca (D.D. n. 107/97 del 4 ottobre 1997).

Si trova in un territorio a metà tra il comune di Pietrasanta e quello di Montignoso, a 200 metri da una Zona di Protezione Speciale (ZPS) “Lago di Porta” (Codice Natura 2000 IT5110022 che identifica l’area tra le 62 zone di protezione speciale della Toscana, individuate in base alla Direttiva Uccelli-Direttiva 2009/147/CE, appartenenti alla rete Natura 2000.

Dalla base della discarica nasce la sorgente S1 che confluisce dopo un brevissimo tratto nel lago di Porta: gli effetti della contaminazione della sorgente con il percolato della discarica dovrebbero essere facilmente intuibili, sia per il lago che per il mare e la falda.

Nella pianura antistante la Cava Fornace si trovano i pozzi gestiti dalla Società Gaia S.p.a che forniscono gli acquedotti dei Comuni di Montignoso, Seravezza e Pietrasanta, ubicati a meno di 2 km dalla stessa.

L’area circostante è fortemente antropizzata dagli abitanti di Massa, Marina di Massa, Marina dei Ronchi, Cinquale, Querceta e Forte dei Marmi ed è area a forte vocazione turistica. Nell’area è presente la Porta Beltrame (Torre medicea) sito di interesse storico che gode di vincolo archeologico. A poche centinaia di metri dall’ingresso della discarica si trova un polo industriale di trasformazione di prodotti alimentari.

Anche 35 camion al giorno…

Per fortuna la rete si chiama “Natura 2000”, altrimenti uno si potrebbe confondere con una lettura dei nostri nonni o bisnonni: ogni giorno passano sulla strada che conduce alla ex Cava, da 10 a 35 camion che trasportano i rifiuti da conferire in discarica. Vibrazioni del terreno, rumore e inquinamento del paesaggio mal si addicono a quel numero tondo, l’Era 2000, che starebbe ad indicare il futuro. Ma non ci sono solo i camion.

E la parete rocciosa

La parete rocciosa che fa da parete esterna alla discarica e che si affaccia sulla strada Aurelia Sud all’altezza di Porta Beltrame in località Montignoso, presenta evidenti segni di spanciamento ed instabilità che sono stati puntellati con reti metalliche.

Non manca neppure l’amianto

Nel 2001 (D.D. n.8509 del 02/02/2001), per la sola Provincia di Massa Carrara vengono aggiunti: materiali da costruzione a base di amianto, materiali isolanti contenenti amianto, terre e rocce provenienti da zone sottoposte a messa in sicurezza o bonifica di siti inquinati, e terre di dragaggio provenienti dalle pulizie dei corsi d’acqua, portuali e lagunari.

In Toscana il Consiglio Regionale è un optional…

L’interrogazione Noferi ricostruisce i vari passaggi societari della gestione, dalle origini quando era gestita da una società mista fino ad oggi in capo a Programma Ambiente Apuane S.p.A: dal 24 febbraio 2017, Programma Ambiente SpA (e indirettamente la sua partecipata all’80% Programma Ambiente Apuane SpA) entrano nel gruppo ALIA a seguito della gara vinta dal raggruppamento RTI per la gestione dei rifiuti per la ATO Toscana Centro.

ATO Toscana Centro, spieghiamo chi è con la sua presentazione istituzionale: “Ai sensi della Legge Regionale 69/2011 è istituita, per l’ambito territoriale ottimale Toscana Centro, costituito dai Comuni compresi nelle province di Firenze, Prato e Pistoia, con esclusione dei Comuni di Marradi, Palazzuolo sul Senio e Firenzuola, l’Autorità per il servizio di gestione integrata dei rifiuti urbani, ente rappresentativo di tutti i Comuni appartenenti all’ambito territoriale ottimale di riferimento. Ai sensi della medesima Legge Regionale, a decorrere dal 1° gennaio 2012, le funzioni già esercitate, secondo la normativa statale e regionale, dalle Autorità di ambito territoriale ottimale di cui all’articolo 201 del D.Lgs. 152/2006 sono trasferite ai Comuni che le esercitano obbligatoriamente tramite l’Autorità servizio rifiuti”.

Il Consiglio Regionale con la mozione n. 1311 approvata il 1° agosto 2018, ribadì la necessità di escludere “la previsione di ampliamento a 98 metri della discarica Cava Fornace, come già espresso con la citata mozione n. 1079/2017 […] e valutare l’opportunità di acquisire l’emissione del parere igienico-sanitario dei Comuni pertinenti di Montignoso e Pietrasanta, nonché prevedere l’attivazione della valutazione di impatto ambientale ex post, previsto dall’articolo 46, comma 6, della legge regionale 12 febbraio 2010, n, 10 (Norme in materia di valutazione ambientale strategica “VAS”, di valutazione di impatto ambientale “VIA” e di valutazione di incidenza) come ulteriori approfondimenti necessari”.

A noi l’Europa e le legge stanno strette

Le norme comunitarie e nazionali per gli impianti classificati IPPC 5.4 (impianti industriali che presentano un elevato potenziale di inquinamento) prevedono una particolare autorizzazione pubblica denominata AIA, Autorizzazione Ambientale Integrata – spiega sempre Silvia Noferi: questa autorizzazione racchiude in un unico atto amministrativo il permesso a rilasciare determinate quantità di inquinanti in aria, acqua e suolo, previo rispetto di precise condizioni ambientali. La Direttiva (UE) 2018/850 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 30 maggio 2018 indicano tra l’altro misure e procedure volte a prevenire o a ridurre il più possibile le ripercussioni negative sull’ambiente, in particolare l’inquinamento delle acque superficiali, delle acque di falda, del suolo e dell’aria, e sull’ambiente globale. nonché i rischi per la salute umana risultanti dalle discariche di rifiuti, durante l’intero ciclo di vita della discarica.

Ai Comuni e ai cittadini: risposta zero

21 febbraio 2018. Il Comitato Volontario dei Cittadini contro la discarica di “ex Cava Viti” chiede alla Regione Toscana (Direzione Ambiente ed Energie-Settore Bonifiche Autorizzazioni Rifiuti ed Energetiche) “l’Avvio del procedimento di revoca dell’Autorizzazione Integrata Ambientale vigente per la discarica ex Cava Fornace sita nei Comuni di Montignoso e Pietrasanta”.

10 maggio 2019. Il Comune di Pietrasanta (Prot. n. 21469 Id. 1365826, alla stessa Direzione regionale) chiede, a firma del sindaco Alberto Stefano Giovannetti, il riesame dell’Autorizzazione Integrata Ambientale “al fine di consentire a questa Autorità Sanitaria di esprimere il parere ai sensi dell’art 216 del TULS… ad oggi, seppur obbligatorio, mai richiesto e quindi mai rilasciato”. Giovannetti scrive nuovamente il 18 giugno 2020.

25 novembre 2020. Il Comune di Forte dei Marmi, a firma dell’assessore all’Ambiente Enrico Ghiselli scrive alla Regione Toscana chiedendo la sospensione in via cautelare dei conferimenti in discarica in attesa delle verifiche di ARPAT e dell’Università di Firenze incaricate di fare indagini tecniche accurate per stabilire se l’inquinamento dei pozzi della zona sia dovuto al percolato della discarica.

In Toscana anche ARPAT è un optional

ARPAT- Agenzia Regionale Per la Protezione Ambientale ha denunciato negli ultimi anni ripetute violazioni delle prescrizioni AIA: ha evidenziato riscontri di elementi inquinanti nelle acque in falda come idrocarburi,
triclorometano e mercurio sia nei pozzi di controllo sia presso la sorgente S1 vicino alla torre medicea, con continue segnalazioni all’autorità giudiziaria. L’ultima relazione Arpat sulle analisi dei piezometri di controllo di ex Cava Fornace, di 2 sorgenti naturali (denominate S1 e S3) e di 4 pozzi privati a valle dell’area, fatte nell’ambito della campagna di campionamento a marzo 2020 con lo scopo di evidenziare l’eventuale estensione di contaminazione della falda da cloroformio, conferma la presenza di quest’ultimo oltre i limiti, nei piezometri PZ10 e PZ5, in un pozzo privato ad uso industriale. Hanno riscontrato alifati clorurati (dicloroetilene e dicloropropano) in concentrazioni sopra la soglia in un pozzo privato. Le analisi hanno rilevato anche la presenza superiore al valore di attenzione, di metalli e inquinati organici, quali solfati, ferro
e manganese, in altri pozzi.

Conclusione: chiede il consigliere Silvia Noferi al presidente Eugenio Gianni

Se è intenzione dell’attuale Giunta Regionale onorare le indicazioni espresse dal Consiglio Regionale con le mozioni n. 1079/2017 e n.1311/2018 e precisamente: escludere l’ampliamento della discarica fino a 98 metri; prevedere l’attivazione della Valutazione di Impatto Ambientale ex post; o se la Giunta considera decadute tali mozioni.

Se ha notizie riguardo all’iter delle comunicazioni di reato fatte da ARPAT alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Lucca in data 9 aprile 2018 e presso il Tribunale di Massa in data 6 aprile 2018 o se sono state archiviate;

Cosa ha risposto la Regione Toscana alla lettera del sindaco di Pietrasanta datata 18 giugno 2020; e alla lettera dell’assessore all’Ambiente del Comune di Forte dei Marmi datata 25 novembre 2020;

Se la Regione Toscana intende provvedere, con la celerità che la gravità della situazione richiederebbe, alla sospensione dei conferimenti in discarica e nello stesso tempo ad iniziare la fase procedurale di rilascio ex post dell’Autorizzazione Ambientale Integrata.

Scarica qui interrogazione integrale