DIARIO - di Moreno Bucci, IN TOSCANA

E’ FINITA LA SECONDA GUERRA MONDIALE (di Moreno Bucci)

18 luglio 2016.

 Sembrava a tanti che la caduta del comunismo nell’Unione Sovietica avesse segnato il cambio delle relazioni post belliche. Ma così, veramente non è stato. I restanti vincitori, USA, GB e Francia erano sempre dentro la logica post bellica dei vincitori. Controllo politico-militare degli USA, seguiti dalla Gran Bretagna ed emarginazione della Francia, sempre guardata con sospetto a causa di Vichy.
 Tedeschi e italiani, in particolare, erano sotto controllo, non soltanto militare sul territorio – anche questo era in netto decremento e destinato principalmente nel campo NATO – ma specialmente nel campo della politica e della gestione della società, nei consumi e nei comportamenti.
 Poi si è scatenata la globalizzazione dei mercati, produttivi e finanziari, che ha prodotto un rivolgimento notevole nella griglia di comando sul pianeta. Accanto a questo fatto economico c’è stata la politica di attacco e di invasione degli USA e alleati nei confronti del mondo islamico –successivo alle mosse nell’Afghanistan per costringere l’URSS al ritiro.
 Piano piano, i vincitori del 1945 si sono trovati in un angolo, avendo consumato il vantaggio avuto nel passato dopo il colonialismo e la vittoria sul nazi-fascismo.
 Anche nel campo della società e della politica i vincitori del 1945 hanno perso le fila della guida. Certo l’ “american way of life” sembra aver coperto gran parte del mondo occidentale, ma se in Italia e Germania occidentale il gran lavoro fatto dall’USIS, dal commercio, dalla pubblicità e dai media, pareva aver dato – ed invero molto ha fatto – risultati ritenuti definitivi, niente ha permeato di trasferire questo modo di pensare e di vivere tutti quei paesi emersi dal dominio sovietico o comunista. E se nei Balcani sono ritornati gli asti e gli odi millenari, dall’Ungheria alla Polonia, ai paesi baltici, si è assistito al ritorno a modi di pensare antichi, conditi da una forte dose di odio per i russi. Ma quel che più conta, in quei paesi l’azione di indottrinamento della democrazia e della condanna dei regimi totalitari non c’è stata e quei popoli hanno velocemente ripreso antichi modi di vedere il mondo e di discernere tra bene e male. Sono di queste terre i gruppi neonazisti più virulenti, subito sorti appena che sono caduti i regimi comunisti.
 Ora che gli USA risentono dei danni causati dalla loro politica di guerra e che la crisi che dura dal 2008 ha messo in dubbio numerose certezze, ora che il vantaggio di essere la guida del mondo libero non assicura il ritorno in termini di profitto e di comando, c’è chi – come Trump – cerca di diventare presidente promettendo che gli States torneranno a primeggiare.
 Nel mezzo di tutto ciò resta una politica di contrasto alla Russia ed un comportamento non sempre lineare nei confronti del mondo islamico, anch’esso diviso in fazioni confessionali, dove è nato ed ha a lungo prosperato l’ISIS.
 Tornando all’Europa, dove la Gran Bretagna aveva sempre giocato un ruolo ambiguo in seno all’Unione europea, privilegiando l’insularità della propria politica, ma ciò nonostante sempre recando con sé valori di libertà che le sono propri da secoli, la Brexit, nella sua specchiata semplicità, apre scenari del tutto nuovi, ma anche tradizionalmente retrò.
 Venuta meno la copertura ideologica anglo-americana nell’Europa continentale rispuntano dentro i singoli paesi le chiusure e gli stereotipi di sempre. In fondo questo iniziò già con la guerra dei Balcani, dopo la dissoluzione della Jugoslavia. Riaffiorarono le divisioni causate dagli eventi del passato, valle contro valle, città contro città, comunità contro comunità. Le ferite, pesanti, non sono certo rimarginate a tutt’oggi.
 Qualcosa che nel fondo non è tanto dissimile emerge anche nel cuore dell’Europa. E’ bastato il flusso dei migranti che giungono da Africa e Medio Oriente a scardinare le buone intenzioni da decenni esibite dalle istituzioni europee. Specialmente la “rotta balcanica”, che ha portato direttamente disperati a vagare sulle terre orientali dell’Unione, ha fatto venire a galla i vecchi sentimenti. Umanitarismo? Si, ma non a casa mia.  Di lì l’accordo UE-Turchia per bloccare in terra turca i disperati in fuga da guerra e fame.
 Gli ungheresi, già scivolati in un terreno pericoloso con il governo Orbàn, hanno alzato il muro. E altri stati gli sono andati dietro, dentro e fuori l’UE. L’Austria si scopre troppo piccola e fragile e corre verso l’isolamento. I polacchi non sono da meno.
 Non esiste più un “sogno americano” interno agli stati, ognuno ripercorre il suo passato e l’Unione europea, debole e curvata su sé stessa, non trova la via giusta per fermare la folle corsa del ritorno all’indietro.
 Ma se l’Europa torna indietro non si trovano soltanto filosofi illuministi e amanti della libertà. Qui è nato il fascismo e il nazismo. Il rischio vero è quello di veder risorgere le peggiori tendenze già manifestatesi in seno all’Europa, dalla strage degli Ugonotti, alle camere a gas.
 Si parla di “populismi” crescenti in Europa, ma se fossimo meno politicamente corretti, potremmo affermare tranquillamente che stanno riaffermandosi movimenti neo-nazisti.
 Lo Stato Islamico, figlio di tanti errori dell’Occidente, spinge alla contesa tra le religioni, portando così alla ribalta non gli eredi dei lumi, ma i movimenti razzisti e xenofobi. In Europa può trovare terreno fertile. Dobbiamo attendere le elezioni in Francia e Germania per poter cogliere gli effetti degli attentati sulle maggioranze politiche. Basta poco per segnare il ritorno ad un’Europa continentale di destra, pericolosamente di destra, allorché nel mondo civile dell’Occidente si assiste al ritorno del razzismo negli USA, al golpe turco, al crescente venir meno della reciproca tolleranza all’interno della società civile.