Prof. Carlo Grassi - Decano della Pneumologia italiana
ATTUALITA'

E’ morto il prof. Carlo Grassi

di GIANFRANCO SIVIERI – Si è spento il decano della Pneumologia italiana, la comunità scientifica internazionale perde un grande Maestro.

di Gianfranco Sivieri

Ieri è morto a Milano il professor Carlo Grassi, decano della pneumologia italiana. Se è concesso un confronto, mi sovviene il 5 maggio del Manzoni “...così percossa, attonita / la terra al nunzio sta, / muta pensando all’ultima / ora dell’uom fatale“. Credo che, in uguale misura, la notizia della sua scomparsa abbia ammutolito la comunità scientifica nazionale e internazionale. Ho ricevuto in queste ore sul mio cellulare molti messaggi, essi testimoniano quanto fosse grande la stima professionale e di uomo che lo circondava. Ho pensato di lasciare ad alcuni di questi, il compito di rendergli omaggio.

La pneumologia ha perso l’ultimo vero Maestro.

Ne sentiremo tutti la mancanza, un pezzo di noi che non c è più.

Ottimo Maestro , è stato esemplare per noi tutti. La sua ultima presenza in ottobre al congresso di Gianfranco è stata impeccabile.

Che dolore. Se ne va l’ultimo maestro.

Un mito unico!

Una Vita da Maestro e un Maestro di Vita!!!

Un po’ della nostra storia che se ne va.

Un grande personaggio…VERO.

Un Maestro di scienza e di vita.

La storia della Pneumologia italiana porta il suo nome. Ci ha onorato tutti e ci sentiamo tutti suoi allievi. Uomini come lui non dovrebbero morire mai. Ci lascia tutta la sua signorilità e un po’ del suo sapere e li terremo con noi come una cosa preziosa.

Fino a quando potremo, lo terremo in vita con i nostri ricordi.

Il ricordo più vivo che nutro è per l’Uomo con la ironia che egli condiva ogni discorso, con un sorriso sardonico sulle labbra, che connotava una intelligenza superiore.

Un atteggiamento che, mutate mutandis, lo faceva assimilare a Marchionne, all’ avvocato Agnelli e dai grandi uomini di educazione superiore. Eleganza nei modi.
Ironia con il culto del sapere, della conoscenza, della convivialità

La nostra generazione ha avuto il privilegio di apprendere da lui prima il comportamento nella vita e poi sul lavoro, rispettando tutti con grande signorilità, anche i poveri di spirito.

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