ESTATE SOLFERINO – Le proposte di Solferino libri – Rcs selezionate da TOSCANA TODAY, una garanzia di buona lettura anche per le vacanze.
Un esproprio nell’interesse dello Stato. Siamo nel 1885, da quel momento una piccola e incantevole isola italiana che fronteggia a nordovest la Sardegna è diventata lo specchio di una parte importante della nostra storia. Destinazione dei soldati austro-ungarici nel corso della Prima guerra mondiale (furono decine di migliaia, trasportati per terra e per mare fino a quel luogo lontanissimo, dove arrivarono già decimati) e – circa un ventennio dopo, nell’Italia fascista – luogo in cui furono confinati i deportati etiopi in seguito all’attentato al generale Rodolfo Graziani, viceré d’Etiopia, e alla conseguente feroce repressione della strage di Addis Abeba (1937).
Ma gli anni simbolo di questa storia, quelli sui quali più si concentra questo libro, vanno dal 1970 alla fine del secolo, circoscrivendo il periodo drammatico del terrorismo e della lotta contro la mafia. Nel 1971 l’isola diventa il luogo in cui condurre i primi «presunti mafiosi», quando ancora Cosa nostra «non esisteva» e chi ne parlava o veniva ammazzato o dichiarato pazzo. In quel momento, dopo l’assassinio del procuratore capo di Palermo Pietro Scaglione, finisce all’Asinara don Tano Badalamenti, il boss che impartirà l’ordine di uccidere Peppino Impastato. Nel 1977, per volontà del generale Carlo Alberto dalla Chiesa, all’Asinara nasce il carcere speciale per la lotta al terrorismo. Arrivano sull’isola i detenuti politici appartenenti alle principali organizzazioni criminali, tra cui le Brigate rosse. Nel 1985, mentre si preparano a chiudere l’istruttoria del Maxiprocesso, l’Asinara ospita per ragioni di sicurezza i magistrati Falcone e Borsellino. E ancora, dopo le stragi del 1992, l’isola diventa il luogo di prigionia dei principali boss di Cosa nostra, tra cui Totò Riina.
Sono anni caratterizzati da proteste e azioni della comunità locale per restituire l’isola ai sardi e ripristinarne l’identità naturalistica. Lotte che troveranno compimento nel 1997, con la nascita del Parco nazionale. Un lungo racconto che ci consente di ripercorrere un secolo, il Novecento, a partire da un fazzoletto di terra che ha raccolto le emergenze, le contraddizioni, i conflitti e i misteri di un Paese.
C’è un uomo nel bosco. Vive della sua terra, dei suoi animali, del lavoro delle sue mani. Vive dei suoi ricordi. Le persone vanno a trovarlo con speranza, con stupore, con rabbia: nessuno capisce chi sia, e perché dalla sua comoda esistenza cittadina, da una carriera di cardiochirurgo, sia venuto a rifugiarsi lì. Quell’uomo si chiama Matteo e nella sua vita c’è un prima e un dopo: lo spartiacque è la scomparsa di sua moglie Nora. Di quell’evento senza un perché, improvviso devastante, Matteo non è riuscito a farsi una ragione: ha segnato per lui l’inizio di una deriva, in cui ha smarrito i suoi valori e la sua capacità di amare, fino a toccare l’abisso del Male. Molti anni sono passati da allora e in questo inverno dai giorni tersi e dalle notti inquiete, l’uomo nel bosco si confronta con il suo passato e con la sua coscienza. Rievoca il percorso di una storia d’amore forte e poetica, dolente e allegra.
Ritrova i protagonisti della sua vita, le radici famigliari che hanno fatto di lui la persona che è. Abbraccia con la memoria la figura potente del padre, forse la sola voce capace infine di salvarlo.
«Il destino non è altro che la strada che devi fare per incontrare te stesso» scrive Susanna Tamaro, e nella storia di Matteo e della sua ricerca interiore intesse le domande cruciali sulla vita e sulla morte, sul senso di ogni cosa. Un romanzo tenero e coinvolgente, una riflessione profonda che suscita in ognuno di noi la domanda più grande: siamo ancora capaci di tornare bambini, per poter diventare finalmente grandi?


