Federico Quadrelli (Berlino)
DA BERLINO - di Federico Quadrelli, OPINIONI

EUROBONDS e solidarietà in Europa

Inizia con questo articolo la collaborazione di Federico Quadrelli da Berlino, un’opportunità in più di approfondimento per i nostri lettori

Dobbiamo dircelo: tutto potevamo aspettarci, ma non una pandemia. Davanti a questo fenomeno inatteso e sconosciuto il governo si è trovato davanti a scelte difficili, così l’Europa. Questa pandemia ci ha messo davanti a un’evidenza: abbiamo perso la capacità di reagire efficaciemente contro l’imprevisto. Abituati come siamo a pensare che si possa tutto quantificare, prevedere e razionalmente aggiustare. Purtroppo, la realtà è più complessa e nelle gabbie dei nostri pensieri non ci sta.

E così, anche la politica è in difficoltà: bisogna trovare miliardi subito per far fronte all’emergenza. E questo l’Unione Europea lo ha fatto: il Parlamento Europeo ha sbloccato 37 miliardi di Euro dai fondi strutturali, 9 sono quelli destinati all’Italia. La BCE, al netto delle parole superficiali di Legard, ha messo in campo un piano di acquisti di titoli di Stato per un valore di 750 Miliardi. Tutto questo è molto importante, ma non basta.

Non basta perché quello che questa pandemia ha prodotto è un danno enorme all’economia dell’Italia, ma anche di Spagna e Francia. Ci sono persone che hanno già perso il lavoro. Imprese che, molto probabilmente, ne usciranno a pezzi o non ne usciranno proprio. Gli effetti economici e sociali di questa pandemia si faranno sentire nei prossimi mesi in modo ancora più doloroso. Per questo si parla di interventi straordinari che includano l’emissione degli Eurobonds.

Germania, Olanda e Finlandia si sono dette contrarie. Si parla del Fondo Salva Stati, ma questo è un sistema messo in piedi per emergenze di tutt’altra natura. E va da sé che, a fronte di questa pandemia e dei suoi effetti, non è possibile ragionare con i criteri che sono stati fino ad oggi tenuti in considerazione. La rigidità con cui fino ad oggi Germania, Olanda e resto del Nord-Europa hanno affrontato le questione non appare più comprensibile, né utile.

Servono meccanismi inediti e serve una vera solidarietà intra-europea. Davant a questa sfida non è assurdo dire che se ne potrebbe uscire tutti molto male. In Ungheria il Parlamento ha già ceduto “pieni poteri” al Presidente Orban, i sentimenti nazionalisti risorgono prepotenti e si accompagnano, un po’ ovunque, a un forte sentimento anti-tedesco. Mai realmente assopito.

Fioriscono comunicati e lettere in cui si invita la Germania a ripensare la propria posizione, e viene fatto però nel modo sbagliato: si richiamano gli errori della seconda guerra mondiale, come se l’Italia non avesse una sua gran fetta di responsabilità, e si ribadisce la storia dei debiti scontati. Questo è un capitolo chiuso: è storia. L’Unione Europea nasce per questo. Servono argomentazioni diverse.

Il modo in cui verrà affrontato questo capitolo drammatico della storia dell’Unione Europea, tra Paesi nell’Unione, lascerà segni profondi in futuro. C’è da capirlo e c’è da decidere, insieme, che segno vogliamo lasciare domani. Le responsabilità sono ben diffuse e condivise. Ciascuno faccia la propria parte, con serietà.