COMMENTI E ATTUALITA', PENSIERI BREVI - di Pier Franco Quaglieni

Ferruccio Parri

A proposito dell’evidenza che il Corriere della Sera ha dato ai 130 anni dalla nascita del primo presidente del Consiglio dell’Italia liberata

Cazzullo ha dato spazio ed evidenza sul Corriere della Sera a Ferruccio Parri a 130 anni dalla  sua nascita a Pinerolo, pubblicando una lettera agiografica su di lui. Parri fu volontario nella Grande Guerra e fu un coerente antifascista, diventando uno dei capi della Resistenza. Nel 1945 divenne il primo Presidente del Consiglio dell’Italia liberata e in quella veste rivelò subito la sua inadeguatezza politica. Durò pochi mesi e dovette cedere il posto a De Gasperi. Il suo giacobinismo giellista gli impedì di individuare e affrontare i veri problemi dell’Italia liberata e sconfitta. Il qualunquista Guglielmo Giannini gli storpiò il nome, con una certa dose di volgarità, in “Fessuccio Parmi”.


In effetti, Parri si schierò spesso, lui originariamente repubblicano storico e persino patriota apprezzabile, dalla parte sbagliata: già nel 1953 quando si schierò contro quella che il PCI definì impropriamente legge truffa e che fu invece il tentativo degasperiano di garantire la governabilità, un problema rimasto irrisolto per colpa di Parri e dei suoi sparuti amici che impedirono il premio di maggioranza.


Ma Parri dopo essersi fatto eleggere dal PSI in Parlamento, non eletto nel 1958, ottenne il laticlavio a vita da Antonio Segni. Nel 1968 scopri il vero volto filo comunista prestandosi a presiedere il gruppo della Sinistra indipendente, indipendente da tutti salvo che dal PCI, come una volta mi disse con franchezza Lucio Libertini. Si trattava di filo-comunisti di origine cattolica come Ossicini o di origine laica come Antonicelli. Parri non esitò a mettersi a disposizione del PCI, forse ancora dominato dal rancore che covava dal 1945 quando venne scaricato dalla Presidenza del Consiglio. In verità, venne allontanato dal Governo (che permetteva impunemente al PCI di continuare la guerra civile al nord dopo il 25 aprile) anche con il consenso del PCI che lo considerava un incapace, malgrado gli allori mietuti durante la Resistenza.

Era certo un uomo onesto, ma l’onestà in politica non basta. I grillini stanno dimostrando con la loro evidente incapacità a governare che l’onestà è un semplice prerequisito. Il bilancio della vita politica di Parri  si chiuse in negativo e le agiografie pietose non servono a modificare i giudizi della storia.