Sylvano Busstotti
Focus Opinioni, LA CULTURA

Festival Pucciniano? Ripartire dal progetto di Bussotti

di NICLO VITELLI – Ripartire da Bussotti per costruire un’opera incompiuta: un Festival Internazionale per Puccini nei luoghi di Puccini.

Il libro “Silvano Bussotti e l’opera geniale si propone di far conoscere, come si narra nella premessa, “…quanto e come Bussotti abbia ampliato lo statuto della musica novecentesca, il concetto di arte e le sue prassi…” e i momenti chiave “del suo rapporto con l’opera d’arte…”.

L’arte di Sylvano Bussotti ce la ricordiamo tutti quando a Torre del Lago tra la fine degli anni 70 e i primi anni 80, il Maestro fu alla guida artistica delle stagioni liriche poi trasformate in festival. Anzi, si deve proprio a lui, ad un’azione illuminata della Regione Toscana e ad una realtà locale fatta di tante persone che vi hanno contribuito volontaristicamente e senza nessuna ricompensa, prebenda o cachet, se oggi abbiamo queste strutture e questa organizzazione. Tra i protagonisti di quella svolta della Regione Toscana e del Comune di Viareggio vorrei ricordare Luigi Tassinari, Lino Federigi poi Sindaco di Viareggio a fine anni 80, Alessandro Lippi allora Vicesindaco e dirigente alla Regione, Paolo Barsacchi Sindaco di Viareggio, Gianfranco Tamagnini, Aldo Belli, Milziade Caprili, Giovanni Ciuffreda, Walter Del Seppia, Elios Lippi, Mauro Paoli, Eugenio Belluomini, Paolo Gragnani, Alvi Picchi, Giuliano Ducci, Giovanni Vanni, Mauro Gemignani, Marco Landucci e tanti, tanti altri. Il progetto, nelle sue finalità fu condiviso e sostenuto da una parte della stessa Dc e, tra i leader di allora, va ricordato quello che con più competenza e acume politico si spese per favorire la svolta e tenere assieme le varie e riottose fazioni e componenti democristiane: Federigo Gemignani. Federico Gemignani, che pure rappresentava a quel tempo l’opposizione, fu prima nominato all’unanimità Presidente della Commissione Attività Musicali del Comune di Viareggio e successivamente fece parte del Comitato Pucciniano: quel comitato che impostò la transizione verso la costituzione della Fondazione.

Bussotti fu incaricato di dare agli spettacoli sul lago un senso, una fisionomia, una prospettiva che andasse oltre il rituale di soddisfazione di decine di melomani. Si doveva passare da una stagione lirica minore ad un festival vero creando le strutture e le infrastrutture adatte e realizzando un progetto nuovo. Quale? Far diventare Torre del Lago il punto di riferimento per rappresentazioni di repertorio, uniche per qualità, riproduzione dello spirito e degli intenti drammaturgici di Giacomo Puccini: qualcosa di nuovo ed originale al tempo stesso. Qua a Torre del Lago si sarebbe dovuto assistere a qualcosa di qualitativamente diverso e non tanto e non più solo per il cantante di grido chiamato sul podio. Quanto, invece, per la qualità della rappresentazione, la cura meticolosa dei particolari, l’esecuzione musicale in grado di rendere al massimo il messaggio innovativo delle partiture pucciniane. Rappresentazioni che potessero costituire dei punti di riferimento nazionali ed internazionali e consentissero alle persone, melomani, giovani, turisti e cittadini di assistere a qualcosa di unico.

Così scriveva allora Bussotti: “Un festival pucciniano, oggi, dovrà essere strumento rigorosamente critico; qualificarlo può significare soltanto dedicare alla realizzazione del teatro musicale di Puccini ogni sforzo dialettico al fine di riuscire a realizzare, per ciascuna delle sue opere una edizione di riferimento (a livello internazionale) sino a costruire, nel giro di alcuni anni, un vero e proprio repertorio che divenga la base del Festival per moltissimi anni a venire…. Si deve definire uno stile, secondo il dettato musicale quanto drammaturgico dei testi originali. E ancora “l’idea di Arte e Cultura è riflessa nel particolare concetto di Poesia e Divertimento…la nozione del Piacere dell’estetico dell’arte di Puccini è il primo emblema.”

Con questi riferimenti Bussotti, assieme ad un gruppo di giovani collaboratori avviò questa sperimentazione. E il percorso fu compiuto tra difficoltà enormi di mezzi, di strutture, di risorse, di comprensione e con una battaglia politica scatenata contro dalla destra fascista per i difetti, le difficoltà e le contraddizioni che certo non mancarono ma, soprattutto, per ostacolare l’innovazione e sollevare una vera e propria vandea contro gli orientamenti sessuali del maestro. Oggi cosa resta di quel progetto e di quegli anni memorabili con quelle produzioni che continuano ad essere ricordate come momenti alti dello spettacolo lirico? Niente o poco. Giorgio Battistelli ha elencato idee e priorità condivisibili, compreso il filone da sviluppare tra la musica pucciniana e la musica moderna del novecento ed anche di nuove forme di spettacolo. Proprio Bussotti aveva sottolineato che: “L’opera di Giacomo Puccini non può continuare ad essere isolata dal contesto musicale internazionale che l’accompagnava sul nascere… contesto che ha finito per influenzare, se non determinare originalmente, ed oltre”.

Sylvano Bussotti e il Festival Pucciniano

A mio parere, tra i propositi interessanti espressi dal nuovo Direttore Artistico Battistelli e la realtà, c’è ancora una distanza oceanica da colmare: sia se prendiamo come punto di rilevazione il primo progetto di Bussotti ma anche rispetto al più modesto e successivo progetto di Scolpire l’opera.

Sarebbe auspicabile quindi la riconsiderazione, la ripresa aggiornata e contestualizzata del progetto originario. Attualmente ci sono alcuni piccoli elementi di novità, si scorgono le pennellate del nuovo ma rischiano di essere marginali nel mare del continuismo, di una stagioncina lirica minore che si trascina ormai da anni e che oggi trova un pubblico estivo disposto a tutto pur di fuggire dalle ansie della pandemia e per riprendere un po’ di vita sociale. Quest’ultimo è un aspetto importante che non va trascurato nel futuro.

I condizionamenti delle risorse e le contraddizioni governative sul rinnovamento e la riforma del settore musicale ci sono tutti e pesano come macigni ma, come in altre epoche e in altri contesti finanziari e politici, sarebbe necessario un colpo di reni, quella battaglia culturale e di indirizzo su un progetto compiuto, chiaro che dovrebbe potersi vedere e identificare fin dalla prossima stagione. Rocco Quaglia ha parlato di due opere inedite di Sylvano che hanno difficoltà ad essere rappresentate e promosse.

Ecco il Festival Pucciniano di Torre del Lago, il Comune di Viareggio che è il suo azionista di riferimento, prendano quest’impegno: caratterizzare la manifestazione dell’anno prossimo con un progetto preciso; dentro una linea interpretativa chiara, definita attraverso l’individuazione di obiettivi coerenti; con una rigorosa selezione delle spese e delle iniziative; con un’organizzazione finalizzata alla qualità e non più alla quantità; con la definizione di una programmazione poliennale. In questo quadro sarebbe auspicabile inserire l’obiettivo di valorizzare l’arte musicale di Sylvano Bussotti. Un Festival che, all’interno delle somme disponibili di bilancio, faccia scegliere alla direzione Artistica programma, protagonisti, calendario prove, direttori d’orchestra, senza nessun altro condizionamento. Un festival che ci riporti al centro dell’interesse nazionale e internazionale.

Bussotti si dedicò, negli anni del suo impegno a Torre del Lago, allo studio, all’approfondimento chiamando i maggiori studiosi a discutere di Esotismo e colori locali in Puccini, del finale di Turandot, dei libretti di Puccini. Jürgen Maehder chiamato da Bussotti a collaborare all’organizzazione del primo convegno a Torre del Lago si dedicò proprio allo studio del finale di Turandot sulle tracce delle partiture autentiche: a lui si deve infatti il ritrovamento nel 1979 della versione originale del finale del terzo atto di Turandot ad opera di Alfano, quella che Puccini aveva abbozzato prima del ricovero nella clinica di Bruxelles. Questo impegno di studio e riflessione è stato purtroppo disperso e oggi lo ritroviamo a Lucca con il suo Centro Studi Giacomo Puccini.

E’ possibile avviare una collaborazione tra le due realtà, sul tipo di quella già utilizzata e preziosa per l’esecuzione di opere pucciniane da parte del Teatro alla Scala di Milano e del maestro Chailly? Se una delle istituzioni musicali più rilevanti del nostro Paese si è umiliata ad attivare una collaborazione di quel tipo, che ha consentito di riscoprire parti musicali che Puccini aveva scritto e che per ragioni varie furono poi cancellate, o di rimettere in scena la prima Butterfly del fiasco etc…, non riesco a capire perché ciò non dovrebbe essere praticabile e possibile qua, nella provincia di Lucca e per una istituzione che vuole essere Festival! Perché non promuovere un progetto unico di carattere nazionale ed internazionale su Giacomo Puccini mettendo assieme o in collaborazione le Fondazioni, i Teatri, i beni pucciniani che sono attivi in un raggio di 30 chilometri? E la Regione Toscana non dovrebbe essere in prima linea a sollecitare in tal senso le realtà locali e avviare e promuovere un percorso del genere? Per quale obiettivo? Per dare qualcosa di importante e di unico, nei luoghi pucciniani per eccellenza, a tutti coloro che nel mondo continuano ad amare la musica di Puccini.

E poi c’è il rapporto con il territorio, con le scuole, coi comuni versiliesi, con i lavoratori: Bussotti s’inventò Le prove guidate: migliaia di persone a teatro a vedere montare lo spettacolo e il Maestro che spiegava in tempo reale cosa si stava facendo, i risvolti musicali e drammaturgici delle varie scene. Una lezione di formazione ed educazione durante la vera e reale costruzione dello spettacolo.  

Anche allora ci furono perplessità, resistenze ma Bussotti e la sua Opera geniale, per ricordare il titolo ed anche un significato del libro della Maschietto Editore, seppero far spengere le luci e far tacere tutti: come del resto accadde la sera  di quella eccezionale edizione di Turandot che qualcuno voleva non far partire, voleva fermare prima che il Maestro Yuri Ahronovich cominciasse a battere il tempo, perché c’erano stati problemi nella costruzione del teatro ma, soprattutto, per la guerra omofoba e culturale dichiarata ad un grande artista italiano. E se quell’edizione andò in scena fu grazie anche alla inflessibile condotta di alcuni assessori dell’allora amministrazione comunale che riuscirono a superare i problemi e a consentire alla edizione di aprire nel migliore dei modi.

Ripartire da Bussotti quindi mi sembrerebbe importante per celebrare adeguatamente la sua arte, ed indispensabile per costruire quella che ancora è rimasta un’opera incompiuta: un Festival Internazionale per Puccini nei luoghi di Puccini.

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