Il sistema nazionale della riscossione è da decenni al centro di un dibattito incentrato sulla sua cronica inefficienza, simboleggiata dall’esorbitante mole del cosiddetto “magazzino fiscale”. Quest’ultimo rappresenta l’ammontare complessivo dei crediti affidati all’Agente della Riscossione (AdER) e non ancora incassati, una cifra che ha superato i 1.272 miliardi di euro accumulati dal 2000 in poi.
Per gestire questa complessa operazione di analisi e proporre le soluzioni normative adeguate, il legislatore ha previsto l’istituzione di un’apposita Commissione con il decreto legislativo n. 110 del 29 luglio 2024. L’articolo 7 di tale decreto affida a questo organo il compito di analizzare il magazzino dei carichi affidati fino al 31 dicembre 2024 e di proporre al Ministro dell’Economia e delle Finanze soluzioni per il discarico totale o parziale, secondo una precisa scansione temporale.
La Commissione tecnica sulla riscossione, presieduta dall’ex magistrato della Corte dei conti Roberto Benedetti, ha elaborato una serie di proposte organiche, confluite in una relazione e in parte recepite in schemi di decreti legislativi, che delineano una strategia a due vie: da un lato, una drastica ma necessaria operazione di “pulizia” del pregresso; dall’altro, una profonda revisione delle regole operative per il futuro, volta a prevenire il riformarsi di simili accumuli.
Il primo e più impattante intervento proposto riguarda lo stralcio di una porzione significativa del magazzino fiscale. La relazione suggerisce un maxi-taglio per un valore complessivo di circa 408 miliardi di euro, pari a quasi un terzo del totale. Non si tratta di un condono, ma di una presa d’atto realistica dell’inesigibilità, giuridica o di fatto, di tali crediti.
La composizione di questa massa da “discaricare” è eterogenea e chiarisce la logica sottostante. Secondo la Commissione si tratta di crediti giuridicamente non più esigibili (338,03 miliardi di euro), in quanto relativi a persone fisiche decedute (35,69 miliardi), a società cancellate dal registro delle imprese senza coobbligati (166,73 miliardi), a soggetti le cui procedure concorsuali si sono chiuse (65,22 miliardi) e crediti ormai prescritti (70,39 miliardi).
Ben 70,44 miliardi di euro sono, invece, considerati senza prospettive di riscossione in quanto sono già state oggetto di tentativi di recupero infruttuosi e non presentano alcuna concreta possibilità di incasso.
Se lo stralcio del pregresso è una misura una tantum, il cuore della riforma strutturale risiede nell’introduzione del meccanismo del “discarico automatico” per le quote affidate all’Agente della Riscossione a decorrere dal 1° gennaio 2025. L’articolo 3 del d.lgs. 110/2024 prevede che le quote non riscosse entro il 31 dicembre del quinto anno successivo a quello di affidamento siano automaticamente “discaricate”.
Questo istituto non comporta l’estinzione del credito, ma la sua restituzione all’ente creditore (es. Agenzia delle Entrate, INPS, Comuni). L’obiettivo è duplice poiché, da un canto, si intendono responsabilizzare gli enti creditori, che saranno chiamati a valutare la fondatezza e la riscuotibilità del credito prima di affidarlo e, dall’altro, focalizzare l’azione di AdER sui crediti con maggiori probabilità di incasso.
Il sistema è bilanciato da correttivi. L’articolo 4 dello stesso decreto prevede il “differimento del discarico” in presenza di procedure esecutive o concorsuali pendenti o di piani di rateizzazione in corso. Inoltre, l’articolo 5 introduce la possibilità per l’ente creditore di “riaffidare” il carico all’AdER per due anni, qualora vengano individuati “nuovi e significativi elementi reddituali o patrimoniali” del debitore. Ciò garantisce che il discarico non si traduca in un’impunità per il debitore che occulti i propri beni per poi farli riemergere.
La contropartita a un sistema che prevede il discarico automatico è un inevitabile e necessario rafforzamento degli strumenti a disposizione dell’Agente della Riscossione per agire in modo più efficace ed efficiente nel quinquennio di sua competenza. La relazione della Commissione Benedetti è esplicita su questo punto, suggerendo interventi mirati a superare le attuali criticità.
La proposta più significativa è rappresentata dall’accesso alla consistenza dei conti correnti, con possibilità di conoscerne il saldo. Ciò permetterebbe di avviare pignoramenti presso gli istituti di credito in modo mirato e non “alla cieca”, evitando procedure infruttuose e riducendo i costi.
La Commissione propone, poi, l’utilizzo del patrimonio informativo derivante dalla fatturazione elettronica per individuare i rapporti commerciali del debitore e avviare procedure mirate di pignoramento dei crediti presso terzi.
La riforma, com’è evidente, delinea un cambio di filosofia, privilegiando un approccio fondato sull’analisi del rischio e sulla concentrazione delle risorse.
Dal punto di vista giuridico, il meccanismo di discarico e riaffidamento, se correttamente implementato, realizza un equilibrio tra l’esigenza di certezza dei rapporti giuridici e la salvaguardia del credito erariale. La previsione di una responsabilità dell’Agente della Riscossione circoscritta ai casi di dolo o colpa grave nel compimento di atti che portino alla prescrizione o decadenza del credito (art. 6 del d.lgs. 110/2024) è coerente con un sistema che richiede tempestività ed efficacia, ma riconosce l’impossibilità oggettiva di riscuotere la totalità dei crediti affidati.
In conclusione, la riforma rappresenta un tentativo organico e ambizioso di modernizzare la riscossione in Italia. La sua efficacia dipenderà non solo dalla corretta applicazione delle norme, ma anche dalla volontà politica di dotare l’amministrazione degli strumenti proposti, superando le prevedibili resistenze, in particolare quelle relative all’accesso a dati sensibili come la consistenza dei conti correnti.
Solo un’azione di riscossione rapida, mirata e basata su informazioni aggiornate può infatti rendere credibile il sistema e garantire che il “discarico automatico” non diventi una via di fuga strutturale dagli obblighi tributari, ma uno strumento di efficienza per concentrare le forze sui debitori che possono, e quindi devono, pagare.
Edoardo Ferragina è Avvocato tributarista.
