SPORT DALLA TV - di Tommaso Gardella

Formula 1: 147 milioni di tonnellate di CO2 solo per spostarsi

Qualche tempo fa mi sono imbattuto nel film “Point Break: punto di non ritorno”, un docufilm per la precisione (gratis e in italiano su YouTube), che tratta l’argomento del cambiamento climatico con protagonista e speaker Leonardo di Caprio. Tema che quest’anno ha investito anche la F1, se vogliamo lo sport che meno si addice a sposare la causa capeggiata da Greta Thumberg. Alla mezz’ora del film, più o meno, di Caprio fa visita a Sunita Narain, ambientalista e attivista indiana e direttrice generale del centro per la scienza e l’ambiente.
Sunita critica lo stile di vita mondano degli americani e la loro dipendenza dai combustibili fossili, aggiungendo però che se gli Stati Uniti dovessero cambiare rotta i governi sarebbero costretti a riconoscere lo sforzo e a dire “se c’è la fanno loro, possiamo farcela anche noi”.
L’analogia è chiara e se pensiamo che i team di F1 solo per spostarsi da un gran premio all’altro bruciano circa 147 milioni di tonnellate di CO2, possiamo capire quanto grande sia l’obiettivo che Liberty Media si è posta.
Ad aprire le porte alla causa è stato Lewis Hamilton, sei volte campione del mondo, vegano e molto attento alla questione clima, tanto da aver stilato una lista di possibili azioni da intraprendere per rendere più green i weekend di gara.
La lista è stata accolta da Liberty Media, che intanto ha annunciato con un comunicato di voler rendere ecosostenibili tutti gli eventi del calendario entro il 2025, con cucina a km0 (magari con food truck elettrici) e mezzi di trasporto che vi porteranno al circuito inquinando meno di una sigaretta.
Nel corso dei suoi 70 anni di storia, la F1 ha aperto la strada a tecnologie e innovazioni che hanno contribuito all’evoluzione delle auto che vediamo oggi nelle strade.
Il piano di Chase Carey, proprietario di Liberty Media, come detto riguardante aspetti interni ed esterni al circuito, avrà al suo centro ancora le power unit, il cuore delle monoposto, che combinate con biocarburanti e sistemi di recupero dell’energia rappresentano una straordinaria opportunità per la creazione di unità a 0 emissioni, tracciando così una linea guida per le case automobilistiche.
L’idea è ovviamente ottima, ma alcune riflessioni sono d’obbligo:
Liberty Media introdurrà nel 2021 il budget Cup per rendere più facile l’ingresso in F1 ad altri possibili team. Quelli attuali dovranno riorganizzarsi, azione che secondo le stime renderà la stagione 2020 la più cara di sempre. La transazione potrebbe quindi creare una contraddizione con gli accordi siglati quest’anno, rischiando di mettere in difficoltà i team con meno risorse.
Contraddittorio sarà anche andare a correre in Paesi (USA, UAE E Bahrain) che fanno dei combustibili fossili una parte rilevante del proprio PIL nazionale, che difficilmente compiranno una transizione in 10 anni, e che andranno quindi rivalutati, sia per un politically correct sempre più caratteristico della nuova dirigenza, sia per zittire quella parte di opinione pubblica in attesa di un passo falso da far passare come attentato ai valori che costituiscono l’anima della F1.
Liberty Media dovrà muoversi con cautela e conciliare idee rivoluzionarie ad un mondo conservatore che mal digerisce i cambiamenti. La strada sarà lunga e seminata di ostacoli, ma come diceva Sunita “se ci riescono loro… “