Home IL MAESTRO DEL LAGO - di Delfo Menicucci Giacomo Puccini è stato un genio assoluto

Giacomo Puccini è stato un genio assoluto

by Delfo Menicucci

Giacomo Puccini è stato un genio assoluto, nella vita come nella musica, a dispetto dei suoi detrattori di ieri e di oggi

Hanno tentato di sminuirlo e snobbarlo certi editori, quasi tutti i librettisti coi quali ha lavorato, molti dei suoi amici, la moglie stessa e perfino Arturo Toscanini, col quale ebbe addirittura un litigio alla premiére di La Bohéme al Regio di Torino, fatto poi rientrare da Casa Ricordi dopo svariati anni di gelo. Ma tutti quanti, moglie e Toscanini compresi, hanno dovuto ricredersi ed inchinarsi alla sconfinata saggezza di Giacomo. Anche quelli che oggi lo maltrattano dovranno scontarlo.

I contenziosi legati alle sue eredità sono tutt’ora vivacissimi, molti dei suoi cimeli son destinati alle aste, il suo patrimonio in ville storiche è in completa rovina, per non parlare delle falle nei progetti di celebrazione. Io lo vedo come un novello Colombo che sfida l’opinione di tutti quanti per gettarsi con tutto se stesso nell’impresa nella quale crede fermamente, ritornando dalle Americhe carico di novità e di speranze, proprio nel momento in cui si stavano pagando le scommesse di chi lo aveva dato per perdente. Giacomo Puccini è stato un genio assoluto, nella vita come nella musica, a dispetto dei suoi detrattori di ieri e di oggi.

Di Mozart non sono rimaste neppure le spoglie, ma i salisburghesi hanno saputo farsi perdonare. E Puccini? che ne è della riconoscenza che gli dobbiamo?

Per la morte di Richard Wagner fu organizzato un funerale tanto fastoso a Venezia che ancora oggi desta stupore lo scorrere della sua bara posta su una gondola, per tutte le maggiori calli della città. Per non dire dell’emozione che suscitò il lutto cittadino di tre giorni. Stesse osservazioni non sono certo da farsi nel caso di altri geni della musica, come per esempio Mozart, di cui non ci sono restate nemmeno le spoglie. Ma i salisburghesi hanno saputo farsi perdonare questa loro gravissima incuria dedicando al proprio concittadino uno dei Festival musicali più prestigiosi al mondo! proprio come il Festival dedicato a Wagner, che oggi è uno dei gesti più significativi che la Germania abbia attuato in onore dei suoi genî.

E Puccini? Cosa ne è della riconoscenza che gli dobbiamo? Cosa si sta progettando per produrre nei suoi luoghi un Festival come lui merita? In mano di chi è la necessaria operazione celebrativa che il mondo si aspetta da noi, suoi compaesani e principali eredi dell’indotto che i suoi capolavori dovrebbero produrre?

Domande ingenue

Cosa pensare di quei figli (leggi: noi lucchesi) che dilapidano tutta l’eredità del padre (leggi: Puccini)?

Cosa pensare di quei figli (come sopra) che fanno gestire l’eredità del padre da uno che non sa far di conto (il ragioniere che nulla sa di musica)?

Cosa pensare di quel vivaista che per seminare i suoi fiori preferiti regala quintali di tartufi che ha trovato in quel terreno (Puccini)?

A cosa serve un festival se non a commemorare il dedicatario?

Dove creare un festival Puccini che sia realmente commemorativo se non nella sua Lucchesia?

Se Puccini fosse nato in America, in Cina, in Giappone, quanti festival gli avrebbero dedicato?

Il festival di Puccini a Torre del lago di festival ha solo il nome

Il festival Puccini di Torre del Lago Puccini è un festival solo nella denominazione. Come ho avuto modo di dire in precedenza, la musica è un accessorio al godimento del panorama notturno del lago, di cui è possibile beneficiare con o senza l’ascolto concomitante di opere liriche. Toscanini stesso esprimeva con questo aforisma, rimasto poi nell’aneddotica universale, cosa pensasse dell’esecuzione di musica all’aperto: «All’aperto si gioca bene a bocce!»

Dall’altra parte, Puccini stesso dichiarò il teatro Del Giglio di Lucca inadatto per dimensioni all’esecuzione delle sue opere. Verrebbe da concludere, nemmeno troppo avventatamente, che Viareggio abbia perso un’occasione irripetibile per costruire un teatro coperto come si deve ad un Festival musicale degno di questo rango, invece di ricostruirne un altro all’aperto, per di più con una acustica peggiore del precedente. Questo dato, da solo, dimostra in che considerazione si tengono i suoi capolavori.

Domande provocatorie ma obbligatorie

È questo che vogliono i cittadini della Versilia? Sono consapevoli che un giocattolo come quello con cui si gioca a scapito della musica di Puccini va a gravare in buona parte nel loro portafogli e che, proprio in virtù di questo dato, hanno facoltà di avanzare tutti i diritti a dire la propria, sia sulla voce del continuo disavanzo come su quella, ben più cospicua, del mancato introito!?

Se non ne guadagna Puccini (e non c’è bisogno di controprove!), allora chi ci guadagna a mantenere a questo livello il Festival a Torre del Lago Puccini? (non sarebbe più onesto, per esempio, convogliare tutte le energie sul Carnevale per farne il migliore carnevale del mondo?).

Lucca, per esempio, non si strugge certo dalla voglia di commemorare il suo più illustre figlio ma, dall’altra parte, ha scommesso tutto sul Fumetto, dotandosi di museo, di fiera, di festival, di scuola e di mostra, tutte quante dotazioni esclusive nel mondo. Per non parlare del Summerfestival, che è diventato in breve tempo uno dei più importanti festival rock del mondo. E Lucca ha vinto la sua scommessa. I ricavi di queste iniziative parlano chiaro sull’esito degli investimenti che i cittadini hanno fatto!

E’ questo il modo dei versiliesi di commemorare Puccini?

Se commemorare Puccini sta ai versiliesi, è così che intendono commemoralo? È con questa noncuranza che mettono mano al portafoglio pur sapendo di investire in una operazione in perdita? Oggi vanno di moda le statistiche, non è vero? Chissà se il direttore è d’accordo con me nel lanciare dal suo giornale on-line un pubblico sondaggio del tipo: “Ai versiliesi sta bene onorare Puccini in questo modo, sapendo per certo che i suoi capolavori potrebbero fruttare alla Versilia quanto frutta il casinò a Montecarlo?”

Tanto per uscire allo scoperto io, come anche altri, saprei fare di meglio e lo proclamo apertamente: sia per le questioni di bilancio, sia per quelle legate alla commemorazione, sia per quelle legate alla esecuzione delle opere del Maestro, sia per disegnare un indirizzo a lungo raggio. Ma se le bocce restano perennemente ferme significa che Puccini non interessa a nessuno e il Festival ancora di meno. Quindi la questione cruciale resta sempre la solita: chi ci guadagna dal mancato guadagno della Versilia?

Io un’idea ce l’ho ed è quella che mi sono fatto confrontandomi con gli addetti ai lavori di tutto il mondo, che sostengono tutti quanti la mia stessa tesi. Buona riflessione.

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