Delfo Menicuci

Giacomo Puccini insultato, una ricchezza dilapidata

di DELFO MENICUCCI – Il grado di civiltà di un popolo lo si misura anche dalla considerazione che quel popolo ha del proprio teatro

Giacomo Puccini è la ricchezza della Versilia. E questa non è un’opinione. Quando sento politici che si affannano a spiegarci che sono bravi a trovare finanziamenti pubblici per tenere a galla il Festival Puccini di Torre del Lago attraverso personali conoscenze nel campo finanziario, distribuendo ruoli a uomini capaci di dialogare con poteri superiori, nominando personaggi che aprono il loro portafoglio per il Festival, io non ci sto. Se il Festival fa parte del fatidico dissesto finanziario del Comune di Viareggio (e lo dimostrano le tasse che i viareggini pagano per mantenerlo) significa che questi politici non hanno capito nulla di Puccini e, ancor peggio, che nascondono ai cittadini una evidente realtà.

La realtà dice che Puccini è il compositore più eseguito al mondo. Partendo da questo dato inconfutabile, le risposte come questa non si possono accettare: “Cosa vuoi… all’aperto si fa quello che si può!”. Forse, sarebbe il caso di fermarci a parlare proprio delo teatro. Viareggio ha deciso anni fa di costruire un nuovo teatro stabile in sostituzione dell’arena che ogni anno veniva montata e smontata per l’occasione: l’hanno ricostruito di nuovo all’aperto (per altro posizionato con meno acustica rispetto al precedente), e senza alcuna previsione costruttiva che ne consentisse l’uso al chiuso anche oltre la stagione estiva.

La leggenda semi-metropolitana: “Cosa vuoi… si è costretti ad allestire sempre le stesse opere!”. Risposta: Puccini non si esegue sempre con gli stessi interpreti e sempre nella stessa maniera. Esistono molti modi per eseguire i suoi capolavori.

Il disinteresse del pubblico locale.:“Cosa vuoi… i viareggini non vengono a teatro!”. Risposta: per prima cosa domandati perché. Ne conosco tanti che piuttosto di andare a Torre Del Lago vanno all’Arena o allo Sferisterio. E rimane sempre valido il vecchio detto che recita: “Se la gente non va a teatro, il teatro deve andare dalla gente!”. Certo è che questa operazione di coinvolgimento culturale della città non si fa elargendo a casaccio oltre 15.000 biglietti omaggio.

L’orchestra: “Cosa vuoi… l’orchestra è quello che è!”. Risposta: prova a farla dirigere da un direttore di livello, anziché praticamente privatizzarla in virtù degli amici e della politica! E poi… il Coro: “Cosa vuoi… il coro è raccogliticcio e si scioglie alla fine della stagione!”. Risposta: prova a farlo dirigere da un direttore bravo, come succedeva prima (Romano Gandolfi in primis). Il meteo: “Cosa vuoi… si spera sempre nella clemenza del meteo!”. Risposta: Anche Verona, Macerata e Taormina hanno problema del meteo, eppure espongono bilanci di tutt’altro livello. I dipendenti: “Cosa vuoi… abbiamo solo pochi dipendenti!”. Risposta: la Scala e l’Arena hanno un solo soggetto responsabile sia degli aspetti artistici sia di quelli amministrativi, tutti quelli che lavorano lì sono musicisti! E chi musicista non è nell’ambito gestionale ha un curriculum da vantare pubblicamente. Le responsabilità: Il sindaco di Milano, ad esempio, risponde in prima persona dell’andamento della stagione e del bilancio della Scala. E a Viareggio, chi risponde?

Bertold Brecht ci ha lasciato in eredità un pensiero che recita: “Il grado di civiltà di un popolo lo si misura dalla considerazione che quel popolo ha del proprio teatro”. Si deve dedurre che Viareggio sia una città incivile?

La domanda, dunque, sorge spontanea: a chi serve il Festival Puccini così come è? A Puccini no di sicuro, anche lui la pensava come Toscanini che diceva: “All’aperto si gioca bene a bocce!”. Serve alla musica? nemmeno, considerando il livello della qualità. Serve ai cittadini di Viareggio? a loro esclusivamente per pagare più tasse. Serve alle attività commerciali? men che meno perché i pullman sbarcano i pensionati di Cuneo alle 7 la sera, giusto in tempo per far loro mangiare il panino che si son portati appresso, e poi ripartono subito dopo la recita.

Provate invece ad immaginare cosa sarebbero capaci di organizzare nel resto del mondo se Puccini fosse nato in Germania, in Cina, in America, in Francia, in Russia, in Giappone e via dicendo! Chiedetevi se il boccascena più grande del mondo va riempito solamente con un enorme sasso di vetroresina!

Provate ad immaginare quante produzioni del Festival Puccini si potrebbero esportare, ben pagate, a livello internazionale: non sorge il sole una volta senza che almeno in un teatro del mondo non venga rappresentata La Bohéme! 

Provate a realizzare che gli sponsor pubblici e privati sono già pronti a fare a pugni per finanziare Puccini e tutto quello che gli è appartenuto! Se solo avessero un modo per farlo.

Provate ad immaginare Torre Del Lago Tempio della musica di Puccini, come Pesaro lo è per la musica di Rossini, Bergamo per Donizetti, Salisburgo e Bayreuth per i capolavori di Mozart e Wagner.

E rispondete a queste semplici domande: secondo voi, Giacomno Puccini si merita di elemosinare continuamente soldi? Questo è l’amore che nutriamo verso il nostro genio? Questa è la riconoscenza che il luogo dove ha scelto di scrivere la sua musica gli offre? Questa è l’eredità pucciniana che che i conterranei del maestro meritano? Allora, la conclusione non può essere che una: i nostri politici amano tutto meno che l’arte e il bello.