Home PENSIERI BREVI - di Pier Franco Quaglieni Giampaolo Pansa, giornalista colto e libero

Giampaolo Pansa, giornalista colto e libero

by Pier Franco Quaglieni

Giampaolo Pansa è scomparso il 12 dicembre all’età di 85 anni

La morte di Gian Paolo Pansa priva il giornalismo italiano di una delle sue firme storiche più significative. Un giornalismo colto e libero che non ha nulla a che vedere con i giornalistini di oggi. Grande inviato, ha descritto la politica con onestà e indipendenza. Partito da posizioni nettamente di sinistra, Pansa aveva avuto il coraggio di prendere le distanze da Scalfari e dal suo scudiero Mauro, dall’Espresso e da Repubblica, dei quali fu uno dei giornalisti più importanti. Come me era stato allievo di Sandro Galante Garrone, con cui discusse una tesi sulla Resistenza che venne pubblicata e suscitò grande interesse. Fu alla Stampa e poi al Corriere della Sera prima dell’esperienza al gruppo radical-chic Caracciolo-De Benedetti. Con il suo Bestiario ha saputo raccontare la politica in modo nuovo e avvincente come oggi nessuno sa fare.

Da un certo momento in poi Pansa vide i limiti di una certa vulgata antifascista, riprendendo a livello non accademico il discorso avviato da Renzo De Felice. E seppe anche capire i limiti di un giornalismo di tipo scalfariano: fazioso, aggressivo, spesso scandalistico e mendace. Con il suo libro “Il sangue dei vinti” ebbe il coraggio di iniziare a documentare gli eccessi della guerra civile: fu una scelta importante che provocò contro di lui un’aggressione violentissima dell’Anpi e dei soliti faziosi . Io gli conferii il Premio Pannunzio e venni duramente attaccato. Ci fu un professorino torinese, che non merita di essere citato e che non ha mai visto oltre la scolastica del Gramscismo, che lo accusò di non essere credibile perché non metteva le note in calce alle pagine dei suoi libri, dimenticando che tutti i fatti raccontati da Pansa non vennero mai smentiti da nessun. Il giorno dopo del Premio partecipai ad un convegno su Piero Calamandrei e sentii il gelo
attorno a me
: le vedove di Galante Garrone e di Agosti fecero finta di non conoscermi; la nipote di Calamandrei mi disse invece che avevo fatto bene a premiare Pansa perché aveva contribuito ad eliminare la retorica che aveva imbalsamato la Resistenza. Tra i tanti premiati del Premio Pannunzio fu l’unico, insieme a Spadolini , che si pago l’albergo. A cena al “Cambio “, quella sera, si stabilì tra noi un dialogo che purtroppo non riuscimmo a continuare. Davanti al ristorante dove si teneva il Premio c’era la presenza della Polizia per evitare eventuali contestazioni violente di cui Pansa era stato vittima in altre città dove tentarono di impedirgli di parlare.

Pansa mi parve un uomo mite e indipendente. Ha avuto un numero altissimo di lettori e di persone che li stimavano. Era un piemontese di Casale Monferrato che era andato oltre i limiti di certo antifascismo giellista e comunista. Lentamente Pansa aveva capito che certa storiografia resistenziale e certo giornalismo di sinistra erano tendenziosi e non più accettabili. Seppe prenderne le distanze, affrontando le scomuniche e l’intolleranza. La sua opera può aver avuto dei limiti perché Pansa era solo un giornalista e non uno storico vero, perché non seppe contestualizzare le vicende terribili che raccontò‘ in quanto il sangue dei vinti è anche conseguenza del sangue dei partigiani ammazzati da tedeschi e fascisti. Ma è fuor di dubbio che le cose raccontate da Pansa fossero totalmente corrispondenti al vero, checché ne scrivessero certi maestrini dalla penna rossa, dediti alla diffamazione sistematica nei suoi confronti. Poi c’è stato un periodo in cui Pansa, esacerbato dagli insulti e dall’astio manifestato con livore crescente verso di lui, finì per esagerare scrivendo su testate volgari come Libero e addirittura La verità. Cessai di leggerlo perché quei giornali io mi rifiuto di leggerli. Ripresi con i suoi articoli quando iniziò nuovamente a scrivere sul Corriere della Sera: era purtroppo ormai un Pansa privo di mordente , vecchio e stanco. Mi spiacque doverlo constatare, ma il vecchio leone ormai non era più se stesso. Ma va detto che Pansa è stato un grande giornalista italiano che fece dell’onestà intellettuale la sua bandiera. Spero che la destra estrema di oggi, ignorante e semplicista, non voglia impossessarsi del suo nome che non gli appartiene.

Insieme a Indro Montanelli e Oriana Fallaci, Pansa rappresenta il meglio che il giornalismo italiano ha rappresentato negli ultimi cunquant’anni e per contrasto rivela la miseria del giornalismo settario di Scalfari e di Feltri che su trincee opposte hanno contribuito a creare disinformazione e aggressioni politiche indecenti. Pansa aveva vissuto con disagio Tangentopoli e si convinse che la liquidazione di un’intera classe politica, comunisti e neo fascisti esclusi , fosse un golpe. Ne parlammo quella del Premio Pannunzio. Peccato che non sia stato più possibile continuare quel discorso. Da un rapporto con lui ne sarei stato arricchito, ma tutti i suoi libri non me li sono mai persi. Aveva una capacità straordinaria di scrittura che pochi hanno avuto. Una limpidezza di stile che corrispondeva all’integrità della sua mente libera. Giornalisti come lui mancano totalmente in questo disgraziato Paese in cui il protagonismo televisivo di certi personaggi è inversamente proporzionale al loro profilo giornalistico. Se i giornali non si vendono più è colpa anche del fatto che di gente come Pansa si è persa traccia.

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