ATTUALITA', IL VASO DI PANDORA - di Beatrice Bardelli

Grande Guerra. Quei soldati fucilati rimasti senza giustizia

di BEATRICE BARDELLI – La riabilitazione di 750 soldati italiani fucilati dai Tribunali Militari per “reato contro la disciplina”.

Il 10 marzo scorso, la Commissione Difesa del Senato ha approvato, su proposta della presidente Roberta Pinotti, la Risoluzione n.31, con la quale verranno riabilitati giuridicamente e verranno riconosciuti come vittime di guerra i 750 soldati fucilati durante la Grande Guerra, o in seguito ad una sentenza di condanna a morte emessa dai Tribunali militari o in seguito ad un processo sommario, per aver commesso un “reato contro la disciplina”. Questi 750 soldati non sono stati, ad oggi, considerati “caduti per la patria” ed i loro nomi  non figurano nell’Albo d’Oro dei Caduti nella Grande Guerra e nemmeno nei monumenti in ricordo dei Caduti nelle guerre, presenti nei Parchi della Rimembranza istituiti in tutti i Comuni ed anche nelle frazioni comunali. Questi militari fucilati in seguito a condanna a morte non esistono. Con questa Risoluzione potranno essere,  finalmente, considerati “caduti in guerra” ed i loro nomi potranno essere inseriti sia nell’Albo d’Oro che nei monumenti ai  Caduti.

L’Anpi di Pisa. Sempre attento sostenitore e sensibile difensore della memoria storica, il presidente provinciale dell’ANPI (Associazione Nazionale Partigiani d’Italia) di Pisa, Bruno Possenti, ha redatto un comunicato stampa che ricorda l’accaduto con la proposta finale che, il 4 Novembre, in occasione della celebrazione della Giornata dell’Unità nazionale e delle Forze armate, sia ricordata questa pagina triste e poco conosciuta della nostra storia.

Il comunicato stampa

Durante la Prima guerra mondiale i Tribunali militari emisero sentenze di condanna a morte a seguito di processi sommari e senza le garanzie giuridiche. Circa 750 soldati furono fucilati per aver commesso “reati contro la disciplina”. Circa 300 furono fucilati senza processo, in base al codice militare in vigore che dava ampia libertà a chi aveva il comando. In molti casi per estrazione a sorte, le cosiddette ‘decimazioni’.

Il 10 marzo u.s. la Commissione Difesa del Senato ha approvato all’unanimità una risoluzione con la quale stabilisce che saranno riabilitati giuridicamente e riconosciuti “vittime di guerra”. Inoltre impegna il Governo “ad affiggere, nel complesso del Vittoriano a Roma, una iscrizione dei militari italiani fucilati nel corso della Prima guerra mondiale per reati contro la disciplina, a seguito dei processi sommari e senza l’accertamento della loro responsabilità”.

Il 7 maggio u.s. il Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia ha approvato una proposta di legge per riabilitare i militari fucilati all’interno dei suoi attuali confini. Ha istituito una “Giornata regionale della restituzione dell’onore”, da celebrarsi il 1° luglio di ogni anno, anniversario della fucilazione di quattro alpini, vittime della spietatezza dell’alta gerarchia militare di quell’epoca.

Venerdì 16 luglio u.s., nell’anniversario della cosiddetta ‘decimazione’ della Brigata “Catanzaro”, a Padova è stata scoperta una lapide a ricordo.

Il Comitato provinciale ANPI di Pisa ritiene doveroso che anche nella nostra Provincia sia riconosciuto il sacrificio di tali caduti. Propone che ciascun Comune dedichi alla loro memoria una lapide. Sarà un atto solenne di riparazione storica. Un atto dovuto anche alle famiglie che, oltre al dolore per la perdita dei loro cari in circostanze crudeli e drammatiche, hanno dovuto sopportare il peso del pubblico disonore.

Chiede inoltre che, il 4 Novembre, in occasione della celebrazione della Giornata dell’Unità nazionale e delle Forze armate, sia ricordata questa pagina triste e poco conosciuta della nostra storia.

La Risoluzione

E’ stata approvata a seguito della presentazione dei Disegni di legge n.991 (presentato il 19 dicembre 2018 da vari Senatori) e n.2034 (presentato il 20 dicembre 2020 dalla senatrice De Petris) per la riabilitazione dei militari fucilati in seguito ad una condanna a morte emessa dai tribunali militari oppure vittime di esecuzioni sommarie. Già prima, nel 2015, erano state presentate alla Camera dei deputati alcune Proposte di legge che, discusse in Commissione Difesa, approdarono in un testo unificato che riconosceva la riabilitazione e che venne approvato all’unanimità in Aula il 21 maggio. Purtroppo, al Senato, la Commissione Difesa stravolse il testo approvato dalla Camera e che prevedeva, non più la riabilitazione dei militari fucilati  ma la… concessione del “perdono”. Del caso di quei soldati si era occupato nel primo dopoguerra il generale Donato Antonio Tommasi, già a capo della magistratura militare nella Grande Guerra, quando, nell’estate del 1919, durante la discussione alla Camera sulla relazione della Commissione di inchiesta sulla disfatta di Caporetto, vari Deputati socialisti avevano sollevato il problema delle esecuzioni sommarie e delle decimazioni fatte al fronte. Fu lui che riuscì ad accertare, dopo un’ indagine durata appena un mese, circa 350 casi di giustizia sommaria verificatisi al fronte su cui presentò una sua Relazione al Governo. Si tratta dell’unico studio esistente, ad oggi, sull’argomento. Quella Relazione rimase nell’oblio della Storia per quasi 50 anni e fu scoperta, per caso, nell’autunno del 1966, dal giornalista Stefano Canzio che pubblicò un articolo sulla rivista “Calendario del popolo”.

I punti chiave del testo

La Risoluzione impegna: 1) il Governo ad apporre, a cura del Ministero della Difesa, nel Complesso del Vittoriano (Altare della Patria), a Piazza Venezia, a Roma, una “iscrizione (lapide) in memoria dei militari fucilati nel corso della Prima guerra mondiale per reati contro la disciplina, a seguito di processi sommari e senza l’accertamento delle loro responsabilità, per offrire una testimonianza di solidarietà ai militari caduti, ai loro familiari e alle popolazioni interessate”; 2) il Ministero della Difesa a pubblicare i nomi dei fucilati e le “circostanze delle loro morte”, dandone comunicazione al Comune di nascita, per la “eventuale pubblicazione nell’albo comunale”; 3) il Governo a “garantire la piena fruibilità degli archivi della Forze Armate e dell’Arma dei Carabinieri per tutti gli atti, le relazioni ed i rapporti  legati alla gestione della disciplina militare ed alla repressione degli atti di indisciplina o di diserzione”; 4) il Governo “a promuovere ogni iniziativa volta al recupero, anche a livello locale, della memoria di tali caduti ed ogni attività di ricerca storica che contribuisca alla ricostruzione delle vicende dei militari condannati alla pena capitale”. 

I Comuni più attivi

Al riguardo – si legge sul sito de “L’Incontro” del 9 aprile scorso – ricordiamo che già alcuni Comuni, sollecitati dai familiari dei militari uccisi, hanno preso la iniziativa di riabilitare moralmente i concittadini ingiustamente fucilati, spesso per dare l’esempio, inserendo i loro nomi nel Monumento ai Caduti o dedicando ad essi una strada. A questo riguardo, ricordiamo la trentennale battaglia intrapresa dal signor Mario Flora, nipote del caporale maggiore Silvio Gaetano Ortis, fucilato dopo un processo sommario, il primo luglio 1916 a Cercivento (Udine), insieme ad altri tre alpini del battaglione Monte Arvenis, come “agenti principali” del reato di “rivolta in faccia al nemico” per aver proposto al capitano di attaccare di notte, e non di giorno, una postazione austriaca, difesa con varie mitragliatrici, ubicata sulla cima del monte Cellon, a 2.200 metri di altitudine, che controllava il passo di Monte Croce Carnico. La iniziativa è stata sostenuta dai Comuni di nascita dei quattro alpini, che hanno dedicato ad essi una strada. Ricordiamo inoltre il Comune di Castelfidardo, che da alcuni anni ricorda il proprio cittadino Attilio Ruffini, fatto fucilare immediatamente dal generale Andrea Graziani  (nominato il 2 novembre 1917, dal generale Cadorna, Ispettore del “movimento di sgombero” delle truppe in ritirata verso il Piave dopo la disfatta di Caporetto), senza alcun processo, neppure sommario, per non aver tolto di bocca la pipa mentre sfilava con il suo reparto davanti a lui, nel paese di Noventa Padovana (vicino a Padova) il 3 novembre 1917. Anche questo Comune ha solennemente ricordato il soldato Ruffini in occasione del centenario della sua fucilazione. Si deve anche ricordare che il generale Graziani è considerato responsabile di almeno altre 51 fucilazioni, alcune delle quali collettive, tutte documentate”.