Berlino Germania
DA BERLINO - di Federico Quadrelli, OPINIONI

Green Pass? No gossip! La Germania e l’Italia

di FEDERICO QUADRELLI – In Germania lo Stato non interviene sulla sfera personale dei cittadini, ma prevale la responsabilità delle persone.

Nelle ultime settimane abbiamo assistito a manifestazioni in diverse piazze d’Italia dei No Vax, che ora si possono definire No Greenpass. Piazze che hanno ottenuto sui media nazionali una grande attenzione, ma che nella sostanza hanno visto mobilitate poche persone. Nelle piazze erano presenti anche movimenti di estrema destra, oltre ad esponenti già noti alle forze dell’ordine. Insomma, un brutto spettacolo.

Oltre alla contrarietà ferma – e per nulla giustificata – al Greenpass, c’è anche la contrarietà a una qualsiasi forma di obbligatorietà dei vaccini. Tema in discussione non solo in Italia, ma anche in Germania, un paese dove lo Stato, per ragioni storiche molto note, evita di intervenire in modo diretto in ambiti della vita delle persone che sono reputati sensibili. Questo non significa che non intervenga, però.

Davanti a quello che sta accadendo è bene distinguere due cose: (1) il diritto alla libertà d’espressione e di manifestazione, dove chiunque può, nei limiti del rispetto delle regole e della legge; manifestare il proprio pensiero e dissenso nei confronti delle scelte che la Politica compie; (2) la non lecita, pericolosa e direi anche criminale, tendenza a diffondere durante queste occasioni notizie false per alimentare dubbi, paure e sfiducia nei confronti della scienza e delle scelte che vengono prese per tutelare la salute pubblica. Non da ultimo anche il ricorso alle offese e alle violenze anche fisiche, basti pensare a quanto accaduto al giornalista di FanPage a Firenze settimana scorsa.

Non esistono complotti né esperimenti sulla pelle delle persone. Il paragone che viene fatto con la sperimentazione nazista nei campi di concentramento o il progetto di sterminio degli ebrei è pure indecenza. Inaccettabile sotto ogni punto di vista. Nella mia personale esperienza a Berlino posso testimoniare che, se il governo tedesco non ha ancora deciso niente in merito ad eventuali obblighi vaccinali, ha però predisposto regole molto ferree di controllo e sanzioni a chi non rispetta le imposizioni sull’uso della mascherina, per esempio, sui mezzi pubblici o nei locali. La cosa da sottolineare, e molto importante, è che i negozianti, i ristoratori, i piccoli commercianti sono loro stessi a richiedere non solo l’uso della mascherina per entrare nei negozi, ma anche di esibire un test negativo fatto entro le 24 ore precedenti e di registrarsi, dando i propri dati personali, attraverso una App apposita (LucaApp) o compilando i moduli cartacei. Certo, non significa che in tutta la Germania, il 100% segua le regole in modo perfetto, ma tendenzialmente la mia esperienza è questa.

Di fatto la metà della popolazione ha già il Greenpass, che è usato in sostituzione dei test veloci per il covid – che, c’è da dire, in Germania sono gratuiti per i residenti permanenti, non per i turisti, ovviamente – sia per accedere a locali, ristoranti o negozi, sia per viaggiare sui treni o sugli aerei.

Anche in Germania ci sono state manifestazioni di No Vax e No GreenPass, ma anche contro l’uso della mascherina e dei test, con il solito slogan che paragona il governo a un regime dittatoriale. La copertura mediatica è stata però decisamente contenuta e soprattutto sempre accompagnata da analisi critiche.

Si tratta di porzioni assai minoritarie della popolazione, in Italia come in Germania, eppure in Italia hanno ricevuto dai media una grande, direi proprio eccessiva, attenzione. Allora forse la domanda da porsi è un’altra, ossia perché viene dato così tanto spazio a queste iniziative e soprattutto perché viene concesso spazio a chi diffonde consapevolmente fake-news, dati falsi e teorie complottistiche senza una corretta e costante contro-informazione?

Il giornalismo italiano dovrebbe forse ripensare se stesso, riscoprire un po’ il senso del proprio ruolo e della propria responsabilità. Perché la sensazione è che la ricerca del sensazionalismo e dello scandalo prevalga sempre sul bisogno di informare e, in un certo senso, formare.

(foto: licenza pxhere – https://pxhere.com/it/photo/843874 )