Home MERAVIGLIE DELLA MENTE (Ugo Cirilli) Guardare la vita con nuovi occhi

Guardare la vita con nuovi occhi

by Ugo Cirilli

L’ipotesi dell’hedonic treadmill ci aiuta a guardare la vita con occhi nuovi
Siamo immersi in un consumismo dilagante: le pubblicità cercano di instillare in noi, continuamente, nuovi desideri. Poiché le nostre abitazioni spesso sono già piene di smartphone, pc, tablet, elettrodomestici, abiti alla moda e altri beni, il marketing lavora sull’aspetto emozionale. Tende a creare associazioni mentali tra determinati prodotti e uno stile di vita brillante, di successo: compra e ti sentirai realizzato. In tale scenario è più che mai attuale l’ipotesi dell’hedonic treadmill, che offre una possibile spiegazione al cosiddetto paradosso di Easterlin.
Ok, andiamo per ordine partendo proprio dal paradosso. Nel 1974 Richard Easterlin, americano, docente universitario di economia, coniò questa definizione per alludere a un fatto che può sorprendere: la felicità di un individuo sembra crescere in proporzione all’aumento del reddito, ma solo fino a una certa soglia (stimata in circa 15.000 dollari l’anno). Oltre, la correlazione si fa più debole fino a svanire: pare che oltre i 30.000 dollari all’anno il miglioramento del tenore di vita non determini più un corrispondente aumento della felicità.
La metodologia di indagine di Easterlin era piuttosto basilare (ai soggetti intervistati veniva semplicemente chiesto quanto si sentissero felici), ma studi recenti, tra i quali uno di Forbes del 2017, forniscono dati a favore dell’esistenza del paradosso.
Perché si osserva questo effetto?
Entra qui in gioco l’ipotesi dell’hedonic treadmill, che ci dà una possibile, interessante risposta. Il termine venne coniato per la prima volta nel 1971 dagli psicologi Brickman e Campbell, ispirandosi a un concetto dibattuto già nel ‘600: all’aumentare della ricchezza, aumentano anche le aspettative e le ambizioni. Per questo, anziché sopraggiungere una nuova felicità, l’individuo può trovarsi preda di nuovi desideri, anche materiali.
Da un punto di vista psicologico, secondo l’ipotesi dell’hedonic treadmill studiata da vari ricercatori, ciò accadrebbe perché l’essere umano ha una forte capacità di adattamento e tende a mantenere un equilibrio emotivo. Riesce ad abituarsi a situazioni spiacevoli e ad affrontarle, così come non si lascia travolgere da un’euforia molto prolungata. Anche un netto miglioramento del tenore di vita, nel tempo, diverrebbe quindi abitudine.
Il problema è che in un contesto come il nostro la realtà propone continuamente nuovi beni e svaghi, anche del tutto superflui, con i quali vivere un “brivido” consumistico. E questo vale particolarmente quanto più aumenta la disponibilità economica: diventa così possibile scivolare in un vortice di acquisti inutili, per tenere accesa una fiamma d’eccitazione destinata comunque a svanire. Inoltre, una volta abituati ad alti livelli di benessere materiale, l’asticella dei beni richiesti per sentirsi appagati può innalzarsi sempre più.
L’ipotesi dell’hedonic treadmill è molto discussa e alcuni studiosi la contestano, sostenendo che eventi molto positivi (come un aumento notevole del tenore di vita) possono portare miglioramenti della felicità che durano anche anni.
Su un piano più semplice, però, a tutti noi sarà capitato di notare come un nuovo acquisto, magari di un cellulare o di un capo d’abbigliamento all’ultima moda, dopo un po’ non ci suscitasse più la soddisfazione iniziale: ci eravamo “abituati” ad averlo.
È quindi del tutto plausibile pensare che il consumismo, soprattutto quando ci circonda di cose in fondo inutili, porti solo soddisfazioni passeggere.
Allora, a cosa dobbiamo puntare per migliorare davvero la nostra quotidianità? Indicazioni interessanti arrivano dalla “Teoria del benessere” dello psicologo Martin E. P. Seligman, fondatore della Psicologia positiva. Secondo la sua visione, frutto di studi scientifici, le relazioni sociali positive, la percezione di un senso profondo nella propria vita e il coinvolgimento in attività stimolanti sono fattori più rilevanti del reddito, nel determinare la soddisfazione esistenziale.

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