Guillottin e il diritto a una morte istantanea e indolore

di ANDREA APPETITO – Come è splendida l’ironia della sorte. Tutto doveva avvenire secondo i piani nell’arco di due minuti.

Come specie ci siamo applicati per secoli a migliorare le tecniche per garantire il diritto a una morte istantanea e indolore. Quest’aspetto dell’umanità mi riconcilia molto con la barbarie e con i gatti randagi che animano il mio giardino e vivono quotidianamente una vita precaria fatta di imboscate digiuni accoppiamenti risse e gemiti vari.

Appoggiare il capo su un ceppo e offrirlo alla scure è stato in passato per i nobili, addirittura per i sovrani, una tecnica di morte approssimativa per cui spesso la cosa non decollava al primo colpo. Per i plebei era tutto più semplice, per loro esisteva la forca. Per gli eretici il rogo e per altri la ruota tra grida strazianti. Per i regicidi infine c’era lo squartamento con il rischio di spargere ai quattro venti le membra di sovversivi che come si sa sono sempre pochi ma comunque prolifici. La scena doveva essere rivoltante infatti aveva quasi sempre a che fare con la rivolta.

Guillottin voleva rendere tutto meno brutale, più sobrio e scientifico, insomma più borghese. Purtroppo per lui la ghigliottina divenne uno spettacolo del progresso che avrebbe ben figurato in un padiglione tematico della prima esposizione universale. A margine è bene ricordare che la modifica più efficace da apportare alla lama fu suggerita al medico Guillotin dallo stesso Luigi XVI.

Come è splendida l’ironia della sorte. Tutto doveva avvenire secondo i piani nell’arco di due minuti. La testa mozzata infine doveva essere esibita reggendola per i capelli, nel caso in cui fosse calva bisognava afferrarla con due mani per le orecchie. Alcuni sostengono che la testa decapitata, abbondantemente irrorata di sangue per l’intensa emozione, continui a pensare per qualche minuto. Cogito ergo sum. Quindi se irrorata artificialmente di sangue la testa mozzata potrebbe conservare integre tutte le sue funzioni. Ecco tutti dovrebbero avere a casa un cervello che pensa.