LA TORRE DI TATLIN - di Giovanni Bruno, OPINIONI

I doni infetti del Covid: più povertà e disuguaglianza

I doni infetti del coronavirus: contagio, morte, disoccupazione per i poveri, profitti cure e vaccini per i privilegiati

Al di là della stucchevole retorica dell’«Andrà tutto bene» (per molti, finora, è andata abbastanza bene, per oltre 35mila è andata piuttosto male e a tanti altri non è andata al meglio, tra conseguenze sulla salute e quelle economiche), o della propaganda minimizzatrice – quando non addirittura irresponsabilmente negazionista – l’impatto e le conseguenza del SARS-CoV-2 sono ormai evidenti a tutti: le disuguaglianze già esistenti nell’attuale sistema economico-sociale, in cui prevale la logica del mercato e dei profitti sulla tutela della salute e della sicurezza collettiva della popolazione, si sono approfondite ovunque.

Gli esempi più eclatanti ed evidenti sono quelli in cui l’ideologia della libertà – intesa come condizione puramente individuale, in cui il più forte si deve imporre nella competizione economica e sociale – sono quelli degli USA e del Brasile, dove il disprezzo per il proprio popolo da parte  del suprematista Trump e del filofascista Bolsonaro ha provocato rispettivamente oltre 150mila morti negli Stati Uniti (prevalentemente appartenenti alle classi più povere) e quasi centomila in Brasile, con il rischio di un vero e proprio genocidio in Amazzonia. 

Sostenere che il virus e la pandemia manifestino ed esasperino i caratteri di ineguaglianza ed ingiustizia non deve sembrare una affermazione ideologica: innanzitutto, l’incidenza maggiore del contagio è avvenuta in paesi e regioni più densamente popolate, in cui gli “assembramenti” sono inevitabili per la concentrazione abitativa e lavorativa; il virus ha colpito con durezza soprattutto le fasce più deboli – o indebolite, fragili – della popolazione (gli anziani raccolti nelle RSA lasciati senza protezione e affidati a personale in alcuni casi mandati allo sbando: lo testimoniano le molteplici inchieste giudiziarie in quasi tutte le regioni, non solo in Lombardia, ma anche in Toscana); il contagio si è diffuso in zone in cui l’utilizzo di mezzi di trasporto (treni, pullman, metro) è diffuso tra pendolari e lavoratori di cinture urbane e zone industriali senza soluzione di continuità come in Lombardia; si è concentrato negli ospedali in cui arrivavano persone infette prima che si riuscisse a comprendere la natura aggressiva del virus; è stato veicolato da situazioni ambientali condizionate da inquinamento e particolari conformazioni socio-urbanistiche (grandi agglomerati metropolitani, densità abitativa di quartieri, paesi e città).

Nei prossimi mesi si acutizzeranno le problematicità, auspichiamo non in senso sanitario, ma come conseguenze dell’emergenza: si va delineando un frattura tra quella che qualche anno fa, con uno slogan efficace, fu descritta come la contrapposizione tra i 99% della popolazione – sottomessa alle politiche di austerità e all’oppressione del debito – e l’1% dei privilegiati che da queste politiche ne traggono i vantaggi. Vedremo nei prossimi mesi e anni come tale dicotomia, se non ci saranno svolte politiche radicali verso un nuovo sistema di produrre e distribuire la ricchezza in maniera più equa e giusta, si accentuerà: da una parte una stragrande maggioranza di popolazione che subirà le conseguenze sanitarie – contagio, infezione, malattia,decesso – ed economico-sociali – crisi produttiva, disoccupazione, trasformazione del lavoro con espulsione di milioni di lavoratori e nuove forme di occupazione come smart working e commercio elettronico – dall’altra uno strato di società che da questa crisi ha avuto vantaggi economici – ad esempio le aziende che hanno fatto grandi profitti con piattaforme elettroniche, distribuzione commericale tramite online, le industrie farmaceutiche – ma soprattutto potrà avere accesso alle cure più sofisticate ed eventualmente ai vaccini.

La partita dei vaccini è particolarmente importante: mentre ciascuno annuncia la prossimità del risultato (lo hanno fatto gli inglesi, gli statunitensi, i cinesi, ora i russi) vi è la necessità di avere la certezza che questi dispositivi vaccinali siano sicuri ed efficaci, ma soprattutto che siano garantiti a tutta la popolazione, non solo a chi possa permettersi costi alti.

È su questa linea, dell’accesso per tutti alle cure e alla prevenzione vaccinale, che si definirà uno dei fronti più importanti per l’umanità del XXI secolo.

(foto: 1820796 licenza pixabay https://pixabay.com/it/illustrations/senza-soldi-povero-soldi-no-crisi-2070384/ )

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