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I nostri lettori. “CILIEGIA” di Patrizia Antonello

by redazionetoscanatoday

Mi chiamo Patrizia Antonello e vivo in Piemonte, ma la mia seconda casa è Viareggio. Grazie per aver letto il mio  racconto

Pensieri, emozioni ed immagini diverse, racconti o semplici frasi che oggi raccolgono le sensazioni di una vita sospesa . Leggendo l’email, che ci arrivano, si riscopre un caleidoscopio, un arcobaleno di differenze,  che con il “distanziamento sociale”  avevamo perso, ognuno chiuso nel proprio io. Distanti, ma uniti! Continuate a scriverci a [email protected] allegare una vostra foto e breve presentazione (Francesco Fiorini)

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Ciao a tutti mi chiamo Ciliegia e sono una valigia. Veramente sono quello che definite bagaglio a mano. Quello che misurate per non pagare sui voli low cost per intenderci. Ed è proprio quello che stanno cercando le ragazze, che oggi sono entrate proprio nel negozio dove faccio bella mostra in vetrina da più di due settimane con un bel fioccone natalizio.
“Salve, cerchiamo un bagaglio a mano per una nostra amica, che viaggia spesso per andare a trovare sua figlia. Ci piacerebbe qualcosa di bello, resistente, e magari a fisarmonica, da poterci far stare più roba”.
Oggi è il mio giorno fortunato, prima di entrare hanno guardato la vetrina e indicandomi hanno detto: “Questa è proprio bella” (so leggere il labiale).
La commessa si avvicina ma mi scansa, opta per un modello di colore nero sopra lo scaffale, ma le ragazze non ci stanno e mi indicano: “Vogliamo quella”.
Allora la donna mi preleva dalla mia postazione e decanta tutte le mie qualità, ruote di scorta comprese. Non possono resistere al mio fascino e al mio color ciliegia e mi portano via con loro dopo che sono stata incartata e infiocchettata (ancora!).
Arriviamo a una festa di compleanno e vengo messa in un angolo. Attraverso la carta vedo poco, ma sento tutto. Così scopro che le due ragazze sono amiche da 30 anni con la mia nuova padroncina.
Finita la festa tremo già al fatto di essere riposta da qualche parte in attesa di un viaggio. Invece, non succede. Con mia grande sorpresa vengo adagiata sul letto di una cameretta color lilla. Rimango così per giorni: aperta e in attesa di costudire oggetti che la mia padroncina mi affida per il viaggio che si farà a breve. Sono colma di regalini, asciugamani, strofinacci da cucina, calze, collane, maglioncini, non ho più spazio. Sento i discorsi e le telefonate, manca poco. Viaggeremo in treno. Sono emozionata. Finalmente partiamo.
Sto attenta a tutto. Mani estranee mi prendono per aiutare la mia padroncina perché sono troppo pesante. Sono gentili le persone: non lo sapevo.
Arriviamo a destinazione e sono distrutta, durante il tragitto c’era troppo acciottolato.
Conosco la figlia della mia padroncina, una ragazza che mi copre di complimenti ed è felice che sono stata battezzata Ciliegia. Piano, piano mi svuoto di tutte le cose che ho costudito. Vengo richiusa in un angolo da dove vedo tutto, è talmente piccolo questo appartamento che a mala pena ci stiamo.
I giorni passano in fretta e arriva l’ora di ripartire. Viaggio leggera questa volta: solo due cambi da lavare e una borsa che la mia padroncina ha ricevuto in regalo dalla figlia. Torniamo a casa. Vengo lavata tutta con un panno e un disinfettante. Ritorno alla mia postazione sul letto, aperta e in attesa di inglobare regali per il prossimo viaggio che sarà per i primi di marzo.
Passano i giorni e succede qualcosa di strano. Sono sempre colma di pacchettini, camicie leggere, mutande nuove e vasetti di miele, ma la mia padroncina è triste. Ogni tanto viene da me prende qualcosa e lo mostra in videochiamata a sua figlia.
Le ascolto parlare e scopro che non ci si può muovere dalle proprie abitazioni, dai propri comuni e dalle proprie regioni. Io sto bene su questo letto ma spero che tutto finisca il più presto possibile per tornare a viaggiare tanto da consumare le mie ruote. Anche quelle di scorta.
Con affetto Ciliegia.

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