Marco Ciaurro, critico letterario

I nostri Lettori. MARCO G. CIAURRO: Tatiana Vaccarezza

Il filosofo e scrittore Marco G. Ciaurro presenta la poetessa Tatiana Vaccarezza: “Una poesia di al di là del bello e brutto, la sua bellezza è nella forza che tocca”

Pensieri, emozioni ed immagini, racconti o semplici frasi, che oggi raccolgono le sensazioni di una vita sospesa. Scrivete a: cameraconvista.toscanatoday@gmail.com (allegare una vostra foto – rettangolare o possibile da tagliare in orizzontale – e breve presentazione). 

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Noi

Lascerò cadere la pioggia nelle mie tasche,

il vento suonare tra le dita senza urlare,

Inseguirò i perimetri,

sarà come d’estate;

l’odore di asfalto e gelsomino sulle labbra

e

le onde lunghe di salsedine e ossigeno tra i codini.

La presentazione di Marco G. Ciaurro

Marco Ciaurro, ritratto
Marco G. Ciaurro, ritratto

Questa poesia di Tatiana Vaccarezza è al di là del bello e brutto. La sua bellezza è nella forza che tocca la fibra fantasmagorica del linguaggio. Lì dove il linguaggio è muto essa parla. Così, sullo sfondo di questo silenzio, il poeta riesce creare ciò che sfugge al senso comune: inventa il senso appunto. Lo specifico di questa poesia è che descrive una sensazione che non esiste nei sensi. O meglio cattura ciò fugge al significato per diventare senso. Anche per questo motivo il corpus del testo sembra irrelato rispetto al titolo “Noi”. Ma quel «noi» è l’impossibilità di dire «io», più precisamente non si può dire io senza un linguaggio in grado di sopportare il soggetto che pronuncia il pronome. Perché è nella soggettività creativa che l’io nasce al mondo, è nel linguaggio che diventiamo ciò che siamo. L’io in questo caso ci apre al e sul mondo; rende il mondo possibile come un’onda lunga di salsedine in cui la contrapposizione diversa degli odori l’acro senso del petrolio che viene su dall’asfalto e la gentilezza odorosa del gelsomino conferiscono senso, in questa duplicità contraddittoria, all’esistente, all’esistenza alla vita come possibilità di contrari. Ed è tramite lo sguardo del poeta che sente suonare la natura tra le dita, sente suonare il vento riconoscendo nell’uomo il senso del suo destino mortale, nel perimetro della vita, che la contraddizione si dissolve.

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