Alessia Ricci (Forte dei Marmi, psicologa
LA PSICOLOGA - di Alessia Ricci, SALUTE E BENESSERE

I Pazienti Fibromialgici e la ‘malattia immaginaria’

di ALESSIA RICCI – A chi ne è affetto procura non solo dolore fisico, ma un’alterazione nei rapporti familiari e una sofferenza psicologica.

In un mio recente articolo ho presentato la Sindrome Fibromialgica: come si manifesta e quali sono le linee guida d’intervento riconosciute per la sua presa in carico. Per conoscerla a fondo, però, non è sufficiente parlare solo di diagnosi o di terapia, ma è indispensabile comprendere il significato di essere una persona che ogni giorno convive con questa malattia.

Per questo vorrei raccontarvi dei Pazienti Fibromialgici.

Nella maggioranza dei casi, quasi la totalità, troviamo sempre il solito scenario: sono persone disperate e confuse, accompagnate da un copioso fascicolo via via gonfiatosi nel corso degli anni, numerose visite specialistiche con diagnosi e terapie farmacologiche sempre differenti. Questo perché la complessa sintomatologia e la scarsa, talvolta assente, formazione e informazione medica riguardo la Sindrome, tende ancora a mettere in crisi lo specialista sanitario che, più spesso, la confonde con altre malattie. Questo non consente ai pazienti di approdare ad un normale e lineare iter medico ma ad una “via crucis sanitaria”, trovandosi così a consultare diversi specialisti, neurologi, psichiatri, gastroenterologi, con l’inevitabile richiesta di continui esami di laboratorio e strumentali, che spesso ripetuti, sono fonte di errori diagnostici e terapie inutili. E’ giustificata quindi la preoccupazione del paziente e dei propri familiari che sono costretti a fronteggiare questa situazione che non sfocia in un definitivo inquadramento e riconoscimento medico.

Se da una parte la complessità sintomatologica è inevitabile, perché intrinseca nella Fibromialgia, la scarsa conoscenza e informazione medica, riguardo a questa patologia, non dovrebbe rappresentare, ancora oggi, un ostacolo ai fini di una corretta diagnosi. Gli studi al riguardo hanno ormai dimostrato che certi sintomi, come il dolore muscoloscheletrico diffuso e la presenza di specifiche aree dolorose alla digitopressione, sono presenti nei pazienti affetti da Sindrome Fibromialgica e non comunemente nelle persone sane o in pazienti affetti da altre patologie reumatiche dolorose. La mancanza, però, di riscontri da esami di laboratorio alimenta lo scetticismo di base di alcuni medici verso l’effettiva veridicità di questa malattia. Molti, infatti, la considerano ancora un non problema o un problema puramente psicologico-psichiatrico, e la definiscono, di fronte ai pazienti, “malattia immaginaria” con giudizi sommari di tipo “nevrotico”.

Un approccio alla patologia che disorienta i pazienti generando in loro timori, preoccupazioni e sentimenti di inaiutabilità: stati emotivi che, inevitabilmente, tendono ad alimentare la dolorabilità in un infinito circolo vizioso. Approfondendo e ascoltando il vissuto di questi pazienti, ci confrontiamo con persone certamente smarrite e doloranti, ma soprattutto con persone arrabbiate, perché indotte a mettere in dubbio il loro dolore, e costrette ad evitare di chiedere aiuto ai familiari o ai medici, per timore di non essere credute.

La Fibromialgia è un problema reale che non si limita alla pura sintomatologia dolorosa. Affrontare le normali attività quotidiane sopportando una dolorabilità cronica, in un contesto sociale e spesso familiare dove tale dolorabilità viene messa in discussione o sminuita, non è un’impresa facile. Negli ultimi anni, le campagne d’informazione, le attività dell’A.I.S.F. (Ass. Italiana Sindrome Fibromialgica) e altre associazioni, l’uso di Internet come mezzo di comunicazione e aggiornamento, hanno sicuramente sensibilizzato maggiormente la popolazione e il mondo sanitario in generale.

Nonostante ciò la Fibromialgia rimane ancora una patologia non riconosciuta a livello nazionale e troppo spesso deficitaria di una reale ed efficace presa in carico causando, a chi ne è affetto, non solo dolore fisico ma un’alterazione nei rapporti familiari, una forte sofferenza psicologica, e un conseguente peggioramento della qualità di vita.