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I suicidi al tempo del Coronavirus

by Annamaria Barone
Suicidi al tempo del coronavirus

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Forse, sarebbe utile riflettere e fare qualcosa, senza confinare quest’altro aspetto del Coronavirus alla cronaca nera da gossip

Daniela aveva 34 anni e faceva l’infermiera in terapia intensiva presso l’Ospedale di San Gerardo di Monza

A Torino un paziente covid si è gettato dal terzo piano dell’Ospedale Gradenigo.

Negli ultimi dieci giorni si sono rilevati ben quattro suicidi nella provincia di Pisa.

Ieri è stato trovato esanime il corpo di un uomo che si è buttato dal ponte di Santa Teresa ad Anzio.

Cosa sta accadendo? Questo periodo così particolare, probabilmente sta facendo emergere le fragilità di molte persone. Siamo bombardati in continuazione da notizie drammatiche sulla conta dei morti, da storie che ci lasciano affranti, da immagini che mai avremmo pensato di  vedere e di vivere, dall’isolamento.

Non per tutti restare a casa è ritrovare nel silenzio i propri valori, frugare in vecchi cassetti e far riaffiorare ricordi di una vita, dedicarsi un tempo lungo per coltivare le proprie passioni, viaggiare con la mente attraverso la lettura, riscoprire i propri figli ed i compagni di una vita.

C’è purtroppo l’altra faccia della medaglia: disturbo post-traumatico da stress, ansia, panico, abuso di farmaci, anoressia, bulimia, ossessioni, tossicodipendenza e violenza in famiglia.

La famiglia e la casa che per alcuni possono rappresentare un rifugio, per altri diventano una prigione che chiude le sue sbarre facendo crescere la paura di non farcela, di non potercela fare: a reggere il peso del dolore e della morte, a vincere il terrore di un futuro che appare tutt’altro che roseo, con la minaccia di povertà, con la mancanza del lavoro, con la paura di non poter sostenere economicamente la propria famiglia.

Le ossessioni sono un’ombra che toglie qualsiasi visuale: ci sono persone che sono arrivate a piagarsi le mani a furia di lavarle e lavarle e lavarle. Per non parlare della paura della morte, di questa morte solitaria: si viene strappati dai propri cari e ci si ritrova da soli in ospedale, basta poco e può arrivare il momento nel quale l’unica soluzione è essere intubati. Addormentati ed intubati senza sapere se l’ultimo volto che si vedrà in vita avrà la mascherina e nessun nome. E poi le storie, terribili, di chi non ce l’ha fatta, i vecchi, fragili e spersi che cadono falcidiati da un nemico che non possiamo vedere. Ce ne è abbastanza per turbare i nostri sonni, per farci assalire da attacchi di panico, per pensare che tutto questo sia troppo, troppo da superare, troppo da dimenticare.

Un pensiero allora va a queste anime più fragili, a coloro che non hanno compreso e non sono riusciti ad aiutarli, al silenzio ed alla solitudine che a volte uccidono, come e più di questo virus infido.

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