Giancarlo Altavilla - Toscana Today
COMMENTI, LA PIETRA DI MINERVA - Giancarlo Altavilla

I vaccini in Italia, un Caos di Stato

di GIANCARLO ALTAVILLA -Smettetela di esternare parole in libertà, limitatevi a dire quel poco che sapete, sforzatevi di essere coerenti.

Colendissimi tutti, Presidenti, Ministri, Scienziati in TV,
queste sono le parole di una persona mediamente informata, mediamente competente nelle (poche) cose che sa, mediamente tollerante e parzialmente vaccinata (nel suo corpo viaggia da alcune settimane il siero AstraZeneca). Dite voi: ma vi pare possibile che di fronte all’infausta pandemia e alla labile prospettiva di una vaccinazione di massa si possa ogni giorno ascoltare la più casuale e bislacca e contraddittoria tesi su cosa fare e come fare?
La mia non è lagna, è sgomento.

Nel trascorrere delle settimane, dei mesi, la brigata tecnico-politica più efficiente del secolo (questo e anche l’altro) ha rivolto agli italiani la più caleidoscopica delle campagne informative e di vaccinazione. I sieri: arrivano, anzi no. Sono tanti e si vaccineranno 500.000 persone al giorno, macché. Chiudi, apri, richiudi. Colora, decolora, colora di più (ad un certo punto si è parlato del rosso intenso, quale indicazione di massima attenzione territoriale). Sieri per giovani e sieri per vecchi; poi al contrario, diamo ai vecchi quelli che erano per i giovani, diamo ai giovani quel nulla che meritano. Sieri e trombosi: nesso sì, nesso no, nesso forse. C’è un vaccino tarocco? Sì, noooo! Comunque, inoculiamolo fino ad esaurimento, poi (è notizia di oggi) non lo compriamo più.

Generali muniti di penna (sul berretto) e mostrine sul petto hanno detto che piuttosto che gettare via i sieri destinati alle persone che non si sono presentate all’appuntamento vaccinale, saranno premiati i passanti; poi, contumelie per i ‘saltalafila’ e per i giovani psicologi vaccinati (chissà perché). La seconda dose, mi raccomando entro un lasso di tempo prestabilito, oltre il quale addio effetto; poi, prolungamento del medio tempore, perché va bene lo stesso.

Vaccini somministrati secondo categorie, poi no, secondo le età. Pasqua e pasquetta: festa, come ogni anno, come è giusto. I vaccini? Da domani. Stabilimenti industriali pronti a produrre il vaccino, poi non se n’è saputo più nulla. Sieri inglesi, americani, cubani, anche cinesi; tutti ottimi, tranne uno: quello russo.

Insomma, colendissimi nocchieri di questo Paese allo stremo, un casino.

Volevo dirvelo, così, tanto per essere sereno con me stesso e aver fatto anche io il mio dovere di italiano che parla di virus e pandemia senza essere un banchiere, un generale o uno scienziato della TV.
E volevo dirvi anche un’altra cosa.
Gli italiani lo sanno che la pandemia è un problemone e che gli strumenti per affrontarla e sconfiggerla sono pochi e dall’ardua sentenza.
Anche voi lo sapete.
Allora facciamo un patto: smettetela di esternare parole in libertà, limitatevi a dire quel poco che sapete, sforzatevi di essere coerenti e, via, lo dico, seri.
Per la pandemia ci vogliono i buoni vaccini; per il Paese ci vuole l’affidabilità dei suoi governanti.