bandiera italiana
COMMENTI, LA PIETRA DI MINERVA - Giancarlo Altavilla

Il 25 Aprile 1945: la primavera italiana

di GIANCARLO ALTAVILLA – La nostra preghiera: leggete e dedicate ai ragazzi e alle ragazze del 1945 qualche minuto del vostro tempo.

È il giorno che segna la fine del nazifascismo nel nostro Paese; è la data della liberazione di Milano ed è quella in cui si celebra la Libertà. Dal 25 Aprile 1945 sono trascorsi molti anni, e la Festa ha perso la sua identità storica, politica e antifascista, per divenire l’occasione per la celebrazione della democrazia, e del vivere libero.

Negli anni, al 25 Aprile è stato affidato il compito di celebrare non tanto la Liberazione, quanto la libertà in generale, quella cui ogni uomo anela per temperamento; e si è spesso giunti fino al punto di mischiare e intorbidire le cose, affermando che negli scontri feroci che nel 25 Aprile 1945 trovarono l’epilogo e la vittoria partigiana, lottarono tra loro uomini spinti tutti dal medesimo bisogno di difendere le proprie idee di Stato, di nazione e di comunità. Non è così. Il 25 Aprile 1945 segna la sconfitta dell’abominio fascista e della occupazione nazifascista e quella data ogni anno celebra il sacrificio di coloro che combatterono per rendere l’Italia libera dal giogo violento dello scuro ventennio, contro i difensori della dittatura mussoliniana e del regime hitleriano. Negli anni abbiamo assistito alle defezioni berlusconiane e leghiste alle celebrazioni della Festa: orrenda offesa alla storia del paese, e grave misfatto alla identità del popolo italiano, che nella Liberazione deve trovare la sua memoria assoluta.

E memoria sia. Quella che rimane scolpita nelle parole di Umberto, di Walter, di Irma, di Giordano, di Luigi e di tanti, troppi altri giovani italiani che sono gli eroi del 25 Aprile, i liberatori del Paese, i vincitori della Libertà. Leggiamo insieme le loro lettere, dove hanno vergato le loro ultime parole. Non sono preghiere, ma pietre e macigni, fondamenta dell’Italia libera per la quale hanno lottato fino all’estremo sacrificio.

La preghiera qui è la mia: leggete e dedicate ai ragazzi del 1945 qualche minuto del vostro tempo nel giorno della loro commemorazione e della nostra Festa della Liberazione. La copiosa raccolta delle “Lettere dei condannati a morte della Resistenza italiana ed europea” da cui ho tratto gli addii che ho trascritto qui di seguito, è stata pubblicata in proprio dal Comune di Pisa, in occasione del Quarantennale della Resistenza, a cura di Athos Bigongiali.


Umberto Ricci, di anni 22

Nella lotta partigiana il suo nome era Napoleone, aveva 22 anni. Era nato a Massalombarda nel 1921 e studiava Ragioneria. Fu catturato dalle Brigate Nere di Ravenna il 17 agosto 1944 e, dopo sette giorni di torture, fu impiccato all’alba del 25 agosto nei pressi di un ponte, insieme ad altri dieci patrioti. Il luogo della strage oggi si chiama Ponte dei Martiri e Umberto Ricci è stato insignito della Medaglia al Valor Militare. Due giorni prima di essere impiccato, scrisse la sua ultima lettera.

Carceri di Ravenna, mattino 23.8.1944
Ai miei genitori e amici,
quando questa vi sarà giunta (se lo sarà) io sarò già passato fra i molti. Io so cara mamma, che avrai passato molto dolore, tu mi amavi moltissimo anche perché ero il tuo demonio, il figlio che ti faceva arrabbiare ma che ti dava pure tante soddisfazioni. Vedi mamma, io non ho nulla da rimproverarmi, ed ho seguito la mia strada per l’idea che, detto senza mascheramenti, val la pena di viverla, di combattere, di morire. Nell’idea muoio!
Ora ciò che più mi sorprende è la mia calma, non avrei mai creduto che di fronte alla mia morte certa riuscissi a ragionare ancora così: deve essere il mio forte ideale che mi sorregge. È dalla sera del 17 o del 18 che sono nelle loro mani. Se dovessi raccontare specificatamente tutte le forme di torture usatemi avrei sei mesi a soffrire.
L’altro ieri in ultima analisi mi hanno iniettato quattro punture che mi hanno reso semincosciente. Queste punture non hanno fatto altro che diminuirmi la vista di cui ne risento ancora. Un’altra cosa che mi sorprende è la mia forte costituzione fisica. Nonostante la mia malattia in corso, ho resistito eroicamente. Ora mi pongono qui perché si rimarginino e si sgonfiano tutte le mie ferite che ho per il corpo. Indi mi presenteranno al pubblico appeso ad un pezzo di corda.
Non ho nessuna paura della morte, quando penso che sono già morti Gigi e Arrigo, gli amici.
Vorrei tanto una cosa: vorrei che il mio corpo fosse restituito ai miei parenti e tumulato vicino a quello di Arrigo e che anche Gigi fosse tumulato vicino a noi.
Ore 14:00 dello stesso giorno
Ho una febbre da cane. Faccio sforzi immani per ragionare e per scrivere. È venuto più volte il cappellano; mi ha detto se mi volesse confessare: ho risposto di no; comunque ho accettato la conversazione da uomo a uomo.
Vorrei pure che nel marmo del mio tombino fossero incluse queste parole: ‘Qui soltanto il corpo, non l’anima, e l’dea vive’. Dopo di ciò i miei amici e parenti aggiungeranno ciò he vogliono. Ripenso ancora alla forza del mio corpo e per simpatia penso alle ragazze che lo rifiutarono perché malaticcio. Rivedo te, carissima Elsa, che tanto mi hai amato se pure ingenuamente e puramente, con disinteresse che mai un’altra donna arrivò a tanto.
E tu, tu più di tutti o mamma ora penso. Penso al tremendo dolore che ti do. Sopportalo, pensa che tuo figlio era un titano che non ha mai pianto, che tutto ha sopportato. Sopporta pure tu con coraggio e se puoi ama la mia stessa idea perché in essa troverai me. Ora penso soltanto ad una cosa ed è che uccidendomi essi non fermeranno il corso della storia; essa marcia precisa e inesorabile.
Io me ne muoio calmo e tranquillo. Ma essi che si arrogano il diritto, saranno tranquilli?


Walter Fillak, di anni 24

Era un ragazzo di 24 anni, nato a Torino il 10 giugno 1920. Nella lotta si chiamava Martin. Attivo nella bassa Valle d’Aosta, nel Canavesano e nel Biellese. Fu catturato nella notte tra il 29 e il 30 gennaio 1945 nei pressi di Ivrea. Per ordine del Comando militare tedesco venne impiccato il 5 febbraio 1945: spezzatasi la corda, l’esecuzione venne sospesa, poi eseguita di nuovo. Rivolse al padre e alla madre le sue ultime parole scritte pochi giorni prima di essere assassinato.

4.2.1945
Mio caro papà,
per disgraziate circostanze sono caduto prigionieri dei tedeschi.
Quasi sicuramente sarò fucilato.
Sono tranquillo e sereno perché pienamente consapevole d’aver fatto tutto il mio dovere d’italiano e di comunista.
Ho amato soprattutto i miei ideali pienamente cosciente che avrei dovuto tutto dare, anche la vita; e questa mia decisa volontà fa sì che io affronti la morte con la calma dei forti.
Non so che altro dire. Il mio ultimo abbraccio
Walter

Mia cara mamma,
è la mia ultima lettera. Molto presto sarò fucilato. Ho combattuto per la liberazione del mio Paese e per affermare il diritto dei comunisti alla riconoscenza ed al rispetto di tutti gli Italiani. Muoio tranquillo perché non temo la morte.
Il mio abbraccio a te e Liliana, saluta la mia fidanzata Ines. Addio.
Walter


Irma Marchiani, di anni 33

Partigiana chiamata Anty. Era una casalinga, nata a Firenze; aveva 33 anni. Fu fucilata dai tedeschi a Pavullo il 26 novembre 1944. L’Italia liberata l’ha insignita della Medaglia d’Oro al Valor Militare. Il suo addio in poche parole.

Prigione di Pavullo. 26.11.1944
Mia adorata Pally,
sono gli ultimi istanti della mia vita. Pally adorata ti dico a te saluta e bacia tutti quelli che mi ricorderanno.
Credimi, non ho mai fatto nessuna cosa che potesse offendere il nostro nome. Ho sentito il richiamo della Patria per la quale ho combattuto, ora sono qui … fra poco non sarò più, muoio sicura di aver fatto quanto mi era possibile affinché la libertà trionfasse.
Vorrei essere seppellita a Sestola.


Giordano Cavestro, di anni 18

In battaglia, Mirko. Era nato a Parma nel 1925, quando i tedeschi lo fucilarono aveva 18 anni. Scrisse queste ultime parole.

Parma, 4.5.1944
Cari compagni,
ora tocca a noi.
Andiamo a raggiungere gli altri tre gloriosi compagni caduti per la salvezza e la gloria d’Italia.
Voi sapete il compito che vi tocca. Io muoio, ma l’idea vivrà nel futuro, luminosa grande e bella.
Siamo alla fine di tutti i mali. Questi giorni sono come gli ultimi giorni di vita di un grosso mostro che vuol fare più vittime possibile.
Se vivrete, tocca a voi rifare questa povera Italia che è così bella, che ha un sole così caldo, le mamme così buone e le ragazze così care.
La mia giovinezza è spezzata ma sono sicuro che servirà da esempio.
Sui nostri corpi si farà il grande faro della Libertà.


Luigi Ciol, di anni 19

Era nato a Cintelli di Teglio Veneto. È morto per mano tedesca a Udine il 9 aprile 1945. Aveva 19 anni. Queste le sue ultime parole.

Udine, lì 14 marzo 1945
Dalle mie prigioni vi scrivo.
Carissimi famigliari, vengo a voi con queste mie ultime parole, facendovi sapere che sono condannato a morte, ma non disperatevi per me. Speriamo che tutto vada bene, se non va bene va male. Cara mamma se anche muoio io ti resta lo stesso altri quattro leoni, niente da fare così è il destino, io e Gino Nosella, i più disgraziati dei condannati a morte. Luigi detto Boschin parte per la Germania. Vi faccio sapere che insieme a noi due è anche il cugino Benito di Cordovado; anche lui condannato a morte. Speriamo che tutto vada bene ma siamo che aspettiamo momento per momento e siamo in trentasette condannati a morte.
Un saluto ai parenti e paesani.
Una idea è una idea e nessuno la rompe. A morte il fascismo e viva la libertà dei popoli. Un saluto a natale Tomba e a sua moglie Gigia e ai padroni.
Se il destino e sfortuna mi rapì, vi chiedo perdono a tutti, papà mamma e fratelli. Girare attorno di qua e di là per la prigione e a dirsi che siamo condannati a morte, ma ormai è così e viva la libertà dei popoli.
È così l’ultimo saluto che vi faccio.


Ho scelto queste poche lettere a caso, perché non ce ne sono di migliori e di peggiori, di più o meno importanti. Le poche parole che ho trascritto danno il senso struggente della grandezza d’animo di chi le ha scritte e della generosità del sacrificio di tutti coloro che hanno conquistato la Liberazione dell’Italia. Buon 25 Aprile, e che la memoria perduri.