Il Capodanno Pisano 2023

di GIOVANNI RANIERI FASCETTI – Il 25 marzo l’inizio dell’anno è segnato nella cattedrale di Pisa dalla luce solare di mezzogiorno.

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Ogni terra ha le sue specialità, i suoi punti di forza, il suo Patrimonio di paesaggi, prodotti tipici, tradizioni e quale terra più di ogni altra al mondo se non l’Italia possiede la più grande varietà di Patrimonio e, in Italia, quale altra regione più della Toscana presenta una multiforme ricchezza di incomparabili bellezze e preziosità?

Tra le specialità che possiamo offrire ai turisti che vengono da vicino e da lontano, una bella, temporanea immersione nel tempo futuro; tutto iniziò nel 1999: quanti arrivavano all’Aeroporto Toscano “Galileo Galilei” venivano accolti da due grandi calendari, di forma “strana”, con la scritta, in inglese ed in italiano “Benvenuti nel 2000!” In quell’anno si ridava vita, con forza, ad una antica tradizione pisana, quella del computo del tempo secondo il Calendario dell’Incarnazione. Un Festa che negli anni si è sempre più radicata ed cresciuta d’intensità.

Può sembrare complicato da capire, in realtà è semplicissimo spiegare il calcolo del tempo che segna il Capodanno al giorno in cui si festeggia l’Annunciazione, ovvero l’apparizione dell’Arcangelo Gabriele alla Madonna, portatore dell’annuncio che Lei stava concependo il Cristo. Ebbene, intorno all’anno Mille il popolo pisano ed anche altri popoli iniziarono ad utilizzare il Calendario che aveva come base questo giorno, il giorno della vera venuta del Cristo sulla terra, nove mesi prima della sua nascita.

Era un modo per distinguersi dagli altri? Assolutamente no; questa scelta era innanzitutto il frutto di una riflessione di grande profondità teologica e, anche per questo, la Chiesa non ha mai contestato come “eretico” questo computo del tempo rimasto in vigore a Pisa fino alla “Soppressione dei computi del tempo dei popoli della Tuscia”, avvenuta con decreto del Granduca Francesco Stefano di Lorena del 20 novembre 1749.

Al di là della dimensione teologica la scelta del computo ab Incarnatione Domini va interpretata anche come un segno di un progresso dovuto alla rinascita dei commerci nel Mediterraneo ed alla conseguente evoluzione culturale e sociale delle comunità dislocate lungo le sue sponde; in un clima endemico di guerre tra popoli e religioni diverse, nulla inciviliva gli uomini più del commercio (tanto per rifarci ad una riflessione di Montesquie).

Per secoli i naviganti del Mediterraneo erano stati fedeli al culto della dea Iside, la Stella del mare; a primavera, con l’uscita dai templi della statua della dea, ammantata di azzurro, trasportata su di un carro a forma di nave – la festa del Carnevale – la navigazione riprendeva in tutto il bacino. I naviganti dell’Era Cristiana avevano bisogno di una protettrice e la trovarono in Maria, la nuova Stella Maris, e il culto mariano si estese tra tutte le popolazioni costiere.

Così, quando i Pisani costruirono la nuova cattedrale, a partire dal 1063, archiviarono l’intitolazione originaria di Santa Reparata e la dedicarono, insieme con tutta la città, alla Madonna: Protege Virgo Pisas. Ogni tradizione si riverbera sulla produzione artistica e artigianale ecco, dunque, lo svilupparsi tra il XII e il XIV secolo di una intensa produzione di statue marmoree,  lignee e di pitture su tavola o “a fresco” che raffigurano l’Annunciazione e un conseguente fiorire di rappresentazioni della Madonna con il bambino in collo.

Per le statue marmoree di scuola pisana il modello furono i cippi funerari, pisani etruschi, detti “della nutrice”, che raffigurano Persefone nutrice del piccolo Dioniso/Iside con il piccolo Horus; comunque all’epoca si conoscevano anche le statue sparse in tutto il Mediterraneo e oltre raffiguranti Iside con il piccolo Horus; da questa antica tradizione discendono anche le Madonne Nere che si trovano sparse in Italia e nel resto dell’Europa.

Dunque per i Pisani, il nuovo ciclo annuale aveva inizio in coincidenza con lo spiegamento delle vele delle loro navi e l’uscita dal porto principale della città che tra il X e il XII secolo era il Paludozeri, il Bozzo, lo specchio d’acqua antistante la cattedrale formato dalle acque dell’Ozzeri (il Serchio), già in passato porto urbano della città etrusca, dominato dal VII secolo da un’area sacra che ho avuto l’onore di fare ritrovare nell’area circostante la torre pendente, il più antico santuario della città etrusca di Pisa.

Oggi è importante riprendere questa tradizione così ricca di contenuti anche per rafforzare l’immagine culturale di Pisa e del suo territorio e per offrire, in quello che sarebbe ancora un periodo di bassa stagione per il turismo, “l’evento degli eventi”, un momento ad alta intensità culturale, che sia la “sagra” di tutte le eccellenze di un territorio ricchissimo.

Il 25 marzo l’inizio dell’anno è segnato nella cattedrale di Pisa dalla luce solare che a mezzogiorno si deposita sopra una mensola vuota, posizionata ad una certa altezza sul pilastro sinistro dell’arco trionfale che conclude la navata centrale.

A Vicopisano, il paese che è ormai uno degli epicentri di questa festa, al mezzogiorno, la luce del Sole, scorrendo lentamente sulle pietre verrucane dell’antica pieve, va progressivamente ad illuminare il ventre della Madonna nell’affresco duecentesco dell’Annunciazione! In quel momento viene proclamato l’inizio del nuovo anno 2023, Stile Pisano e ai convenuti viene fatto omaggio del  Calendario Pisano.