Meraviglie della Mente - di Ugo Cirilli

Il “corpo ideale”? Un concetto creato dalla società

L’ideale del “corpo perfetto” è molto relativo e può essere influenzato socialmente. Una nuova conferma arriva da uno studio australiano, i cui risultati sono stati pubblicati a gennaio 2021.

Tre ricercatrici della Monash University hanno coinvolto attraverso il web oltre 300 donne nordamericane, la cui età andava dai 19 ai 75 anni. A ogni partecipante allo studio veniva presentata una serie di immagini virtuali che rappresentavano dei corpi femminili. Alcuni corrispondevano a un indice di massa corporea ritenuto peso forma, altri erano sottopeso o un po’ in sovrappeso. A ogni donna coinvolta nello studio veniva chiesto di indicare quale immagine, a suo giudizio, fosse più vicina a un “corpo ideale”.

I risultati dicono che la scelta variava a seconda della serie di immagini presentata. Quando erano presenti per lo più immagini di fisici maggiormente “in carne”, le donne tendevano a indicare come ideale un corpo più pieno, a volte abbastanza vicino all’indice di massa corporea normopeso. Se le rappresentazioni di corpi femminili mostravano soprattutto fisici molto magri, questo si rifletteva nella selezione del modello ideale, più facilmente sottopeso.

Foto di Nancy Mure da Pixabay

Il ruolo della pubblicità nel definire il “corpo ideale” e il movimento body positive

Lo studio suscita riflessioni sull’enorme potere dei media e della pubblicità. Se già una semplice serie di immagini virtuali, avulse da qualsiasi contesto “glamour”, bastava a condizionare l’ideale di bellezza, possiamo immaginare l’influenza dei manifesti e degli spot TV con modelle, associate a prestigiosi brand, a scene di vita di successo, all’idea di essere trendy.

Capiamo quanto sia importante, nei media e nell’advertising del settore fashion/beauty, la rappresentazione di una pluralità di fisionomie, di persone che hanno anche corpi o volti diversi dai canoni di bellezza più in voga. Particolare scalpore ha suscitato la modella Armine Harutyunyan, i cui lineamenti si differenziano sicuramente dai soliti ideali estetici. I casi in cui proprio il mondo della pubblicità ha osato ribaltare un’estetica diffusa ormai sono diversi; nel 2019 ad esempio Calvin Klein ha presentato la campagna di una linea di intimo con tre modelle “curvy”, dalla taglia superiore alla 46. Il fashion system conta ormai vere e proprie personalità iconiche di questo cambiamento, come la modella “plus size” Tess Holliday.

È il movimento body positive, che mira a promuovere un’idea di bellezza più inclusiva, contro le discriminazioni. Questa corrente ha ricevuto però alcune critiche: qualcuno argomenta che la visione di corpi “oversize” possa incoraggiare le persone a trascurare il proprio fisico, considerando accettabile anche un aumento eccessivo di peso.

Uno studio australiano-inglese ha esaminato i dati scientifici in merito e l’influenza delle immagini body positive sui social.

Dagli stereotipi del corpo ideale a una visione più inclusiva: gli effetti del body positive

I ricercatori hanno concluso che non ci sono dati a supporto delle suddette critiche. Non è possibile dimostrare che immagini come quelle delle modelle dalla “taglia forte” abbiano effetti negativi.

Al contrario, questa nuova, più ampia concezione dei canoni di bellezza sembra incoraggiare, oltre all’accettazione di sé, anche la cura del corpo e l’attività motoria nelle persone dal fisico non proprio longilineo. Su Instagram, come hanno osservato gli scienziati, appaiono con frequenza sempre maggiore donne più o meno in sovrappeso che si dedicano al surf, allo yoga e ad altre forme di esercizio, a volte con veri hashtag dedicati come #curvyyoga. Persone che prima provavano forse imbarazzo a esporre il proprio corpo, rinunciando magari all’esercizio fisico, superano finalmente questa insicurezza abbracciando uno stile di vita attivo e sano.

Il movimento body positive accende i riflettori sulla varietà delle fisionomie umane, facendo sì che nessuno/a si senta “sbagliato/a”. La dimostrazione di quanto i canoni estetici, a lungo piegati dalla pubblicità in un’idea rigida del “corpo ideale”, possano essere influenzati anche in maniera positiva dalla società.

Questo articolo è un testo puramente informativo e non rappresenta in nessun modo prescrizioni o consigli medici.

Studi citati

Aniulis E, Sharp G, Thomas NA. The ever-changing ideal: The body you want depends on who else you’re looking at. Body Image. 2021 Jan;36:218-229. DOI: 10.1016/j.bodyim.2020.12.003.

Cohen R, Newton-John T, Slater A. The case for body positivity on social media: Perspectives on current advances and future directions. J Health Psychol. 2020 Mar 19:1359105320912450. doi: 10.1177/1359105320912450. Epub ahead of print. PMID: 32191132.